Theo Hernandez: «Volevo restare al Milan, ma mi dissero: se resti sei fuori rosa»

«Quando sono arrivato c’erano Massara, Boban e Maldini, il mio idolo. Ibra è un top, ma dopo Paolo è cambiato tutto in peggio».

Theo Hernandez intervista Milan
(Foto: Abdullah Ahmed/Getty Images)

Dopo sei stagioni nel Milan, l’Arabia Saudita, insieme all’allenatore che tante volte ha sfidato nei derby della Madonnina. Theo Hernandez ha raccontato il suo addio ai rossoneri e la scelta di accettare l’offerta dell’Al-Hilal. Lo ha fatto in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport nei giorni della Supercoppa italiana. 

Partendo proprio da Simone Inzaghi, Theo ha spiegato: «Mi ha detto: “Andiamo a vincere insieme?”. So che all’Inter lo chiamavano “demone”. In campo una persona, fuori un’altra: un gentleman. Ogni tanto mi ha fatto qualche battuta sul fatto che l’anno scorso gli ho fatto perdere la Supercoppa qui a Riad, ma anche lo staff mi ricorda i derby o i duelli con Dumfries».  

Il laterale francese ha incontrato il Milan prima della semifinale di Supercoppa dei rossoneri: «Sì, prima della partita con il Napoli. Quando andai via non riuscii ad abbracciarli tutti come avrei voluto. Mi dispiace che abbiano perso. Ho detto “bravo” a Bartesaghi, che si merita tutto, e abbracciato Modric, con cui ho giocato a Madrid. Un genio: è di un altro livello. I dirigenti? Allegri, Tare e Ibra. Furlani non si è fatto vedere».  

Theo Hernandez dice che non sarebbe andato via dal Milan: «Mai. La mia priorità era restare». E critica l’evoluzione del club rossonero: «È la verità. Quando sono arrivato c’erano Massara, Boban e Maldini, il mio idolo. Ibra è un top, ma dopo Paolo è cambiato tutto in peggio». 

Tornando alla fine della sua storia con il Milan, Theo Hernandez ha aggiunto: «Avrei meritato un trattamento migliore. Non me l’aspettavo. Alcuni compagni mi spingevano a restare, ma quando un dirigente ti chiama e ti dice “se resti qui ti mettiamo fuori rosa” io che cosa posso fare? Cerco altro». 

Il calciatore torna anche sull’addio di Paolo Maldini: «Mi sono sentito spaesato. L’anno scorso io e Calabria ci presentammo a Milanello con la maglia di Paolo, a qualcuno non andò bene. Hanno strappato una bandiera per nulla. A parte Ibra, la mancanza di milanismo di sente».  

Per il futuro, Theo sogna di vincere il Mondiale e spera che partecipi anche l’Italia. Ma per quanto riguarda i club, anche un ritorno in rossonero non è da escludere, seppur a una condizione: «Ora voglio vincere qui. Ma finché ci sono certe persone non torno».