La battaglia fra Paramount e Netflix, per acquisire Warner Bros. Discovery, aggiunge un nuovo capitolo. Nelle scorse ore, è stata aggiornata, grazie all’appoggio del miliardario Larry Ellison, l’offerta da 30 dollari ad azione, interamente in contanti. Non si tratta di un vero e proprio rilancio, ma comunque è stata aumentata la proposta di indennizzo per la rottura del rapporto contrattuale per allinearla a quella dell’offerta di Netflix, già accetata da Warner Bros. Discovery da 83 miliardi di dollari. L’offerta di Paramount per WBD è pari a 108,4 miliardi, in contanti, ma è stata rifiutata.
Inoltre, in una nota, Paramount Skydance ha garantito il sostegno economico di Larry Ellison all’offerta per Warner Bros. Discovery, rispondendo nel concreto alle perplessità sollevate dal consiglio di amministrazione di WBD. «Larry Ellison ha accettato di fornire una garanzia personale irrevocabile di 40,4 miliardi di dollari per l’offerta e di eventuali richieste di risarcimento danni contro Paramount», si legge. Inoltre, la società ha affermato che Ellison, padre del CEO di Paramount David Ellison, ha anche accettato di non revocare il trust di famiglia né di trasferire i suoi beni durante una transazione in corso.
In merito a questo nuovo aggiornamento è tornato a parlare Gerry Cardinale, fondatore di RedBird il fondo che controlla Milan e Tolosa, in una intervista a CNBC, e in prima fila al fianco della famiglia Ellison nell’affare WBD: «Non metterò una settima offerta quando la sesta non è stata ancora esaminata. La nostra offerta è superiore sia in termini di valore che di certezza di chiusura. Abbiamo tolto dal tavolo tutti gli elementi che ci hanno lanciato contro, tutti questi ostacoli, così da ottenere finalmente una valutazione corretta della nostra offerta. Nessuno ad oggi ci ha parlato. E nessuno ha parlato di valore».
«Il modo in cui abbiamo strutturato l’accordo, con equity commitment papers e una garanzia del trust che detiene tutti gli asset della famiglia Ellison, è di tipo standard – ha continuato Cardinale –. In nessun’altra operazione sarebbe successo quello che è successo qui. Ma abbiamo affrontato tutte le loro preoccupazioni: lo abbiamo fatto attraverso sei offerte. Mostrateci dove la nostra offerta da 30 dollari ad azione, 100% cash, con il nostro profilo regolatorio, è inferiore all’altra proposta. La realtà è che è superiore».
Una vicenda che non sembra potersi risolvere in breve tempo: «Siamo andati direttamente agli azionisti, e grazie a Dio in questo Paese esiste lo stato di diritto. Questioni politiche? Queste sono solo interferenze. Stiamo ancora cercando di arrivare alla prima base in questo accordo. Si tratta davvero del valore per gli azionisti. Scadenze? Abbiamo l’8 gennaio come deadline per la nostra tender offer. Lavoreremo durante le vacanze e nella prima settimana di gennaio per comunicare i benefici della nostra offerta agli azionisti. Vorremmo che i board fossero liberi di parlare con noi da qui ad allora. Se non accadrà, andremo direttamente agli azionisti e vedremo come andrà l’8 gennaio. Potremmo continuare a estendere la deadline finché non avremo una valutazione completa da parte di tutti gli azionisti».