Il progetto del nuovo stadio dell’Inter a Rozzano è stato abbandonato a favore del progetto del nuovo San Siro in collaborazione con il Milan, ma il passaggio del club nerazzurro sull’area ha lasciato un’eredità importante per Brioschi Sviluppo Immobiliare. È quanto emerge dal verbale dell’assemblea degli azionisti della società, consultato da Calcio e Finanza, attraverso il quale il presidente Matteo Cabassi ha ricostruito lo stato dei principali dossier immobiliari del gruppo, soffermandosi in particolare sull’area di Rozzano che l’Inter aveva opzionato per la realizzazione di un futuro impianto.
Brioschi è esposta sull’area attraverso Camabo, società partecipata al 51% da Bastogi e al 49% dalla stessa Brioschi. Camabo controlla il 100% di Infrafin, proprietaria dell’intera area di Rozzano. Proprio questo comparto, negli ultimi anni, era stato al centro di diverse ipotesi di sviluppo, compresa quella legata alla realizzazione del nuovo stadio dell’Inter. Il club nerazzurro, nel dettaglio, aveva versato poco meno di 850mila euro per il 2023.
Secondo quanto riferito in assemblea, «quest’area negli ultimi anni è stata interessata da diverse ipotesi di sviluppo, compresa quella di ospitare il nuovo stadio dell’Inter», ma il progetto stadio «è stato successivamente abbandonato dalla società sportiva». La società ha poi studiato anche un’ipotesi alternativa per la realizzazione di un data center con un operatore americano, ma anche questa soluzione è sfumata.
Il tramonto del progetto Inter, tuttavia, non viene letto da Brioschi come un passaggio privo di effetti positivi. Anzi, rispondendo alle domande degli azionisti, Cabassi ha spiegato che il dossier stadio ha avuto un ruolo rilevante nel percorso di valorizzazione dell’area: «Su Rozzano non si è aspettato di capire se si facesse o no lo stadio, dal momento che le probabilità erano basse sin dall’inizio», ha detto il presidente. Ma lo stadio, ha aggiunto, «è stato importantissimo perché ha permesso l’incasso del corrispettivo dei diritti di esclusiva e perché si è creato un grandissimo interesse sull’area da parte del Comune e sulla possibilità di accelerare e di dare flessibilità alle destinazioni d’uso».
Il punto centrale riguarda proprio il cambio di prospettiva urbanistica. In passato l’area aveva una destinazione d’uso prevalentemente non residenziale. Dopo il lavoro avviato anche in relazione all’ipotesi stadio, la revisione del piano ha consentito di includere nuove funzioni, tra cui i data center e soprattutto il residenziale come destinazione prevalente. Per Brioschi, quindi, il progetto Inter non si è tradotto nella costruzione dell’impianto, ma ha contribuito ad aprire un confronto con l’amministrazione comunale su una nuova impostazione dell’area, più coerente con il mercato attuale.
Sfumato anche il dossier data center, la società sta ora lavorando a un progetto completamente diverso, legato alla domanda di abitazioni a prezzi accessibili nell’area milanese. Nel verbale viene sottolineato come la situazione del residenziale a Milano sia «congelata», con prezzi raddoppiati e iniziative avviate anni fa che oggi presentano costi almeno del 50% superiori rispetto a quelli stimati all’inizio delle operazioni. Questo scenario, secondo Brioschi, ha riportato interesse su aree esterne al Comune di Milano, ma ben collegate e potenzialmente in grado di intercettare la domanda di chi oggi fatica a trovare soluzioni sostenibili in città.