Gli Under 21 rappresentano ormai uno dei principali motori del calciomercato europeo. Tra il 2018 e il 2026, il 35% degli acquisti effettuati dai club dei cinque principali campionati UEFA ha riguardato calciatori con meno di 21 anni, per una quota pari al 26% della spesa complessiva e investimenti medi nell’ordine di 1,7 miliardi di euro all’anno.
È quanto emerge dallo studio “L’economia del talento: come gli Under 21 stanno ridefinendo il valore nel calcio”, realizzato da Ifis sport e presentato a Mestre in occasione dell’evento “The European Golden Boy – The global launch of the Best 25”.
Nel periodo compreso tra le stagioni 2018/19 e 2025/26, i club dei cinque maggiori campionati europei hanno speso complessivamente 51,3 miliardi di euro sul mercato. Di questi, 13,3 miliardi, pari appunto al 26%, sono stati destinati all’acquisto di giocatori Under 21.
I diversi campionati hanno però sviluppato modelli differenti. L’Inghilterra combina la produzione interna di talento con una forte capacità di attrarre i prospetti migliori dall’estero: oggi 30 dei migliori 100 Under 21 militano in Premier League. Francia, Spagna e Germania si distinguono invece soprattutto per la capacità di formazione, con lo studio che evidenzia una correlazione tra produzione di giovani di alto livello e risultati sportivi internazionali.
Serie A, 260 milioni all’anno sugli Under 21
Anche la Serie A sta aumentando il peso dei giovani nelle proprie strategie di mercato. Tra il 2018/19 e il 2025/26 i club italiani hanno destinato agli Under 21 il 22% degli investimenti complessivi, pari a circa 260 milioni di euro all’anno, all’interno di una spesa totale sul mercato di 9,3 miliardi.
Il modello italiano resta però fortemente legato alla filiera nazionale. Il 79% degli Under 21 acquistati dai club di Serie A proviene infatti dal sistema calcistico italiano. In particolare, Serie B, Serie C e campionati dilettantistici valgono complessivamente il 59% degli arrivi, mentre un ulteriore 13% proviene dalle formazioni Primavera.
Un’altra caratteristica è il forte utilizzo del prestito, formula che rappresenta il 68% delle acquisizioni di Under 21 da parte delle società di Serie A. Una dinamica che distingue l’Italia da campionati come Bundesliga e Ligue 1, maggiormente orientati alla crescita diretta dei giocatori attraverso i propri settori giovanili.
Il ruolo delle seconde squadre
Lo studio dedica infine spazio alle seconde squadre, considerate uno degli strumenti potenzialmente più efficaci per ridurre la distanza tra calcio giovanile e prima squadra. Nel periodo analizzato sono stati registrati 36 trasferimenti di giovani dalle seconde squadre alle prime squadre di Serie A. Il sistema italiano conta oggi quattro realtà di questo tipo: Juventus Next Gen, Atalanta U23 e Inter U23 militano in Serie C, mentre il Milan Futuro gioca in Serie D.
Un modello ancora relativamente giovane per il calcio italiano, ma destinato ad assumere un peso crescente all’interno di una strategia che punta a trasformare lo sviluppo degli Under 21 non soltanto in una scelta tecnica, ma anche in un elemento centrale della sostenibilità economica dei club.