Dal calcio francese emerge una nuova fotografia delle conseguenze del crollo dei diritti televisivi della Ligue 1. Considerata la delicata situazione economica, con ricavi dalle emittenti crollati fino a circa 300 milioni di euro lordi in questa stagione (al netto delle trattenute), anche il valore di LFP Media, la controllata commerciale della Lega creata grazie all’apporto di 1,5 miliardi di euro da parte di CVC Capital Partners, è diminuito sensibilmente.
Secondo quanto riportato da L’Equipe, il fondo – che in passato è stato vicino a un accordo con la Serie A – ha rivisto al ribasso la valutazione del proprio investimento. Degli 1,5 miliardi di euro versati al calcio francese nel 2022, il fondo aveva contribuito con 750 milioni, finanziando il resto tramite debito.
Oggi CVC ritiene che il NAV (Net Asset Value, ovvero il valore patrimoniale netto) del proprio apporto da 750 milioni di euro sia ormai molto inferiore (intorno ai 200 milioni secondo alcune fonti). È questo, in ogni caso, il messaggio che il fondo sta trasmettendo ai propri investitori.
Per ricordare il contesto: quando il fondo è entrato nel calcio francese poco più di tre anni fa, acquisendo il 13% della filiale della LFP in cambio di 1,5 miliardi di euro, l’operazione valutava il 100% della società commerciale della Lega poco oltre gli 11 miliardi. Era il periodo in cui il valore dei diritti televisivi francesi veniva stimato in 1 miliardo di euro, come previsto nel business plan iniziale di LFP Media.
Tenendo conto della svalutazione dell’investimento di CVC, il prezzo che un broadcaster sarebbe disposto a pagare per acquisire la Ligue 1 oscillerebbe oggi tra 150 e 250 milioni di euro. Vale a dire persino meno rispetto a questa stagione, poiché il prossimo anno resteranno solo gli abbonamenti generati dal canale di Lega, senza più i 78,5 milioni di beIN per la nona partita né la compensazione di DAZN (85 milioni).
E a proposito di CVC, una fonte nel mondo della finanza ha così commentato la situazione: «Per chi pensava che CVC avesse fatto un affare ottenendo il 13% di LFP Media, se oggi gli si proponesse di rinunciare a quella quota e di riavere in cambio il miliardo e mezzo investito, firmerebbe subito, perché allo stato attuale non è vicino a recuperare il proprio investimento».