Ex Totocalcio, nuova divisione dei diritti tv e incentivi per i giovani: la prima bozza del DDL sulla riforma del calcio italiano

Dalle scommesse alla stretta sugli agenti, passando per lavoro sportivo e nuovi criteri per i diritti TV: i temi contenuti nel disegno di legge sul calcio.

pallone arancio serie a
(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Una riforma complessiva del sistema calcio italiano, che interviene su ricavi, costi e governance. È questo l’impianto della bozza di disegno di legge firmata dal senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi consultata da Calcio e Finanza, con l’obiettivo di rafforzare la sostenibilità economica e soprattutto incentivare lo sviluppo dei settori giovanili.

Una prima bozza, come annunciato dallo stesso senatore nella giornata di ieri, che sarà aperta ai contributi politici anche per dare maggior sostegno alla proposta, la quale poi sarà indirizzata al ministro dello sport Andrea Abodi.

Entrando nel dettaglio, la proposta contenuta nel provvedimento che Calcio e Finanza ha visionato si articola in più ambiti, con interventi specifici su scommesse, diritti televisivi, lavoro sportivo, compensi agli agenti e assetto istituzionale del sistema.

Sul fronte delle entrate, il testo punta a introdurre il cosiddetto a partire dal 2027, per ogni giocata su eventi calcistici, i concessionari verrebbero versate alla FIGC un contributo pari al 2% dell’importo raccolto.

Le risorse verrebbero poi vincolate per almeno il 50% allo sviluppo dei vivai, delle infrastrutture e dei centri federali, per il 30% a programmi di contrasto alla ludopatia e per il restante 20% al calcio femminile e al movimento dilettantistico. La norma punta contestualmente a una riduzione del prelievo erariale sulle scommesse (PREU), così da garantire l’invarianza del gettito per lo Stato.

Sempre in tema di nuove risorse, il DDL punta a istituire un fondo per il potenziamento dei settori giovanili e dell’impiantistica di base, alimentato dal 10% delle sanzioni amministrative comminate dall’AGCOM per la pirateria audiovisiva. Le risorse verrebbero poi utilizzate per investimenti nei vivai, sviluppo dei centri federali, realizzazione o ristrutturazione di impianti e programmi di formazione.

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda i diritti TV della Serie A. La proposta modificherebbe la Legge Melandri introducendo i Parametri di Valorizzazione e Sostenibilità (PVS). Almeno il 15% delle risorse derivanti dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi verrebbe distribuito in base a criteri specifici: il 50% legato alla valorizzazione dei settori giovanili (minuti degli Under 21 formati nel club, plusvalenze e investimenti), il 30% alla sostenibilità economico-finanziaria (rapporto costi/ricavi, indebitamento, assenza di perdite), il 10% all’utilizzo di calciatori italiani e il 10% alla qualità delle infrastrutture. A questa quota si aggiungerebbe una premialità ulteriore, pari ad almeno il 5%, per le società con bilanci in utile o in pareggio per almeno tre esercizi consecutivi.

Sul lato dei costi, la riforma punta a intervenire sul lavoro sportivo con una riduzione del 30% delle aliquote contributive per i calciatori tra i 18 e i 23 anni nei primi cinque anni di attività. Verrebbe inoltre introdotto un sistema di assicurazione privata obbligatoria contro gli infortuni, che sostituirebbe la copertura INAIL e prevederebbe indennità per inabilità temporanea, invalidità permanente, spese mediche e fine carriera. Il testo guarda anche a una detrazione fiscale del 30% sui premi assicurativi (fino a 5.000 euro annui) e la deducibilità per le società.

Il disegno di legge prevede poi un intervento diretto sui compensi degli agenti sportivi, fissando tetti massimi pari al 5% della retribuzione del calciatore se pagati dall’atleta, al 7% se pagati dalla società e al 5% sugli indennizzi di trasferimento, con una riduzione del 30% in caso di rinnovo contrattuale. Verrebbero inoltre introdotti obblighi di trasparenza e un registro pubblico dei compensi.

Sul piano istituzionale, il provvedimento contempla il commissariamento straordinario della FIGC per un periodo di 24 mesi, prorogabile di altri 12, con l’obiettivo di superare i vincoli decisionali e attuare riforme strutturali come la revisione dei campionati, il rafforzamento dei controlli economico-finanziari e il riordino del sistema arbitrale  .

Un capitolo specifico è dedicato alle coperture finanziarie. Il testo prevede che gli oneri derivanti dalle misure – in particolare quelle sul lavoro sportivo – vengano compensati attraverso più strumenti: da un lato i risparmi legati all’eliminazione della contribuzione INAIL per i calciatori professionisti, dall’altro l’utilizzo di maggiori entrate derivanti dal rafforzamento dei controlli economici sulle società e, in parte, il ricorso al Fondo per interventi strutturali di politica economica. Il contributo sulle scommesse, invece, verrebbe strutturato in modo da non generare effetti negativi sul bilancio dello Stato grazie alla riduzione del PREU. I costi del commissariamento sono infine coperti direttamente dal bilancio della FIGC.

La bozza, ancora in fase preliminare, delinea quindi un intervento ampio che punta a ridisegnare gli equilibri economici del calcio italiano, introducendo nuove fonti di finanziamento, meccanismi premiali e limiti ai costi, oltre a un possibile intervento straordinario sulla governance del sistema.