Dallo storico Azteca agli impianti NFL: viaggio negli stadi del Mondiale 2026

Sono in tutto 16 gli impianti che ospiteranno le partite della rassegna iridata che si giocherà fra Stati Uniti, Messico e Canada.

stadio atzeca
(Photo by Carl Recine/Getty Images)

Articolo a cura dell’architetto Luca Filidei

Con la Coppa del mondo FIFA 2026 alle porte è sempre interessante fare il punto non solo sulle squadre che prenderanno parte ad una kermesse che è già da record (per numero di Nazioni partecipanti, 48), ma anche sugli stadi che ne rappresenteranno il palcoscenico principale. 

Del resto, nella storia dello sport, quanta iconicità si toglierebbe ad un’impresa privandola della propria scenografia? Il rigore calciato da Fabio Grosso nel 2006 senza la cornice dell’Olympiastadion di Berlino? Impensabile. La vittoria della Spagna nel 2010 privata del costante frastuono delle vuvuzela nello stadio Soccer City di Johannesburg? Di certo si perderebbe tanto folklore.  

E lo stesso vale per quella dolorosa finale (per noi italiani) del 1970 proprio all’interno di uno degli stadi di questo Mondiale, il monumentale Azteca, dove Pelè entrò nella leggenda per diventare l’unico calciatore ad aver conquistato tre Coppe del Mondo.  

Stadi Mondiali 2026: scelte opposte rispetto a Qatar 2022

L’edizione 2026 però è importante anche per sottolineare le differenze con quella precedente. Innanzitutto, non c’è più una sola città principale, com’era stata Doha nel 2022, ma addirittura tre Nazioni coinvolte: Messico, Canada e Stati Uniti, con quest’ultimo Paese che attiverà ben 11 città. 

Un Mondiale itinerante in stile EURO 2020, insomma. Allo stesso tempo, anche l’approccio organizzativo è notevolmente cambiato. Se in Qatar si privilegiavano i temi della costruzione ex novo e della flessibilità con infrastrutture modulari e smontabili (su tutti lo Stadium 974 che in ogni caso non è ancora stato smantellato), qui si è deciso di utilizzare gli stadi già presenti, con il più nuovo – il Los Angeles Stadium – che risale al 2020.  

Una differenza sostanziale, anche in controtendenza con quello che si aspetterebbe dalla (forse) stereotipata logica effimera statunitense, che riprende per certi aspetti il concetto del riuso adattivo e che utilizza i grandi impianti associati alle franchigie NFL senza alcuna preoccupazione per il post-Mondiale.  

Negli States infatti – ma anche in Messico e Canada – non c’è il rischio di un Brasile 2014, con stadi sovradimensionati che a poco a poco si sono spenti una volta conclusa la kermesse iridata. Anzi, per l’evento FIFA 2026, l’unico impianto che incrementerà sostanzialmente la propria capienza sarà il Toronto Stadium con l’installazione di una tribuna temporanea che consentirà di ospitare fino a 45.000 spettatori. Per il resto, alcuni stadi statunitensi perderanno addirittura qualche posto, con le prime file di seggiolini che dovranno essere rimossi per fare spazio alle dimensioni regolamentari di un campo da calcio.  

Restando sempre negli States, risulta interessante capire anche la nuova strada intrapresa ormai da qualche anno. Alcuni degli stadi del Mondiale – Seattle Stadium, Atlanta Stadium e New York New Jersey Stadium –, sono infatti in contrasto con la logica fordista che tanto ha caratterizzato gli impianti USA. Da ormai qualche anno anche negli States si realizzano infrastrutture sportive anche in contesti cittadini o comunque facilmente raggiungibili attraverso il trasporto pubblico, avvicinandosi alla configurazione del BC Place di Vancouver che ha nelle vicinanze lo SkyTrain, una rete metropolitana sopraelevata.  

Un cambiamento che ha inoltre coinvolto il tema dell’efficienza energetica. La certificazione LEED Platinum ottenuta dallo stadio di Atlanta ne è una prova, ma anche la filosofia ecologica del Philadelphia Stadium (forse ancora più notevole visto che lo stadio risale al 2003), e poi la politica alimentare del San Francisco Bay Area Stadium e il “Solar Ring” del New York-New Jersey Stadium – lo stadio della finale – che insieme danno valore a questa linea.  

Senza dimenticare la componente tecnologica con coperture retrattili ma anche il nuovo concetto di “stadio coperto” del Los Angeles Stadium, con il tetto (fisso) parzialmente realizzato in ETFE, un materiale polimerico la cui potenzialità consiste nel filtrare i raggi solari evitando il surriscaldamento e, contemporaneamente, garantire la continuità visiva con l’ambiente esterno.   

Stadi Mondiali 2026: Messico, dall’Estadio Guadalajara allo storico Azteca

E se passiamo in Messico troviamo un gioiello verde come l’Estadio Guadalajara, con il suo design bioclimatico che permette di favorire la ventilazione naturale e ridurre i consumi energetici, ma anche il monumentale Mexico City Stadium (l’Azteca), che diventerà il primo nella storia ad ospitare tre edizioni del Mondiale.  

In questo caso, a differenza di logiche che puntano alla totale ricostruzione dell’impianto sportivo, si è deciso per un importante rinnovamento, con la realizzazione di nuovi spazi hospitality e un rebranding complessivo. La sua capienza è di circa 87.523 posti (la seconda più alta del Mondiale dietro solo il Dallas Stadium). Certo, il Mexico City Stadium non è ancora uno stadio super tecnologico, ma con questo stadio il Messico ha ovviamente puntato sulla Storia, quella con la “S” maiuscola, ed è piacevole trovare questo impianto ancora lì dopo la Partita del Secolo, il trionfo di Maradona nel 1986 e quello di O Rei prima ancora, nel 1970.  

Perché l’innovazione è importante, ma lo è altrettanto l’atmosfera che solo alcuni stadi riescono a conferire. E come sostenevo all’inizio, non c’è Mondiale senza la magia che può regalare soltanto un impianto-simbolo. In fondo è questa la mitizzazione della Coppa del Mondo, e questa sera, quando ci sarà la gara inaugurale tra Messico e Sudafrica, ce ne ricorderemo tutti ancora una volta. Passione. Comunità. Fracasso. Come a San Siro durante le nostre Notti Italiane, ormai un po’ nostalgiche. Eh sì, forse come al Mexico City Stadium nel 2026. Insomma, bentornato Mondiale.