In attesa degli ultimi 90 minuti stagionali, che mettono in palio le speranze residue della Juventus di centrare la qualificazione alla prossima Champions League, in casa bianconera si sta iniziando a giocare una partita altrettanto importante, soprattutto per il prossimo futuro del club. Una sfida che si giocherà a livello sportivo e societario, dopo lo scossone derivante delle parole di Luciano Spalletti al triplice fischio della sfida contro la Fiorentina.
Come riporta l’edizione odierna di Tuttosport, adesso la palla è completamente nelle mani di John Elkann, con cui Spalletti ha chiesto un confronto diretto, andando di fatto a scavalcare la dirigenza bianconera e soprattutto l’amministratore delegato Damien Comolli. Come anticipato da Calcio e Finanza nell’editoriale dello scorso weekend, la posizione del dirigente sembra essere quella più a rischio qualora la proprietà decidesse di cambiare drasticamente volto al club bianconero.
Intanto ieri, alla Continassa, c’è stato il confronto con la squadra riunita da parte di Comolli, insieme a Marco Ottolini e François Modesto. Fra le mura dello spogliatoio c’è stato un discorso duro, da dirigente d’azienda più che da uomo di calcio: non è mancata l’espressione del disappunto per la prestazione contro la Fiorentina, ma l’invito è stato quello di ricompattarsi per il decisivo derby in casa del Torino. Certamente l’elefante nella stanza non è sparito e quella frase «parlerò con Elkann» pronunciata da Spalletti ha messo allo scoperto tutto quello che non è andato da quando il tecnico di Certaldo è arrivato in bianconero, in primis il rapporto con l’AD Comolli.
Nelle intenzioni di Spalletti, che saranno messe sul tavolo in occasione del prossimo confronto con Elkann, la squadra dovrà essere isolata da quelle che l’allenatore ritiene figure di contorno, fra cui c’è anche quella del Dt Modesto, scelto da Comolli, e per questo non sorprende il suo scarso feeling con il tecnico. Si tratta di una figura, soprattutto dopo il ritorno di Ottolini da direttore sportivo, e che potrebbe facilmente saltare appena dopo il triplice fischio all’Olimpico Grande Torino, indipendentemente dal piazzamento finale della Juve.
Per il futuro, Spalletti preferirebbe una figura che sappia comprendere appieno le dinamiche tra campo e mercato, con cui lavorare insieme per individuare i profili giusti per rafforzare la squadra. Casella che potrebbe essere occupata da Matteo Tognozzi, attuale direttore sportivo dei portoghesi del Rio Ave, club della galassia Marinakis – proprietario anche di Nottingham Forest e Olympiacos – che a Torino da capo dell’area scouting ha lasciato splendidi ricordi, scoprendo giocatori come Yildiz, Huijsen, Soulé e Barrenechea, solo per citare i migliori.
L’osservato speciale rimane comunque Comolli, soprattutto per via dei risultati deludenti portati dal mercato, sia in uscita ma soprattutto in entrata. Non si parla ancora di addio certo, visto che la proprietà ha chiesto a tutte le componenti, Spalletti incluso, di mantenere un fronte comune, che comunque appare ben poco saldo dopo lo sfogo del tecnico post Fiorentina. Una situazione che si trascina ormai da mesi, e a una partita dalla fine è arrivata al dunque.
È bene sottolineare come Spalletti non pretenda il licenziamento di Comolli, ma vorrebbe da Elkann rassicurazioni su un piano ben definito che possa mettere in chiaro le varie posizioni interne e soprattutto le varie aree di influenza, che dal canto suo prevedono meno intromissioni da parte dell’amministratore delegato. Fino alla scorsa settimana, anche per tutelare il suo lavoro nel recente passato, Comolli riteneva come un paio di rinforzi mirati potessero bastare per rinforzare la rosa e tornare a competere sin dalla prossima stagione in Italia. Ma la prestazione offerta contro la Fiorentina dai calciatori bianconeri ha reso evidente che la realtà dei fatti non è così semplice.
Nel calderone finiranno anche quelle piccole cose che Spalletti non ha gradito durante la stagione. L’ultima è stata la tempistica del rinnovo – gesto più che apprezzato visto che non era dovuto con la clausola di rinnovo automatico in caso di qualificazione Champions – ma che poteva arrivare prima, durante la sosta per le nazionali. Per riportare il sereno in casa Juve, a meno che non si voglia cambiare l’ennesimo allenatore degli ultimi anni, serve che Elkann decida di depotenziare il suo amministratore delegato, a patto che Comolli resti anche senza mansioni sportive.