Il clima venutosi a creare intorno agli arbitri in questa stagione è deflagrato nella serata mercoledì sera a Carrara con alcuni tifosi presenti in tribuna che hanno accerchiato il designatore Gianluca Rocchi. Un episodio da condannare ovviamente, anche se non è stata presentata nessuna denuncia, ma che certifica di fatto un’annata da dimenticare per il mondo arbitrale, a cui si è aggiunta anche l’inibizione del presidente dell’AIA Antonio Zappi.
In tutto questo, come riporta l’edizione odierna de La Repubblica, si sta portando avanti la riforma del mondo arbitrale italiano con l’obiettivo del professionismo, ricalcando il sistema inglese. Inoltre, negli ultimi giorni è stata presentato alla FIGC un report dell’UEFA referee convention con tante obiezioni sul sistema di osservatori e valutazioni non proprio lusinghiere della filiera arbitrale, che è al centro proprio della rivoluzione portata avanti dal presidente federale Gabriele Gravina, al lavoro per convincere tutte le componenti.
A questo proposito, oggi sarà fissata la data per un nuovo tavolo di discussione, che servirà però solo a rimodulare piccole sfumature: l’impianto non si tocca. E prevede che gli arbitri di Serie A e B siano messi sotto contratto da una società partecipata al 100% dalla FIGC. Contratti di lavoro autonomi, che, dopo un numero prefissato di presenze, diventano a tempo determinato, con contributi e Tfr. E la scelta dei fischietti che ne faranno parte non sarà condizionata da graduatorie e selezioni piramidali: scelta libera su tutto il territorio nazionale.
Ma come detto, e come sottolineato dal report UEFA, la struttura di selezione e valutazione va cambiata. L’idea di Gravina è quella di introdurre un CdA composto da tre persone nominate dal Consiglio federale tra soggetti non tesserati: quindi né calciatori, né dirigenti e né arbitri. Questo CdA nominerà poi un direttore generale per la parte amministrativa e un designatore degli arbitri. Che quindi non sarebbe più espressione dell’AIA.
Una riforma che porterebbe a una nuova struttura dal costo stimato di 18 milioni di euro. Cifra che sarà pagata destinando parte dei soldi messi a disposizione dalla Federcalcio all’AIA. A questo si aggiungerebbe anche un contributo, nell’ordine di una decina di milioni di euro, da parte della Lega Calcio Serie A e di quella di B. Qui però va trovato un accordo sul peso che queste ultime due istituzioni avranno in questo schema: chi mette i soldi infatti vuole avere un certo peso. L’idea è quella di lasciare una nomina nel CdA della nuova società e anche quella del designatore. Valutazioni che sono sul tavolo e di cui si discuterà più avanti, anche se l’idea di Gravina è quella di rendere il tutto pronto per l’inizio della prossima stagione.
Sicuramente andranno convinti i club che non sono d’accordo, con alcuni di essi che pensano di rimanere neutrali in questo schema, visto che la nomina di un membro del CdA porterebbe quasi sicuramente a scontri in Lega. Discorso che si moltiplica se ai club fosse concesso di nominare un designatore, che vivrebbe praticamente sulla graticola a ogni giornata.
Sul fronte del no c’è sicuramente l’AIA, che andrebbe a perdere il controllo sulla gestione degli arbitri, con conseguente decurtamento di parte dei fondi messi oggi a disposizione dalla FIGC. Ma si tratta di un’AIA più debole che mai con il presidente in carica Zappi che è vicino alla decadenza dopo la conferma della sua inibizione a 13 mesi anche in appello. Anche la possibilità di uno sciopero degli arbitri, ipotesi ventilata nei giorni scorsi, avrebbe uno scarso effetto, visto che gli stessi direttori di gara sarebbero più che soddisfatti di diventare professionisti con più tutele, fra cui la disponibilità di avere staff medici e fisioterapisti. Proprio per questo la riforma arbitrale non è in dubbio, ora bisogna incastrare tutti i tasselli nel modo giusto, evitando di commettere errori che andrebbero a incrinare il quadro pensato e ideato da Gravina.