Genoa, Preziosi furibondo: «Accuse ridicole mentre sto trattando con nuovi soci»

 

Il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, è furibondo. Il suo coinvolgimento nell’inchiesta della Procura di Milano sui diritti tv, a fronte di accuse che lui stesso definisce infondate, e l’enfasi…

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Il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, è furibondo. Il suo coinvolgimento nell’inchiesta della Procura di Milano sui diritti tv, a fronte di accuse che lui stesso definisce infondate, e l’enfasi data dalla stampa alle tesi dei pm, rischiano infatti di rendere più complicata la trattativa in corso per dare al Genoa un nuovo e più solido assetto azionario.

«Sto lavorando per un futuro migliore e non ci sarà da aspettare molto. Lo avevo anticipato che ottobre sarebbe stato un mese importante», ha spiegato Preziosi ai microfoni di Telenord, che nei prossimi giorni dovrebbe recarsi a Londra proprio per proseguire nella trattativa.

Ma il tritacarne mediatico di cui ritiene di essere vittima il presidente rossoblu di certo non facilità i negoziati. «Tutta questa vicenda non aiuta la trattativa, valle spiegare al mondo anglosassone certe notizie…», ha sottolineato Preziosi, «Dovrei andare ad Hong Kong per la mia azienda, ma prima mi sta a cuore mettere in sicurezza il Genoa. E se domenica non mi vedrete allo stadio, vorrà dire che siamo a buon punto».

«Ai miei tifosi dico di stare tranquilli, ho agito nell’assoluta legalità», ha aggiunto il presidente del Genoa, prima di attaccare i media per il modo con cui tutta la vicenda è stata trattata. «Questo è un Paese strano dove i processi si fanno sui giornali prima ancora che nelle sedi competenti. E ora mi sono davvero stufato. C’è un decreto legge che impedisce di utilizzare le intercettazioni, ma i giornalisti se ne fregano. Ti fanno la morale, ma sono i primi a non rispettare la legge e allora partiranno le querele».

Un fiume in piena, Preziosi: «È stata un’operazione cristallina, lo dimostrerò e nelle sede competenti. Anche se il processo me l’hanno già fatto sui giornali. Li ho contati, sono usciti 773 articoli sul “caso Genoa”. Sono incazzato nero, ora la misura è davvero colma. Ed è normale che in questo stato d’animo sbrocchi. Il paradosso è che, mentre c’è chi i soldi li porta all’estero, io dall’estero li ho portati in Italia. Non era un mistero che il Genoa fosse in difficoltà economica. Ho trovato una finanziaria che mi ha fatto un prestito, l’ho preso e ho ringraziato pure. Avevo chiesto il 3 e mezzo come tasso di interesse, ci siamo accordati per il 5. Quindici milioni in tre tranche da restituire il 30 giugno 2016. Un accordo di 22 pagine, dettagliatissimo. Perché nessuno ti presta una cifra del genere senza garanzie».

Preziosi spiega anche perché decise di ricorrere al prestito. «La Covisoc», ha spiegato, «ha preteso che fossi io e non un terzo a mettere i soldi nel Genoa e poi mi accusa di ostacolo alla vigilanza. Roba da manicomio. Sono amareggiato, stanco. E non ho più l’entusiasmo per correre sotto la Gradinata come una volta. Però sono uno che molla mai. Anche se il calcio mi ha riservato tanti bocconi amari, mentre in 40 anni da imprenditore non ho preso neanche una multa. In questo caso non è il Genoa ad essere un obiettivo, lo capirebbe anche uno scemo. Siamo una piccola società che però viene usata per arrivare a colpire più in alto».

Poi il presidente rossoblu si sofferma su quelle che a suo modo di vedere sono le vere ragioni dietro l’esplodere del polverone giudiziario e mediatico attorno al Genoa. «Sappiamo tutti che c’è stata una guerra tra Mediaset e Sky per i diritti televisivi, ma solo Dio sa cosa centri il Genoa. E la cosa più ridicola è che a comandare sono Lotito, Galliani ed il sottoscritto. L’accordo l’hanno firmato anche Juve e Roma perché gli conveniva».