La Coppa d’Africa 2025 non è soltanto una competizione continentale. È anche uno specchio fedele delle trasformazioni sociali, migratorie ed economiche che attraversano il calcio africano e, più in generale, il pallone a livello globale. Un’analisi del sito francese Foot Mercato sui luoghi di nascita dei giocatori convocati dalle 24 nazionali partecipanti mette infatti in luce un dato sorprendente: la Francia è il Paese in cui sono nati più calciatori presenti al torneo, pur non prendendo parte alla competizione. E nella sola Île-de-France (la regione transalpina il cui capoluogo è Parigi) sono nati più calciatori presenti al torneo di qualunque Paese africano.
Su un totale di 658 giocatori analizzati, ben 107 sono nati sul territorio francese, includendo anche i Dipartimenti e le Regioni d’Oltremare. Alle spalle della Francia si collocano Costa d’Avorio, Sudafrica, Egitto e Nigeria, tutte con numeri nettamente inferiori. E, in generale, oltre il 25% dei calciatori della Coppa d’Africa è nato in Europa.
Scendendo nel dettaglio geografico, emerge così un ulteriore elemento chiave: la Île-de-France si conferma come il principale bacino mondiale di nascita per i giocatori della CAN 2025, con 45 calciatori. Un dato che supera non solo altre regioni francesi, come la Provence-Alpes-Côte d’Azur, ma anche grandi aree metropolitane africane. La centralità di Parigi e della sua area urbana si riflette così anche nel calcio internazionale, rafforzando l’idea di una filiera che parte dai quartieri europei e arriva alle competizioni continentali africane. Tra gli altri, sono nati nella regione di Parigi Riyda Mahrez (l’ex Manchester City che gioca per l’Algeria), Rayan Aït-Nouri (difensore del Manchester City anche lui in forza all’Algeria), Evan N’Dicka (difensore della Roma e della Costa d’Avorio) e Seko Fofana (ex Udinese che gioca per la Costa d’Avorio).
Tra le selezioni, il Marocco rappresenta forse il caso più emblematico di questa interconnessione globale. La rosa marocchina è composta da giocatori nati in sei Paesi diversi: metà in patria, l’altra metà distribuita tra Spagna, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Canada. Un mix che racconta una diaspora ampia e strutturata, ma anche una strategia federale capace di integrare percorsi formativi differenti all’interno di un unico progetto sportivo.
Queste tendenze non sono casuali, ma affondano le radici nella storia. Le Comore, ad esempio, presentano numerosi giocatori nati in città portuali francesi, risultato diretto delle migrazioni legate al lavoro marittimo nel secondo dopoguerra. Ancora più netto il caso della Guinea Equatoriale, dove la maggioranza dei convocati è nata in Spagna, conseguenza del passato coloniale e dei legami giuridici e culturali che ne sono derivati.