Due grandissimi marchi della moda, rimasti sempre italiani dalla loro fondazione, come Armani e Dolce&Gabbana, stanno valutando con sempre più interesse una futura quotazione in Borsa. Come riporta l’edizione odierna di MF-Milano e Finanza, che si concentra sulla questione legata a D&G, una probabile quotazione in Borsa del marchio dei due stilisti «potrebbe valere intorno ai 6 miliardi di euro. Ovvero circa quattro volte il fatturato di 1,59 miliardi registrato alla fine di marzo per l’anno fiscale 2022/2023».
Le prime indiscrezioni di uno sbarco a Piazza Affari di Dolce&Gabbana sono iniziate a circolare dopo l’intervento di Alfonso Dolce al MFGS-Milano fashion global summit 2023, dove non ha escluso che la società, fondata da Domenico Dolce e Stefano Gabbana nel 1985 e di cui è CEO, possa un giorno quotarsi. «Dolce&Gabbana è uno dei grandi brand del lusso italiano nel mondo. Il pensiero che possa quotarsi è oggi sicuramente più attuale rispetto agli anni passati – ha confermato Alberto Gennarini, managing partner di Vitale -. Moncler, Prada e i grandi gruppi del lusso come Lvmh, Kering ed Hermès sono quotati con multipli altissimi. Persino Giorgio Armani con il nuovo statuto ha aperto la possibilità di una quotazione negli anni futuri al verificarsi di certi eventi».
A dar man forte a questa possibilità è l’importante crescita avuta dal marchio Dolce&Gabbana che nell’ultimo bilancio ha visto il fatturato raggiungere 1,59 miliardi di euro, partendo da 1,25 miliardi dell’anno precedente, con un EBITDA da 73,2 milioni. «Speriamo che il gruppo si possa quotare presto perché sarebbe un grande successo per uno dei marchi più importanti del lusso italiano», ha concluso Alberto Gennarini.
Secondo Emanuela Pettenò, consumer markets and deals markets leader di PwC Italia, quotarsi per un’azienda del fashion oggi apre molte opportunità. Dal finanziare la crescita per linee interne ed esterne, accelerare il roll out dello sviluppo retail e il cambio mix canale, aumentare la capacità competitiva e la forza contrattuale nelle negoziazioni ma anche accrescere la visibilità e lo standing a livello nazionale e internazionale. Più in generale, altri benefici possono derivare da una diversificazione delle fonti di finanziamento, dall’agevolazione del passaggio generazionale, attraendo talenti e risorse qualificate, dalla retention delle key people con strumenti di incentivazione collegati alle azioni e da un aumento di credibilità grazie alla presenza di investitori qualificati nella compagine azionaria.
«Le aziende del lusso sono quotabili perché sono percepite come meno rischiose grazie a mercati di riferimento in crescita costante, profitti altrettanto in crescita e resilienti, e perché riescono a scaricare più facilmente nei prezzi gli aumenti di costi», ha evidenziato la Pettenò. Ovviamente è da considerarsi il clima di incertezza che attraversa tutti i mercati e ha visto marchi come Lvmh avere un piccolo contraccolpo per via del rallentamento dell’economia globale. Per questo motivo, ovviamente, tutte quelle aziende che stanno pensando di entrare in Borsa potrebbero partire effettuare una ipo potrebbero poi effettivamente mettersi sul mercato in un momento più favorevole.
Le aziende del lusso ragionevolmente ben posizionate in quanto generalmente hanno una buona liquidità, un cash flow elevato e autofinanziano la crescita dimostrando una solidità patrimoniale che funge da protezione nell’attuale contesto di rialzo dei tassi. Per quanto riguarda il caso specifico di Dolce&Gabbana, conclude Pettenò, una futura quotazione potrà aiutare sia a livello di immagine sia per ampliare e diversificare le fonti finanziarie accedendo a nuovi capitali necessari per sostenere la corsa. «I recenti investimenti nel beauty (riportato in house, ndr) e nel real estate possono essere l’innesco di un nuovo ciclo di crescita oltre che di una interessante equity story da raccontare al mercato».