Riforma del calcio, la politica vuole accelerare: da martedì al lavoro per una proposta bipartisan

Si parte dal testo del senato Marcheschi (Fratelli d’Italia) con l’obiettivo è trovare una solida base di consensi trasversale che farebbe licenziare il provvedimento senza dover passare dalla discussione parlamentare.

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(Foto: Samantha Zucchi/Insidefoto)

Nel mentre Giancarlo Abete e Giovanni Malagò – i due potenziali candidati alla poltrona di presidente della FIGC – continuano nei loro incontri con le varie componenti federali, anche la politica si sta muovendo, con una certa delicatezza e prudenza, per farsi trovare pronta alla vera partita in gioco: la riforma del calcio italiano dopo la terza esclusione consecutiva ai Mondiali.

Come riporta l’edizione odierna de Il Giorno, martedì  è previsto un incontro alla commissione Cultura del Senato dove si cercherà di elaborare una proposta bipartisan. Si parte da un testo elaborato, il cui contenuto è stato anticipato da Calcio e Finanza, dal senatore Paolo Marcheschi di Fratelli d’Italia che prevede il recupero dei diritti sulla ex quota Schedina Totocalcio delle scommesse, la destinazione di una quota delle multe per la pirateria tv a vivai e impiantistica, la modifica della ripartizione delle risorse dai diritti tv della Serie A, sgravi contributivi per i calciatori under 23 e obbligo assicurativo, un tetto alle provvigioni degli agenti e l’ampliamento dei casi in cui può essere commissariata la FIGC.

L’obiettivo, già a partire da martedì, è trovare una solida base di consensi trasversale che farebbe licenziare il provvedimento senza dover passare dalla discussione parlamentare, andando così ad accorciare quelli che sono i tempi istituzionali. Inoltre, fare il tutto prima delle elezioni federali, fissate per il 22 giugno, sarebbe un segnale importante al mondo del calcio da parte della politica.

Inoltre, è da tempo che il ministro per lo Sport e per i Giovani Andrea Abodi vuole intervenire sulla Federcalcio e questo vuoto di potere, dovuto alle dimissioni di Gabriele Gravina, sembra proprio l’occasione giusta per permettere al governo di fare la propria parte per la riforma del calcio italiano. Ovviamente, il tutto non deve essere interpretabile come una intromissione, visto che UEFA e FIFA sotto questo aspetto sono molto chiare e rigide: nessuna federazione calcistica deve subire un commissariamento, o comunque essere influenzata, dalle forze politiche di quel paese: la politica deve stare fuori dallo sport, e in questo caso dal calcio. Ma la politica italiana, e il governo, vuole fare la sua parte in quella che sembra ormai una riforma necessaria.