Gli ultimi scontri fra ultras hanno riacceso il dibattito intorno alla sicurezza negli stadi, tema che non è mai stato realmente abbandonato ma che sicuramente ha raggiunto un livello di attenzione maggiore dopo gli avvenimenti degli ultimi mesi.
Come riporta l’edizione odierna de Il Messaggero, il governo Meloni, e in particolare modo il Ministero dell’Intenro guidato da Matteo Piantedosi, sta elaborando una serie di direttive per consentire un maggior controllo della sicurezza pubblica durante gli eventi sportivi. Dall’introduzione di una control room all’istallazione di telecamere per ogni tornello, predisposte al riconoscimento facciale qualora si verificassero disordini dentro lo stadio. Ma non solo, a cambiare saranno anche le curve.
Per quanto riguarda proprio il cuore del tifo organizzato, nel settore ci sarà un massimo di 10mila posti a sedere, con punti di pronto soccorso e strutture organizzative che integreranno steward, Forze dell’ordine e vigili del fuoco. Questo punto in particolare sarà la base per la sicurezza di ogni impianto che voglia entrare nella lista che la FIGC dovrà presentare alla UEFA entro il mese di ottobre per gli Europei 2032. Si parla anche di accessibilità ed esercizio degli impianti sportivi. Un passaggio per certi versi obbligato, sancito dall’articolo 9 ter del decreto Sport, che ha demandato a un decreto del ministero dell’Interno, di concerto con quello dello Sport, il compito di fissare i nuovi paletti «in deroga alle procedure ordinarie».
Una particolare attenzione sarà dedicata alla videosorveglianza, provando ad avvicinarsi sempre di più alla capillare copertura presente all’Allianz Stadium di Torino, la casa della Juventus. In base al documento ministeriale, per gli stadi con capienza superiore a 10mila spettatori arriveranno le “control room”: impianti televisivi a circuito chiuso che consentiranno l’osservazione della zona spettatori e dell’area di servizio annessa allo stadio. Al prefetto la «facoltà» di adottare questi dispositivi anche in altri impianti in cui «se ne ravvisi la necessità».
Le control room dovranno garantire la visione «del generale e del particolare» di ogni specifico settore, la «riconoscibilità» dei volti anche nelle gare notturne, e la «copertura delle vie di accesso e di deflusso». Inoltre, viene prevista «la presenza di almeno una telecamera in ogni tornello», in modo tale da riprendere il volto degli spettatori al momento dell’ingresso, «auspicabilmente con un meccanismo di sincronizzazione tra lettura del biglietto e foto».
Accanto all’operatività della control room, ci sarà un sistema di diffusione sonora per le comunicazioni al pubblico e una nuova struttura organizzativa e di vigilanza: il gruppo operativo sicurezza (G.O.S). Coordinato da un funzionario di polizia designato dal questore, questo gruppo sarà composto da un rappresentante dei Vigili, dai responsabili della sicurezza e del pronto intervento per l’impianto e da un rappresentante del servizio sanitario, della polizia locale e della squadra sportiva ospite (presenza, quest’ultima, indicata come eventuale). Ci sarà anche un «piano per la sicurezza» da rispettare, che dovrà tenere conto delle prescrizioni imposte dalla Commissione provinciale di vigilanza.
Un altro punto importante nel piano del Viminale, c’è l’intenzione di ridisegnare la funzionalità degli stadi, in special modo gli spazi interni che riguardano strettamente la capienza dell’impianto. La capienza sarà data dalla somma dei posti a sedere e di quelli in piedi dove previsti, senza contare gli spazi per lo smistamento degli spettatori, da mantenere liberi. Ogni settore «non potrà eccedere il limite di 10mila spettatori». Una stretta necessaria per garantire maggiore «comfort» e «accessibilità». Per ciascun settore, in più, dovranno essere realizzati sistemi per impedire che i tifosi delle due squadre vengano in contatto tra loro o che gli spettatori si spostino da un settore all’altro. Nel decreto si fa accenno anche alla possibilità di realizzare una «divisione» all’interno di uno stesso settore, tra gruppi di spettatori, fermo restando il rispetto delle vie di uscita. Oltre all’assicurazione di posti per persone con disabilità su sedie a rotelle, il decreto mette in piedi anche un robusto sistema di assistenza: ogni 10mila spettatori dovrà essere previsto un «posto di pronto soccorso» con tanto di lavabo, telefono, acqua potabile, un lettino e due sgabelli.
Altro capitolo sostanzioso è quello delle norme anticendio: dall’illuminazione di emergenza alla rilevazione automatica, passando per la specificazione dei materiali qualificati da utilizzare. Per ogni impianto saranno richieste verifiche periodiche dell’idoneità statica che scatteranno al superamento dei dieci anni di vita della struttura: un modo per far sì che la sicurezza dell’edificio non sia connessa solo al singolo evento, ma rappresenti un requisito permanente.
Ovviamente queste nuove norme non valgono solamente per gli stadi di calcio, ma per tutti gli impianti sportivi italiani. Nel decreto, infatti, si «ammette» l’uso di questi impianti anche per «manifestazioni a carattere non sportivo», a condizione che vengano rispettate le destinazioni e le condizioni d’uso delle varie zone dell’impianto. Una attenzione particolare, come detto, sarà rivolta a quegli stadi che hanno intenzione di candidarsi per ospitare le partite di EURO 2032 che l’Italia dovrà co-organizzare con la Turchia.