L’UEFA valuta le norme sulla multiproprietà: «Cambiarle sarebbe un rischio»

«Cambiare la norma richiederebbe una valutazione molto attenta» ha spiegato Andrea Traverso, direttore ricerca e sostenibilità finanziaria UEFA, durante il “Financial Times Business of Football Summit”.

Eintracht Frankfurt v Rangers FC - UEFA Europa League Final 2021/22
(Photo by David Ramos/Getty Images)

Allargare le maglie delle norme sulla multiproprietà può diventare un rischio. Lo ha spiegato Andrea Traverso, direttore ricerca e sostenibilità finanziaria UEFA, intervenuto durante il “Financial Times Business of Football Summit” in corso a Londra.

«Quando si parla di regole, abbiamo norme piuttosto chiare. Queste regole sono state create alla fine degli anni ’90 e non sono cambiate in modo sostanziale in tutti questi anni», ha spiegato. «E stabiliscono che lo stesso proprietario o la stessa parte non può controllare o avere un’influenza decisiva su più di un club che compete nella stessa competizione. Questo è un principio che viene applicato in modo coerente in tutte le federazioni nazionali europee».

«Perché in tutti i campionati esistono regole che impediscono a un proprietario di controllare due club, dato che esiste un rischio per l’integrità della competizione».

«Quindi cambiare questo principio richiederebbe ovviamente una valutazione molto attenta. E tutto riguarda anche la percezione: se i tifosi iniziassero a percepire che l’integrità delle competizioni potrebbe essere compromessa, allora questo rappresenterebbe un grande rischio per la competizione stessa, per gli organizzatori e per l’intero sistema».

L’impatto delle nuove norme del FPF

Tra gli altri temi toccati dal dirigente della UEFA, c’è anche la situazione legata al Fair Play Finanziario, in particolare per quanto riguarda il cosiddetto “squad cost ratio”, il rapporto tra i costi della rosa e il fatturato, uno dei paletti delle nuove normative introdotte poche stagioni fa.

«Vediamo che le regole stanno in qualche modo iniziando a incidere. Stanno avendo un effetto. Questo è mostrato anche dai dati, perché avete visto che il rapporto stipendi/ricavi, che non è esattamente lo stesso parametro che monitoriamo con lo squad cost ratio ma è un indicatore molto forte, è passato dal 67% due anni fa, al 65% lo scorso anno, al 63% quest’anno», ha spiegato Traverso.

«Quindi stiamo vedendo decisamente un miglioramento. Ci sono alcune cose che dovranno essere corrette, ma ovviamente questo è normale. Però, per dire che, come dicevo prima, stiamo tornando alla redditività, penso che servirà ancora un po’ di tempo».

nuovo fair play finanziario
(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

«Penso che una delle cose principali sia che la UEFA da sola può fare solo fino a un certo punto, cioè può regolamentare i club solo quando partecipano alle competizioni europee. Un ruolo importante è svolto dai campionati nazionali e dalle federazioni nazionali, e tutti dobbiamo lavorare nella stessa direzione».

«Ora sono stati fatti grandi sforzi con le regole di licenza per club. Queste vengono applicate in modo coerente in tutta Europa. Quando si tratta invece di regolamentazioni finanziarie, questo è più difficile».

«In Spagna, ad esempio, hanno regole molto rigide. Abbiamo visto che molti club sono stati impediti dal fare operazioni di mercato. In Italia hanno ora introdotto la regola del 70% quest’anno, che sarà monitorata tre volte all’anno. In Germania, da quello che ho sentito, voteranno presto per la stessa regola».

«E qui in Inghilterra la Premier League ha appena votato la nuova regola sul costo della rosa. Tuttavia, e questo penso sia molto importante, ciò che in superficie appare un po’ simile alla fine mostra grandi differenze. E diventerà difficile per i tifosi e per le persone capire come sia possibile che un club rispetti un insieme di regole e allo stesso tempo non rispetti un altro insieme di regole».

«Se prendiamo l’esempio, visto che siamo a Londra, delle nuove regole della Premier League, ci sono molte differenze in termini di tempistiche delle valutazioni, dettagli tecnici, eccetera. Ma la differenza principale è l’obiettivo».

«L’obiettivo della UEFA è la sostenibilità finanziaria. L’obiettivo della Premier League è anche la competitività, perché le regole sono state progettate in modo da rendere il campionato più competitivo e dare ai club che non partecipano regolarmente alle competizioni europee più margine operativo».

«Cosa significa? Significa che possono spendere l’85% per i giocatori, ed è tra l’85 e il 115%. Naturalmente ci sono alcune sanzioni nel mezzo, ma concentriamoci sull’85%».

«Questo è il 15% in più rispetto a quanto facciamo noi alla UEFA, che è il 70%. Quindi, se tutti i club della Premier League, teoricamente, spendessero tutti l’85%, significherebbe una capacità di spesa aggiuntiva di 300 milioni e finirebbero teoricamente con 400 milioni di perdite. Se lo si estende alla Premier League mondiale, si parla di una capacità di spesa aggiuntiva di 1 miliardo e teoricamente di 2 miliardi di perdite».

«Quindi vedete che questo creerà tensioni nel mercato, perché una maggiore capacità di spesa, sopra tutti i ricavi che vengono generati, aumenta la competitività e la capacità di attrarre talenti. E questo ovviamente sta creando, o inevitabilmente creerà, alcune tensioni».

«Ma se noi alla UEFA facessimo lo stesso, diciamo che domani decidiamo di spostare il rapporto dal 70 all’85%, questo significherebbe che i club europei, se tutti applicassero l’85%, registrerebbero 8 miliardi di perdite. E come vedete non possiamo farlo, perché il nostro obiettivo è migliorare la sostenibilità finanziaria e non comprometterla».