Il mercato di gennaio del 2026 è stato complicato da un nuovo indicatore economico-finanziario, che ha sostituito i parametri precedentemente in vigore per stabilire la possibilità o meno dei club di operare durante la sessione dei trasferimenti. Nel dettaglio, la Serie A ha scoperto come funziona e quali sono le conseguenze del mancato rispetto dell’indicatore di costo del lavoro allargato: Napoli e Pisa sono stati i primi club che non hanno rispettato l’indice nel controllo, mentre le altre 18 società del massimo campionato hanno ottenuto il via libera.
Per questo motivo, per Napoli e Pisa era stato previsto in partenza un mercato a “saldo zero” (operazioni in entrata solo a fronte di uscite perfettamente compensative). Tuttavia, se il club toscano si è mosso nell’immediato con un aumento di capitale in grado di sbloccare la situazione (e ora può operare a pieno regime), il Napoli è ancora fermo al punto di partenza. Per questo motivo, il presidente Aurelio De Laurentiis sta spingendo con forza per modificare la norma che attualmente sta limitando l’operato del club partenopeo nella sessione di gennaio.
Il Napoli ha sempre giudicato paradossale il blocco imposto dalla normativa: pur non potendo contare su un fatturato paragonabile a quello di altre big, il club dispone di consistenti riserve di liquidità accumulate negli anni grazie a bilanci in utile e mai distribuite sotto forma di dividendi. Liquidità che al 30 giugno 2025 era pari a 174 milioni di euro, in calo dai 210 milioni di euro al 30 giugno 2024.
Risorse che, tuttavia, non rientrano tra gli strumenti oggi riconosciuti dalla FIGC per il ripianamento e quindi per lo sblocco del mercato. La ratio è tecnica: quelle somme, formalmente, non sono nella disponibilità del club, ma dei suoi azionisti. Proprio su questo punto si è concentrato il dibattito in Lega, che ha approvato – con sedici voti favorevoli, uno contrario (il Milan) e tre astenuti (Inter, Juventus e Roma) – la delibera che sarà sottoposta oggi al vaglio di un consiglio federale straordinario della FIGC. Un testo che include anche l’utilizzo delle liquidità accantonate tra le modalità per riportare l’indicatore del costo del lavoro entro i parametri consentiti.
Perché il Napoli ha il mercato bloccato? Come funziona il Costo del Lavoro Allargato
Ma per capire come siamo arrivati a questo punto, è importante fare un passo indietro e ricordare di cosa parliamo quando nominiamo l’indicatore del costo del lavoro allargato. Partiamo ricordando che a partire da gennaio, il controllo sulla salute economico-finanziaria dei club è cambiato. Nel marzo del 2024 è stato votato infatti un piano strategico voluto dal presidente della FIGC Gabriele Gravina, che ha definito l’addio all’indice di liquidità e l’adeguamento a un parametro internazionale, il CLA, appunto. Questo indicatore scenderà da 0,8 a 0,7 a partire dalla sessione estiva dei trasferimenti e per favorire l’investimento sui vivai, nonché la valorizzazione dei calciatori selezionabili per le Nazionali Azzurre, saranno esclusi dal numeratore il costo e i relativi ammortamenti dei calciatori italiani Under 23.
Nel nuovo quadro dei controlli economico-finanziari FIGC, l’Indicatore di Costo del Lavoro Allargato (CLA) è diventato uno degli strumenti più rilevanti per valutare la sostenibilità dei club di Serie A. Si tratta di un indice semplice nella forma ma decisivo nelle conseguenze: mette a confronto il costo complessivo del lavoro sportivo con i ricavi della società, determinando così quanto spazio reale ci sia per operare sul mercato.
Perché il Napoli ha il mercato bloccato? Le voci tra Costo del Lavoro Allargato e ricavi
L’indicatore funziona come un rapporto tra due variabili: da una parte il costo del lavoro allargato, dall’altra i ricavi. Il risultato deve mantenersi entro una soglia fissata dal Consiglio Federale su proposta della Covisoc. Superare quel limite significa ritrovarsi di fronte a restrizioni molto pesanti, che incidono direttamente sulle strategie sportive.
Ma cosa rientra nel costo del lavoro allargato? Di seguito, tutte le voci:
- costi per il personale sportivo (calciatori professionisti e allenatore della prima squadra, compresi eventuali tecnici a libro paga);
- ammortamenti e svalutazioni dei cartellini;
- costi degli agenti sportivi se non inclusi nel valore del cartellino.
Mentre il numeratore fotografa l’impatto del costo sportivo nell’esercizio, il denominatore tiene insieme tutte le principali fonti di ricavo della società. Non solo incassi operativi e proventi commerciali, ma anche la parte legata ai trasferimenti, che viene calcolata con una media su 36 mesi, in modo da evitare che una singola plusvalenza alteri eccessivamente l’indicatore.
Di seguito, le voci che rientrano invece nei ricavi:
- ricavi da vendite e prestazioni, contributi e proventi commerciali;
- sponsorizzazioni, pubblicità, diritti audiovisivi;
- ricavi da prestiti dei calciatori al netto dei costi;
- plusvalenze e altri proventi da trasferimenti, anch’essi al netto delle relative minusvalenze e calcolati come media degli ultimi tre anni.
Perché il Napoli ha il mercato bloccato? Scadenze e sanzioni
L’indicatore non è calcolato una sola volta. Le società devono presentare due versioni all’anno: la prima entro il 31 maggio, basata sui dati al 31 marzo; la seconda entro il 30 novembre, sui dati al 30 settembre. Ogni scadenza è collegata a una sessione di mercato: se il club sfora la soglia, non può operare liberamente nella finestra successiva.
Il mancato rispetto del rapporto comporta infatti il divieto di effettuare operazioni in entrata, salvo che il club dimostri alla Lega di aver generato un saldo positivo da cessioni, risparmi sugli stipendi o risoluzioni contrattuali. In queste condizioni, il mercato diventa possibile solo “a saldo zero” e senza possibilità di aumentare gli emolumenti dei giocatori già in rosa.
Inoltre, se l’indicatore peggiora nella verifica successiva, il blocco può estendersi anche alla sessione ancora da aprire. La sanzione scatta automaticamente anche se il club non comunica il prospetto richiesto. A quel punto, l’unica strada per tornare in regola è un intervento diretto dei soci, attraverso strumenti che rafforzino immediatamente la situazione patrimoniale.
Perché il Napoli ha il mercato bloccato? Come sbloccare la situazione
Tra le mosse che i soci possono effettuare per sbloccare il mercato (tenendo conto che un intervento non sgrava i club dalla necessità di riportare l’indicatore in equilibrio), sono previste le seguenti:
- versamenti in conto futuro aumento di capitale;
- aumenti di capitale già versati;
- versamenti in conto copertura perdite;
- finanziamenti soci postergati e infruttiferi;
- anticipo dei crediti.
Perché il Napoli ha il mercato bloccato? Cosa significa un mercato a “saldo zero”
Al momento, il Napoli non ha quindi utilizzato gli strumenti messi a disposizione dalle normative per ripianare la situazione e – in attesa di capire cosa succederà sul fronte delle riserve di liquidità – è costretto a un mercato “a saldo zero”. Ma come funziona esattamente? Con un mercato a saldo zero, un club può comunque procedere a nuovi acquisti solo se la Lega Serie A verifica l’integrale copertura economico-finanziaria dei relativi impegni.
La copertura deve risultare da un saldo positivo generato nella stessa sessione attraverso:
- cessioni di calciatori,
- altri trasferimenti,
- rinunce agli emolumenti,
- risoluzioni contrattuali.
Nel calcolo rientra non solo il saldo finanziario complessivo, ma anche la differenza tra il costo contrattuale residuo dei calciatori usciti (parte fissa e variabile ancora maturabile) e il costo contrattuale dei nuovi tesserati. Finché il provvedimento rimane attivo, inoltre, non è possibile rinegoziare al rialzo gli ingaggi dei calciatori già in rosa.
Nello specifico, infatti, la norma spiega: «Ai fini della definizione del saldo positivo si terrà conto, oltre che del saldo finanziario complessivo, anche della differenza tra il residuo costo contrattuale, comprensivo di parte fissa e variabile ancora maturabile, dei calciatori ceduti o con i quali sia intervenuta rinuncia agli emolumenti o risoluzione contrattuale e il costo contrattuale, comprensivo di parte fissa e variabile dei nuovi calciatori tesserati. Il costo contrattuale, comprensivo di parte fissa e variabile, di tutti i calciatori tesserati, non potrà essere oggetto di rinegoziazione in aumento fino alla revoca del provvedimento».