La vicenda della squalifica sospesa a Folarin Balogun continua a scuotere il mondo del calcio a poche ore dall’ottavo di finale tra Stati Uniti e Belgio, in programma a Seattle. La UEFA ha preso posizione contro la FIFA, definendo «incomprensibile e ingiustificabile» la decisione di revocare, di fatto, il turno di squalifica inflitto all’attaccante statunitense dopo l’espulsione rimediata nella sfida contro la Bosnia Erzegovina.
Il comunicato UEFA
Nella nota diffusa dall’organismo con sede a Nyon si legge che la scelta di sospendere per un periodo probatorio di un anno l’applicazione della squalifica automatica ha varcato una linea rossa.
«Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole che costituiscono il fondamento di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso non lo sono. Una sospensione automatica minima di una partita a seguito di un cartellino rosso non è un’opzione discrezionale e non richiede la decisione di un organo competente per essere applicata. Si tratta di un principio sancito dal regolamento, che non può essere soggetto a eccezioni, tanto meno nel bel mezzo di un torneo in cui diversi altri giocatori si sono trovati nella stessa situazione e hanno regolarmente scontato la loro sospensione».
La UEFA continua facendo il punto sulle regole.
«Quando la certezza delle regole non è più garantita da chi ne è custode, è in gioco l’integrità del gioco e viene minata la credibilità di una competizione. Allo stesso modo, tale decisione crea un precedente nel torneo in corso, dove situazioni simili richiederanno ora un trattamento paritario, a discapito della competizione. Il calcio è lo sport più amato al mondo perché è un gioco bellissimo e gode di fiducia perché viene praticato ovunque con le stesse regole. Un torneo non è mai un caso a sé stante e, se il torneo in questione è la Coppa del Mondo, ha il potere di determinare conseguenze positive o negative sul gioco nel suo complesso».
Reazioni anche dall’Italia
Anche dall’Italia sono arrivate reazioni critiche. Il neopresidente della FIGC Giovanni Malagò ha commentato la vicenda a Rai Radio 1 definendola «una strana storia» e «un’assurdità».
«Inutile raccontarsi storie, questa decisione ha un evidente retaggio politico, lo ha scritto anche il New York Times. È oggettivamente un precedente estremamente pericoloso, un precedente politico estremamente pericoloso – ha commentato Malagò –. Spero che se ne rendano conto, perché sono un fan di questa Coppa del Mondo con gli stadi pieni, lo spettacolo e il business: qui è il calcio a trionfare. Ma quando si assiste a una decisione del genere, si perde la meritocrazia che è alla base del calcio. Ho guardato questo articolo 27 di cui si parla, che non è replicabile nei campionati nazionali, altrimenti sarebbe l’Armageddon».