Marotta sui conti dell'Inter: «Il risultato di bilancio del 25/26 sarà soddisfacente»

Il presidente del club nerazzurro ha parlato dei conti dei club, confermando le stime di Calcio e Finanza per l’esercizio chiuso al 30 giugno 2026.

Marotta bilancio Inter
(Foto: Gabriele Maltinti/Getty Images)

Il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta ha confermato le stime di Calcio e Finanza sui conti del club nerazzurro (clicca qui per scaricare il report gratuitamente) per l’esercizio chiuso al 30 giugno 2026. Lo ha fatto durante la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione, spiegando che «cerchiamo di vincere con i conti a posto. Per il secondo anno, grosso modo, posso dire che ci avviciniamo a un risultato di bilancio che dovrebbe essere soddisfacente. E anche in questa stagione abbiamo centrato due obiettivi di vittoria importanti».

Sul fronte del mercato, l’Inter è chiamata innanzitutto a colmare il vuoto sulla fascia destra: «Intanto parliamo di un vuoto legato a una scelta di Dumfries, che ha preferito, credo, concludere la sua carriera in un club prestigioso come il Real Madrid. Ci siamo trovati davanti a una decisione di forza maggiore, non voluta. Però devo dire che Piero Ausilio si è attivato immediatamente e di soluzioni ne ha prese in considerazione diverse, tra cui quella di cui vi ho parlato poco fa. Questa situazione ci riporta ai nastri di partenza.

Sono ottimista sul fatto che una soluzione si troverà al più presto, anche se manca ancora circa un mese e mezzo alla fine del calciomercato. Parliamo di un mercato sempre più difficile, perché le cifre che circolano oggi sono pazzesche e spesso portano l’Italia ad avere quasi un ruolo di comprimario rispetto a quello principale che aveva fino agli anni passati.

Ci sono difficoltà. Ciò nonostante, ci tengo a sottolineare che, su indicazione della nostra proprietà, non abbiamo preclusioni a fare investimenti. Investimenti logici, sulla base del modello economico che rappresentiamo e che ho sottolineato prima.

Io auspico che si possa trovare velocemente questa soluzione, ma, come ha sottolineato prima il mister, siamo in una situazione in cui ci sono tantissimi giocatori numericamente disponibili. Affrontiamo questo inizio di stagione sapendo certamente che dobbiamo ancora completare la rosa, però questo non deve essere frutto di ansia. Deve essere il risultato di un processo razionale per arrivare a fare le scelte migliori».

Marotta su Milan e Juventus

Tra le principali rivali dell’Inter nella corsa allo Scudetto ci saranno ancora Milan e Juventus. Secondo Marotta, l’assenza dalla Champions League potrebbe rappresentare un vantaggio per le due avversarie. «Parliamo di due club che hanno segnato la storia in termini di vittorie e che hanno grande sete nel loro palmarès. Quest’anno, però, c’è una situazione anacronistica, se vogliamo: il fatto che entrambe non partecipino a una competizione importante come la Champions League.

Lo sottolineo non polemicamente, ma per dire che i nostri sforzi sono profusi anche in una competizione di altissimo livello, perché gli avversari sono molto forti rispetto ad altre competizioni. È normale che allenatore e giocatori debbano gestire anche questa competizione. Questo, secondo me e per la mia esperienza, può avvantaggiare Milan e Juventus nella corsa soprattutto in Italia allo Scudetto.

Però lo abbiamo sottolineato entrambi prima: siamo forti e consapevoli del nostro ruolo, consapevoli di avere a che fare con una squadra fatta di professionisti che sanno gestire queste competizioni. Sono altamente ottimista, pur considerando nella griglia di partenza delle pretendenti alla vittoria sia il Milan sia la Juventus».

Inter, Marotta tra Oaktree e sostenibilità

Ampio spazio anche al modello economico dell’Inter e al ruolo della proprietà: «Sulle 20 squadre che in questo momento partecipano alla Serie A, ben 13 sono di proprietà straniera, di cui otto o nove americane. Questo significa che il nostro calcio non rappresenta più una grande potenza economica e imprenditoriale italiana, ma grazie al fatto che sono arrivate queste forze straniere possiamo andare avanti.

Nel nostro caso specifico, dopo l’esperienza di Suning e Zhang, anche Oaktree sta garantendo continuità. E non è poco. Ho parlato nel mio discorso di sostenibilità economica, cioè di vincere in modo sostenibile, ed è questo l’obiettivo che noi ci prefiggiamo. Ma il calcio del momento è un calcio nel quale non si può più sperperare. Dove non si riesce a spendere tanto bisogna avere, come dice l’adagio, grande creatività sul mercato e grande fantasia.

Questo non limita però il fatto che la proprietà possa mettere a disposizione possibilità e risorse finanziarie per fare investimenti. Noi dobbiamo controllare i costi, non gli investimenti. Quando parlo di costi mi riferisco soprattutto ai calciatori che magari non possiamo avere perché guadagnano troppo, anche se fossero gratis, per una questione di equilibri.

Non dimentichiamoci poi della categoria degli agenti, che ha un peso sempre più rilevante nel contesto del calcio. Anche noi ci troviamo a dover combattere, tra virgolette, con queste realtà, che certe volte hanno richieste spropositate, condizionano i trasferimenti e non sempre sono in grado di esprimere valutazioni positive per i loro assistiti. Faccio il nome di Palestra, visto che ne abbiamo già parlato. Il caso Palestra è frutto di una scelta fatta dal giocatore che, permettetemi, legittimamente è venuto meno a un impegno verbale assunto nel mese precedente.

Il ruolo del suo agente poteva forse essere anche più incisivo nell’indicazione della strada da perseguire. Ha scelto questa strada e quindi noi ci siamo dovuti arrendere e fare sì che questo giocatore vada ancora una volta a rappresentare il patrimonio del calcio italiano in un campionato competitivo».

Marotta sulla Nazionale e l’elezione di Malagò

Il presidente dell’Inter si è soffermato anche sul futuro della Nazionale italiana: «Io posso registrare dei dati oggettivi. Il 70% degli aventi diritto al voto ha stabilito e deciso che il presidente dovesse essere Malagò, una figura che rappresenta sicuramente una grande percentuale di consensi nell’ambito delle società sportive italiane.

Dopodiché, forte della sua esperienza e della sua saggezza, ha fatto una scelta in questi giorni affidando un ruolo direttivo e strategico a profili importanti come Maldini e Leonardo. Sono certo che entrambi, con l’appoggio di Malagò, arriveranno a fare una scelta intelligente nell’interesse di una Nazionale italiana che ha bisogno di essere rivalutata. Vedere per la seconda volta i Mondiali senza l’Italia è qualcosa che ci rattrista maggiormente se consideriamo che tra le quattro semifinaliste ci sono tre europee. Il fatto che l’Italia, che ha vinto quattro Mondiali, rimanga fuori è qualcosa che ci deve spingere a dare qualcosa in più.

Posso dire che il calcio che noi rappresentiamo si rende conto di queste esigenze e sarà ancora più disponibile rispetto a prima, perché vogliamo che la Nazionale, che è poi l’espressione del patrimonio tecnico dei grandi club principalmente, possa raggiungere risultati consoni al prestigio, alla storia e al palmarès della nostra Nazionale».

Nessuna fretta sul mercato

Tornando alle operazioni in entrata, Marotta ha ribadito la volontà di evitare scelte dettate dalla fretta: «Come ho detto prima, manca ancora più di un mese alla fine del calciomercato. Non dimentichiamoci che abbiamo definito Carlos Augusto, che è stata sicuramente un’operazione super positiva, a due giorni dalla fine del mercato. Quindi non dobbiamo avere fretta e non dobbiamo affrontare questo mercato con ansia. È un mercato che presenta probabilmente più difficoltà rispetto al passato, perché i prezzi che girano sono veramente troppo esosi.

Da parte nostra sappiamo che Piero Ausilio è bravo, sa quello che deve fare e sono certo che lo farà nel migliore dei modi e il più velocemente possibile. Comunque la squadra è competitiva e dobbiamo assolutamente mettere il mister nella condizione di lavorare al meglio».

Marotta: «La Champions? I sogni non costano»

Sul grande obiettivo europeo, Marotta non ha nascosto le difficoltà ma nemmeno le ambizioni del club: «Se ragioniamo dal punto di vista soggettivo, permettetemi di dire che in Champions League ci sono squadre e società che sono delle corazzate, in termini di fatturato e di potenza tecnica. Però ho detto anche che l’equazione “chi più spende, più vince” nello sport non esiste. Credo che questo sia un dato inconfutabile.

Da parte nostra oggi possiamo considerarla un sogno. I sogni non costano. Dopodiché, secondo me, la differenza tra la Champions League e il campionato è che la Champions è un torneo nel quale, durante il cammino, alcune circostanze possono aiutarti. Puoi affrontare un avversario in un momento di difficoltà o, viceversa, puoi essere tu in difficoltà. Avere un certo calendario o un certo percorso può essere forse più vantaggioso rispetto ad altri.

Nel campionato, invece, alla lunga vince sempre la squadra più forte, perché è una competizione a tappe: tutte le domeniche si gioca e indiscutibilmente vince la squadra più forte. Affrontiamo la Champions con la consapevolezza di dover fare meglio dell’anno scorso, con il rispetto degli avversari, ma senza lasciare nulla di intentato».