L’accelerata decisa del Milan di procedere per avere un nuovo stadio nell’area “San Francesco” di San Donato, tramite l’acquisto della società (Sportlifecity) che ha la proprietà del terreno, dimostra una volontà chiara, quella del fondo RedBird di dare un impianto nuovo e del tutto in autonomia al club rossonero. Questo è l’obiettivo della nuova proprietà sotto la guida di Gerry Cardinale dopo gli stop subiti dai progetti di uno stadio condiviso con l’Inter a San Siro e di quello di un impianto tutto rossonero all’ippodromo La Maura.
Come riporta l’edizione odierna de Il Cittadino, in tutti e due i casi precedenti, e in generale per tutte le proposte di costruzione di nuovi stadi sul suolo italiano, anche un questo caso ci sono diversi cittadini che sono contrari alla costruzione di un nuovo impianto nell’area individuata a sud di Milano.
Nella giornata di domenica si sono riuniti i sostenitori del no allo stadio in un incontro voluto da Rifondazione Comunista e Unione Popolare. Da tale riunione è emersa la paura di rischiare di essere circondati da «un’enclave sportiva» che oltre al nuovo stadio del Milan vede l’arena olimpica (per Milano-Cortina 2026) in progetto nell’area Santa Giulia, molto vicina al comune di San Donato. La terza costruzione, ma qui si è nel mero campo delle ipotesi, porta a viale Puglie a Milano, dove è presente, secondo i comitati, l’unica area alternativa nel capoluogo lombardo per la costruzione di un nuovo stadio in alternativa a San Siro.
A mettere sul tavolo questa ultima ipotesi è l’ex assessore Enrico Coviello, facendo riferimento alle ultime dichiarazioni dell’amministrazione milanese che, in merito alle richieste dell’opposizione, avrebbe indicato nel quartiere Corvetto l’unica possibile strada da seguire qualora per un nuovo stadio cittadino, vista l’ipotesi realista che anche l’Inter potrebbe lasciare San Siro in un prossimi futuro.
Nel caso, in futuro che al momento appare lontano, l’Inter decidesse di costruire un suo nuovo stadio, con ovviamente l’impianto rossonero a San Donato, ecco che allora nel raggio di 10 chilometri ci sarebbero tre impianti sportivi. «Ci auguriamo – dichiarano congiuntamente le associazioni e i gruppi contrari allo stadio e che per questo stanno continuando a raccogliere firme – che anche da parte della maggioranza si apra un serio confronto, e che emergano voci di dissenso».