Nuovo San Siro, l'impatto sull'ambiente fra macerie e inquinamento dell'aria

Gli esperti prevedono un netto peggioramento della qualità dell’aria nella zona: Inter, Milan e Comune al lavoro per delle contromisure.

San Siro
L'attuale Meazza a San Siro (Foto: Claudio Villa/Getty Images)

In attesa del progetto definitivo che Inter e Milan hanno intenzione di presentare il più presto possibile, dalle carte del nuovo San Siro emergono dettagli molto importanti per quanto riguarda l‘impatto ambientale dell’opera di costruzione dell’impianto e della demolizione, quasi totale, dell’attuale Meazza.

Come riporta l’edizione odierna del Corriere della Sera-Milano, la costruzione del nuovo San Siro e l’abbattimento dell’attuale Meazza avrebbe come diretta conseguenza più un milione e mezzo di metri cubi di terra da scavare, e decine di migliaia di viaggi di camion: tutto questo potrebbe provocare nel quadrante a nord-ovest di Milano l’aumento di un microgrammo per metro cubo nella media annuale di polveri sottili (Pm10), con 4-6 giorni di aria tossica in più rispetto al resto della città. Questa ricostruzione emerge dal carteggio sull’impatto ambientale della mega trasformazione di San Siro.

Uno scenario che gli stessi tecnici del Comune definiscono «non trascurabile» e che è stato oggetto del dialogo costante fra i rappresentanti di Inter e Milan e quelli di Palazzo Marino. Si tratta di uno dei punti critici evidenziati dalle parti in causa che sono al lavoro da diversi mesi. Ad agosto, Inter e Milano hanno presentato una Valutazione ambientale (VAS), che è stata studiata dai tecnici delle istituzioni preposte che hanno formulato una risposta a cui è susseguito un rapporto revisionato da parte delle due società nel quale si può verificare nuovamente se i problemi evidenziati sono stati risolti e se ci sono invece questioni in sospeso prima dell’inizio dei lavori.

Il progetto prevede due macrofasi: rifacimento del tunnel Patroclo, costruzione del nuovo stadio e demolizione del vecchio. A seguire, il secondo tempo con la sistemazione della parte di vecchio Meazza recuperato e la costruzione di una dozzina di edifici per alberghi, commercio e uffici. L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente è stata categorica: «Viabilità, atmosfera, rumore e carico urbanistico richiedono un approccio valutativo necessariamente unitario». Non è contestata la possibilità di realizzare l’intervento in fasi diverse: la valutazione ambientale deve essere però complessiva.

«Avere preteso e ottenuto l’attivazione della procedura VAS per San Siro ha un fondamentale valore – commenta il consigliere comunale Enrico Fedrighini, che ha appena depositato in Comune una diffida a non procedere senza aver prima definito l’intero scenario –. Questa obbliga il proponente a documentare pubblicamente, non al chiuso di trattative private, il progetto nel suo insieme: impatto su viabilità, aria, rumore, carico territoriale e misure di mitigazione e compensazione previste. La legge non prevede Vas a stralci: San Siro è un ambito urbanistico unitario, gli enti devono esprimersi su una valutazione complessiva, indipendente dalle diverse fasi di attuazione».

Inter e Milan stimano che l’anno peggiore dal punto di vista ambientale sarà il 2028, perché in quel momento dovrebbero sovrapporsi il cantiere del tunnel Patroclo e gli scavi del nuovo stadio. Inoltre, il Comune ha chiesto di valutare anche il momento in cui sarà abbattuto il vecchio stadio. Lavori di questo tipo possono rendere l’aria quasi irrespirabile. Ecco perché una delle soluzioni pensate è quella di bagnare per abbattere le polveri. In questo senso da Palazzo Marino è arrivata una richiesta ben precisa: la bagnatura deve essere progettata in modo da ottenere «un’efficacia di abbattimento delle polveri risollevate di almeno il 75%».

Dopo l’intervento del Comune, Inter e Milan hanno redatto un dossier molto dettagliato per le contromisure anti-polvere, ma nel concreto non hanno ancora dimostrato con un nuovo calcolo di aver risolto il problema. Per quanto riguarda invece traffico, polveri, demolizioni e spostamento di milioni di metri cubi di materiali, la verifica finale dell’esposizione della popolazione e dell’efficacia reale delle contromisure è stata rinviata. Per le macerie, invece, il Comune aveva chiesto di massimizzare il riuso dei materiali direttamente nell’area. Ma le società hanno escluso questo scenario sottolineando come quando verrà demolito il Meazza il nuovo stadio sarà già realizzato, e quindi di fatto sarà impossibile, o comunque molto costoso, riutilizzare le macerie, che quindi verranno lavorate in cantiere e poi portate in impianti di recupero con migliaia e migliaia di viaggi di camion.