Unicredit batte ancora se stessa e mette a segno il miglior semestre della sua storia con oltre 6 miliardi di utile. Nel secondo trimestre, con 2,9 miliardi, batte le stime ma non convince il mercato che si attendeva di più, tanto che il titolo scivola in Borsa e, alla chiusura di ieri, lascia registra un -4,8% a 79,22 euro, mentre oggi viaggi in positivo intorno all’1% a 80 euro per azione. A pesare potrebbe essere stata anche la possibile rinuncia al programmato riacquisto di azioni, se Commerzbank dovesse essere consolidata.
Allo stesso tempo, il gruppo di Piazza Gae Aulenti alza la guidance sull’anno stimando l’utile a circa 11,5 miliardi di euro, esclusi i costi di integrazione della banca di Francoforte sul Meno. Per il 2027 l’ambizione è di arrivare sopra i 13 miliardi e nel 2030 ben oltre i 15 miliardi. Entrambi prima del consolidamento dell’istituto tedesco. «Commerzbank sta evolvendo da un redditizio investimento finanziario in una transazione strategica di significativa creazione di valore industriale», sottolinea Unicredit che si prepara ad un confronto costruttivo con l’esecutivo di Friedrich Merz e i sindacati. Colloqui tra l’Ad Andea Orcel e la Ceo della banca tedesca, Bettina Orlopp potrebbero esserci, con una videocall, in occasione dei conti di Commerz in agenda il 6 agosto prossimo, secondo quanto scrive Bloomberg. «Abbiamo ottenuto il controllo, potenzialmente senza fare alcuna concessione, come di solito si farebbe in una transazione. Ma ora su questo siamo abbastanza aperti», spiega alla Cnbc il CEO di Unicredit.
«Abbiamo più o meno capito la situazione, ma non sappiamo quali siano le intenzioni del governo e quali quelle dei rappresentanti dei lavoratori. E, in base a quanto abbiamo capito, non credo che – sottolinea Orcel – avremo difficoltà a raggiungere un accordo che sia nel miglior interesse di entrambe le parti». Il prossimo step passa dal via libera delle Authority, prima le Bce e poi le altre. L’attesa è che il tutto avvenga già nel quarto trimestre di quest’anno, con l’esercizio del controllo e l’avvio dell’operazione Commerzbank unlocked poco dopo.
A seguire la convocazione, se necessario, di un’assemblea straordinaria per procedere al cambio di governance. «Ci troviamo in un periodo che potrei definire di limbo, ha perfettamente senso allinearci con le altre parti interessate», rileva Orcel agli analisti nel ripercorrere l’operazione che non prevede, precisa, un’offerta a cascata in Polonia su mBank, il gioiello del digitale di Commerzbank. Comunque, ad una fusione non si arriverà prima di due-tre anni. «A nostro avviso, fare le cose per bene è meglio che affrettarle e causare molte perdite” per cui “ci prepareremo e ci organizzeremo», sostiene ancora il CEP di Unicredit.
Orcel torna poi sul risiko in Italia e ribadisce che l’istituto «per il momento» resta osservatore. Poi smentisce trattative con Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, per la quota in Mps. Infine su Generali di cui Unicredit ha una quota intorno al 9%, ripete che si tratta «ancora di un investimento finanziario, ma stiamo osservando perché l’environment si sta muovendo e, sulla base di quello, prenderemo le nostre decisioni».
Mentre sul Danish Compromise che consente un trattamento favorevole delle partecipazioni assicurative nei requisiti patrimoniali delle banche, Orcel si dice fiducioso di ottenerlo e azzarda l’ipotesi che arrivi per settembre. Altro capitolo è la Russia, su cui a maggio è stato comunicato un accordo non vincolante per cedere parte delle attività. L’acquirente è un investitore privato, con sede negli Emirati Arabi Uniti. Sulla vendita «siamo cautamente ottimisti e procediamo secondo le tempistiche».
Nel frattempo Unicredit ha convocato per il 21 settembre un’assemblea straordinaria. Al voto andranno, tra le altre cose, le modifiche statutarie per adeguarsi a quanto disposto dal Tuf rispetto alla facoltà per il CdA di presentare una propria lista del board. Poi l’assise dovrà esprimersi sul procedere a emissioni in dollari e sulla facoltà ad aumentare il capitale.
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