Tensioni, divisioni interne e accuse durissime: il momento della verità è arrivato. Questa mattina il presidente dell’AIA (Associazione Italiana Arbitri), Antonio Zappi, comparirà davanti al Tribunale federale di Roma: l’udienza è fissata per le 11, nella sede di via Campania.
La Procura federale gli contesta di aver favorito le dimissioni di alcuni dirigenti arbitrali attraverso comportamenti giudicati pressanti e non corretti. In particolare, avrebbe spinto all’uscita Ciampi e Pizzi, allora responsabili delle designazioni per Serie C e D, per liberare spazio agli ex fischietti Orsato e Braschi. Una eventuale condanna anche minima – due mesi e un giorno – basterebbe a determinarne la decadenza, considerata una precedente inibizione di dieci mesi già scontata.
Zappi, dal canto suo, respinge ogni addebito, ribadendo che la ristrutturazione dell’area tecnica dell’AIA sarebbe stata guidata esclusivamente da criteri di competenza, dedizione e merito. Resta però un clima pesante, che non può lasciare tranquilli gli arbitri.
La bufera che si è abbattuta sul presidente sembra quasi avere ripercussioni anche sui campi di gioco, alimentata dalle continue contestazioni sul VAR provenienti da allenatori e dirigenti. Al punto che il designatore Gianluca Rocchi ha ventilato nei giorni scorsi l’ipotesi di un passo indietro qualora venisse messa in dubbio la buona fede degli ufficiali di gara.
Il risultato – tra il caso che riguarda Zappi e le proteste per quanto sta accadendo sul campo – è un clima generale di sfiducia, con un fronte sempre più compatto contro la classe arbitrale. Una escalation di tensione che raggiunge il punto massimo proprio nei giorni dell’udienza su Zappi, destinata potenzialmente a ridisegnare gli equilibri dell’AIA.