Arriverà il prossimo 16 luglio la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea sulla questione pregiudiziale posta dal TAR del Lazio, in merito ai ricorsi presentati dall’ex presidente della Juventus Andrea Agnelli e dall’ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene. Al centro del dibattito c’è l’inibizione di due anni da qualsiasi attività professionale nel calcio italiano alla quale Agnelli e Arrivabene sono stati sottoposti per il loro coinvolgimento nel caso plusvalenze relativo al club bianconero.
Nel dettaglio, il TAR del Lazio aveva sospeso il proprio giudizio sui ricorsi presentati dai due ex dirigenti bianconeri, chiedendo alla Corte di Giustizia dell’Unione europea di chiarire se il sistema italiano di giustizia sportiva fosse compatibile con il diritto europeo. Questo perché i giudici amministrativi non hanno potere di annullare le sanzioni della giustizia sportiva, ma possono solamente riconoscere un risarcimento per il danno subito.
A dicembre dello scorso anno era arrivato il parere dell’avvocato generale Dean Spielmann, che aveva affrontato due nodi cruciali:
- la compatibilità delle sanzioni con il diritto dell’Unione europea
- i limiti dell’autonomia della giustizia sportiva.
Secondo Spielmann, le norme europee sulla libera circolazione delle persone non impediscono l’applicazione di provvedimenti come un divieto biennale di operare nel calcio, a condizione che tali misure siano giustificate dalla tutela dell’integrità delle competizioni e fondate su criteri chiari, oggettivi, non discriminatori e proporzionati.
Allo stesso modo, non erano emersi profili di contrasto con le regole sulla concorrenza: non vi sarebbero elementi per ritenere che sanzioni individuali nei confronti di dirigenti sportivi possano alterare il mercato o determinare abusi di posizione dominante.
Il punto più delicato riguarda però il ruolo dei giudici statali. Il TAR del Lazio, investito del ricorso degli ex dirigenti bianconeri, aveva segnalato che l’ordinamento italiano non gli consentiva di annullare o sospendere le sanzioni disciplinari sportive, ma soltanto di riconoscere un eventuale risarcimento economico. Un limite che, secondo l’avvocato generale, non è compatibile con il diritto dell’Unione.
Caso Agnelli: i giudici amministrativi devono avere giurisdizione ad annullare le sanzioni sportive. Il parere dell’Avv. Lubrano
Per Spielmann, infatti, il riconoscimento dell’autonomia della giustizia sportiva non può comprimere il diritto alla tutela giurisdizionale effettiva: i giudici nazionali devono poter annullare sanzioni illegittime e, se necessario, adottare misure cautelari per garantire l’efficacia della decisione finale. Un punto fondamentale in favore di Agnelli e Arrivabene in vista della sentenza della Corte di Giustizia.
Va ricordato che il parere dell’Avvocato generale non è vincolante, ma rappresenta spesso un’indicazione rilevante per la decisione finale della Corte di giustizia dell’Ue. In attesa della sentenza – che è prevista appunto per il prossimo 16 luglio, alle ore 10 –, il caso rischia di aprire uno scenario potenzialmente dirompente per l’intero impianto della giustizia sportiva italiana, chiamata a confrontarsi con i principi europei di effettività della tutela e di controllo giurisdizionale sulle sanzioni disciplinari.