Tether – il secondo maggiore azionista della Juventus dietro a Exor – ha annunciato in questi giorni il lancio di Scudo, una nuova unità di conto per Tether Gold pensata per riportare l’oro al centro dei pagamenti e renderlo accessibile a tutti, in un momento in cui l’interesse globale per il metallo prezioso – e i suoi prezzi – hanno raggiunto livelli record.
Nel 2025 l’oro ha toccato massimi storici, spinto dalle persistenti pressioni inflazionistiche, dall’incertezza sui tassi di interesse, dagli acquisti record delle banche centrali e da una crescente domanda di beni rifugio. In questo contesto, sempre più investitori si rivolgono all’oro per preservare il potere d’acquisto, riaprendo lo spazio per un ritorno del metallo prezioso come mezzo di pagamento diffuso, affidabile e trasparente. Un ruolo che l’oro ha ricoperto per secoli, prima che il passaggio alle valute fiat e alle politiche di espansione monetaria portasse, secondo Tether, a inflazione fuori controllo e a ripetute crisi economiche.
Il principale ostacolo, oggi, non è tanto la fiducia nel valore dell’oro quanto la sua utilizzabilità pratica. Con XAU₮, Tether ha già compiuto un primo passo decisivo, rendendo l’oro fisico un asset digitale, adatto a un’economia connessa e veloce come quella attuale. A questo si aggiunge il rilascio del WDK, un livello tecnologico che consente a sviluppatori, aziende e persino agenti di intelligenza artificiale di creare e distribuire facilmente wallet self-custodial, compatibili con qualsiasi dispositivo e sistema operativo, in grado di supportare XAU₮, altre stablecoin e Bitcoin.
Restava però un’ultima barriera da superare per rendere l’oro davvero utilizzabile nella vita quotidiana: la complessità delle transazioni e dei prezzi espressi in frazioni di oncia, spesso caratterizzati da lunghe sequenze decimali poco intuitive. È qui che entra in gioco Scudo. Scudo introduce un’unità di conto più semplice, seguendo una logica simile a quella delle suddivisioni monetarie che storicamente hanno reso le valute strumenti di scambio e non solo riserve di valore astratte. Per chi ha familiarità con Bitcoin, il parallelo è immediato: così come il “Satoshi” ha reso più maneggevole l’uso del BTC, Scudo punta a fare lo stesso per l’oro digitale.
Tecnicamente, uno Scudo equivale a un millesimo di oncia troy d’oro, o di XAU₮. Questa definizione consente una determinazione dei prezzi più chiara, trasferimenti più semplici e un utilizzo più intuitivo del valore garantito dall’oro. Invece di operare con frazioni decimali complesse, gli utenti possono effettuare transazioni in unità intere o parziali di Scudo, rendendo l’oro non solo una riserva di valore, ma anche un mezzo di scambio più pratico. Un bene o un servizio, ad esempio, può essere prezzato direttamente in Scudo, permettendo all’oro di integrarsi in modo più naturale nelle attività economiche quotidiane.
«L’oro sta dimostrando ancora una volta il suo ruolo di riserva di valore per eccellenza, accanto a Bitcoin», ha dichiarato Paolo Ardoino, CEO di Tether. «XAU₮ ha digitalizzato l’oro e ora, con Scudo, abbassiamo ulteriormente la barriera d’ingresso, consentendo a chiunque di possedere, prezzare e scambiare anche la più piccola frazione dell’asset più affidabile della storia. L’esperienza utente resta oggi la principale debolezza dell’industria degli asset digitali. In quanto Tether, la più grande storia di successo dell’inclusione finanziaria, con oltre 500 milioni di utenti nei mercati emergenti, rendere l’accessibilità una priorità assoluta è per noi fondamentale».
Tether ha ribadito che Tether Gold resta interamente garantito da oro fisico, custodito in caveau sicuri e verificabile on-chain attraverso gli strumenti di tracciamento degli asset messi a disposizione dall’azienda. L’introduzione di Scudo non modifica né la struttura né la copertura di XAU₮, ma offre un modo più semplice per misurare e trasferire valore in oro, soprattutto in una fase di prezzi elevati.
Il lancio di Scudo si inserisce nella strategia più ampia di Tether, orientata a modernizzare l’accesso agli asset tradizionali attraverso infrastrutture basate su blockchain, rendendo riserve di valore storicamente esclusive più inclusive, divisibili e utilizzabili nell’economia digitale.