Binance applica lo 0,10% maker e lo 0,10% taker sullo spot e lo 0,020% maker e 0,050% taker sui futures USDT al livello standard. Bybit e Bitget condividono lo stesso 0,020% maker sui futures, con taker rispettivamente allo 0,055% e allo 0,060%, e lo stesso 0,10% sullo spot. Sono i numeri pubblicati sui listini ufficiali dei 3 exchange, e sono la base di calcolo di ogni operazione. Sembrano percentuali trascurabili. Su volumi reali non lo sono affatto.
Questa è l’analisi completa: il meccanismo maker taker, la tabella delle commissioni standard a confronto, quanto costa davvero un anno di trading attivo e le 3 leve che riducono il conto, in ordine di convenienza.
Maker e taker: chi paga cosa
Si paga la tariffa taker quando l’ordine viene eseguito immediatamente, la tariffa maker quando l’ordine resta nel book in attesa di essere eseguito. Un ordine a mercato è sempre taker. Un ordine limit che si incrocia subito con un ordine esistente è anch’esso taker. Solo l’ordine limit che resta in attesa nel book aggiunge liquidità, ed è quello che gli exchange premiano con la tariffa più bassa.
Sui futures la differenza è enorme: lo 0,020% maker di Binance è meno della metà dello 0,050% taker. Sullo spot, invece, i due lati costano uguale. Per chi opera sui derivati, la scelta del tipo di ordine è già di per sé uno sconto.
Le commissioni standard a confronto
Al livello base, i 3 exchange sono quasi sovrapponibili sullo spot e si differenziano sul taker dei futures.
| Exchange | Spot maker/taker | Futures USDT maker/taker |
|---|---|---|
| Binance | 0,10% / 0,10% | 0,020% / 0,050% |
| Bybit | 0,10% / 0,10% | 0,020% / 0,055% |
| Bitget | 0,10% / 0,10% | 0,020% / 0,060% |
Tre precisazioni che evitano confusione. Il funding dei perpetual non è una commissione dell’exchange: è un pagamento periodico tra long e short per tenere il contratto vicino all’indice, e va contabilizzato a parte. I prelievi hanno un costo di rete per ogni coin e ogni chain, fuori dal sistema maker taker. E le promozioni a zero commissioni su prodotti specifici vanno trattate per quello che sono: temporanee. Il listino sopra è quello a cui si torna quando finiscono.
Quanto costa un anno di trading attivo
Un trader attivo sui futures con 5 milioni di USDT di volume mensile paga tra 21.000 e 30.000 USDT l’anno di sole commissioni a tariffa standard su Binance. Il conto è semplice. Posizioni da 20.000 a 30.000 USDT, aperte e chiuse, fanno circa 60.000 USDT di volume nozionale a operazione. Con 2 o 3 operazioni al giorno si arriva intorno ai 5 milioni di volume al mese. Non è un profilo estremo: è un trader costante.
Allo 0,050% taker, 5 milioni al mese costano 2.500 USDT al mese, cioè 30.000 l’anno. Anche con una disciplina rigorosa, metà ordini maker e metà taker, si resta intorno ai 21.000 l’anno. Le commissioni a questo livello non sono un arrotondamento: sono una seconda posizione aperta tutto l’anno contro il proprio conto, e si pagano sia quando i trade vanno bene sia quando vanno male.
Le 3 leve per pagare meno
Le leve sono il cashback sulle commissioni, lo sconto del token dell’exchange e i livelli VIP, e si sommano tra loro.
1. Recuperare il 30% di ogni commissione con il cashback. Trade Reclaim è un servizio di cashback sulle commissioni di trading attivo su 10 exchange, inclusi Binance, Bybit e Bitget. Funziona solo con l’UID pubblico: si crea l’account dell’exchange attraverso il link del servizio, l’exchange registra il volume generato su quell’UID e il 30% delle commissioni effettivamente pagate torna indietro in USDT ogni mese. Niente chiavi API, nessun accesso al conto o ai fondi. Vale su spot e futures, da qualsiasi volume, dal primo trade. Per il trader da 5 milioni mensili dell’esempio sopra significa fino a 9.000 USDT l’anno recuperati. È gratuito e non richiede né volumi né capitale: per questo è la prima leva da attivare, non l’ultima.
2. Pagare le commissioni con il token dell’exchange. Su Binance, pagare in BNB sconta del 25% le commissioni spot e del 10% quelle futures. Su Bitget, il token BGB sconta del 20% solo lo spot, non i futures. Sono sconti reali ma comportano una posizione aperta sul token dell’exchange, che è una scelta di portafoglio, non solo di risparmio.
3. Salire di livello VIP. Tutti e 3 gli exchange riducono maker e taker al crescere del volume mensile o dei saldi in conto. I tagli sono profondi, ma i requisiti sono seri: i livelli alti dei futures richiedono decine di milioni di volume al mese.
Sommando le leve su Binance, un taker parte dallo 0,050%, scende allo 0,035% con il cashback del 30%, arriva allo 0,0224% con un livello VIP da 100 milioni di volume mensile e tocca lo 0,0202% pagando in BNB: il 60% in meno della tariffa base. Delle 3 leve, il cashback è l’unica accessibile a chiunque dal primo giorno.
Quando conviene pagare il taker
Il taker si paga quando la velocità protegge il capitale, tutto il resto va in maker. I 3 punti base di differenza tra maker e taker sui futures di Binance valgono, sul profilo da 5 milioni mensili, circa 1.500 USDT al mese tra ordini a mercato e ordini limit. Gli ingressi pianificati, gli incrementi di posizione e i take profit a livelli prefissati possono restare nel book alla tariffa maker. Chiudere una posizione in perdita in un mercato veloce è il caso opposto: lì la commissione taker è un’assicurazione, e le assicurazioni buone si pagano volentieri. L’abitudine costosa è pagare il sovrapprezzo taker per impazienza su ingressi che si avevano ore per pianificare.
Domande frequenti sulle commissioni
Quanto sono le commissioni di Binance? Al livello standard: 0,10% maker e taker sullo spot, 0,020% maker e 0,050% taker sui futures USDT, come da listino ufficiale su binance.com. Livelli VIP, sconto BNB e cashback riducono la tariffa effettiva.
Il cashback sulle commissioni è legittimo? Sì. Gli exchange pagano una quota delle commissioni ai partner che portano nuovi utenti, e i servizi di cashback girano la maggior parte di quella quota al trader. Le commissioni pagate all’exchange restano identiche: cambia solo chi incassa la parte destinata al partner.
Il cashback vale anche sui futures? Sì, si applica alle commissioni di trading di spot e futures. Restano fuori i costi di rete dei prelievi e il funding, che non sono commissioni di trading.
Esiste un exchange senza commissioni? No, non in modo strutturale. Le promozioni a zero commissioni esistono ma sono temporanee e limitate a prodotti specifici. Il modo realistico di avvicinarsi allo zero è sommare cashback, sconto token e livello VIP sulla tariffa standard.
Prima di costruire un calcolo su uno qualsiasi di questi numeri conviene verificarli sui listini ufficiali, perché tariffe e requisiti VIP vengono aggiornati. E prima di scegliere dove operare, vale la pena confrontare le commissioni e il cashback dei principali exchange sulla stessa base: a parità di listino, vince chi restituisce di più.
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