Gianni Infantino prova a ricucire lo strappo con i suoi oppositori, ma le tensioni ai vertici del calcio mondiale non accennano a diminuire. Il Consiglio della FIFA, riunitosi oggi a Zurigo, si è trasformato in un confronto particolarmente acceso tra il presidente e i rappresentanti delle federazioni che ne contestano la gestione, a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo della presidenza.
Secondo quanto ricostruito da BBC Sport, durante la riunione, durata circa tre ore e mezza, Infantino avrebbe presentato le proprie scuse per la gestione del progetto FIFA Football Entertainment (FFE), la società destinata a occuparsi della commercializzazione dei diritti delle competizioni organizzate dalla FIFA, Mondiali compresi, con la possibilità di aprire il capitale a investitori privati.
Le scuse, tuttavia, non sono bastate a soddisfare le richieste degli oppositori, che hanno insistito sulla necessità di ottenere maggiore trasparenza e l’accesso alla documentazione relativa al progetto. Al centro delle contestazioni anche altre questioni controverse, tra cui la revoca della squalifica ai Mondiali dello statunitense Balogun, l’assegnazione del Premio FIFA per la Pace a Donald Trump e i finanziamenti destinati alle federazioni nazionali.
A raccontare il clima della riunione è stata Debbie Hewitt, presidente della Football Association inglese, che ha definito l’incontro il confronto più rigoroso, franco e aperto al quale abbia mai partecipato da quando siede nel Consiglio FIFA. Un giudizio positivo sulle modalità del dibattito, accompagnato però da una forte insoddisfazione per la mancanza di risposte concrete.
«Non abbiamo ricevuto risposte a nessuna delle richieste specifiche che avevamo presentato, per esempio quella di ottenere i documenti relativi alla FFE. Ci è stato risposto che avremmo dovuto presentare quelle domande per iscritto, ma credo che debba rispondere a queste domande e, se non lo farà adesso, non è idoneo a ricoprire la carica di presidente della FIFA. È questo ciò che è stato condiviso durante la riunione», ha dichiarato Hewitt.
La presidente della Federcalcio inglese ha comunque riconosciuto un atteggiamento di apertura da parte di Infantino, sostenendo di aver percepito «un certo pentimento» nelle sue parole. Le scuse del presidente, ha precisato, riguardavano soprattutto la decisione di non sottoporre preventivamente il progetto FFE all’attenzione del Consiglio FIFA, piuttosto che i contenuti dell’iniziativa stessa.
Le richieste di chiarimento sugli altri dossier sono rimaste invece senza risposte soddisfacenti. «Le risposte a queste domande, non ancora arrivate, determineranno, dal mio punto di vista personale, se Gianni sia o meno il candidato giusto», ha aggiunto Hewitt, lasciando aperta la possibilità di rivedere la propria posizione soltanto davanti a nuovi elementi. Nel corso della riunione, secondo la ricostruzione della BBC, la UEFA avrebbe ribadito la richiesta di dimissioni di Infantino, confermando una linea di opposizione che non sembra destinata ad attenuarsi dopo il confronto di Zurigo.
«Nulla è cambiato. Non ho nuove informazioni che mi facciano cambiare opinione, a parte il fatto che abbiamo un presidente che si è scusato», ha sottolineato ancora Hewitt. Intanto, sul fronte politico, proseguono le manovre in vista delle elezioni presidenziali FIFA del 18 marzo a Rabat, con il termine per la presentazione delle candidature fissato al 18 novembre. Negli ambienti UEFA continua la ricerca di un possibile sfidante di Infantino: negli ultimi giorni è circolato anche il nome di Arsène Wenger, mentre al momento l’unico ad aver manifestato pubblicamente l’intenzione di candidarsi è Ramon Vega, ex calciatore di Tottenham e Cagliari.
Hewitt ha infine tracciato il profilo del presidente ideale, sottolineando l’importanza di garantire una reale possibilità di scelta alle federazioni affiliate. «Ci sono 211 federazioni ed è davvero importante che tutte e 211 abbiano la possibilità di votare secondo le proprie convinzioni. Prima di tutto, deve essere una persona che metta il calcio al primo posto, al centro di tutto ciò che fa. In secondo luogo, deve essere qualcuno capace di unire il mondo. Terzo, deve avere il coraggio di realizzare riforme».
Il confronto di Zurigo si è dunque concluso senza una ricomposizione delle fratture. Infantino ha riconosciuto gli errori nella gestione del progetto FFE, ma i suoi oppositori chiedono risposte e documenti, mentre si avvicina una tornata elettorale che potrebbe trasformarsi in un confronto sulla governance del calcio mondiale.