Il futuro degli stadi italiani verso gli Europei del 2032 ma non solo, è stato il tema al centro del convegno “EURO 2032 e oltre. Finanziamento e valorizzazione degli stadi come asset strategici”, andato in scena mercoledì 29 ottobre nella sede milanese di Clifford Chance, uno dei principali studi legali a livello internazionale.
Un momento di confronto promosso da Clifford Chance su progettazione iniziativa di Stella Riberti, responsabile dell’area sport & entertainment dello Studio in Italia, e moderato dal direttore di Calcio e Finanza Luciano Mondellini. Protagonisti istituzioni, club calcistici, investitori e operatori del settore, riunitisi all’ultimo piano del palazzo di Via Broletto in una sala gremita nonostante la pioggia incessante e le gare di Serie A in programma nella stessa giornata, a dimostrazione di un interesse sempre maggiore sul tema stadi e infrastrutturale per la business community italiana.
In particolare, il parterre degli ospiti era formato da politici, dirigenti e manager di altissimo profilo come:
- Paolo Marcheschi, Senatore e capogruppo di FdI nella 7ª Commissione permanente (Cultura, spettacolo e sport);
- Ezio Simonelli, presidente della Lega Calcio Serie A;
- Marco Polli, Managing Director, Bank of America;
- Gian Piero Sammartano, Global Co-Head of Sports Investment Banking, JP Morgan;
- Dario Mirri, Presidente, Palermo Football Club;
- Valerio Casagrande, Co-founder LEAP Sport Academy, CFO, ex Parma Calcio e Lega Serie B;
- Giuseppe De Palma, Head of Global Finance Markets in Europe, Clifford Chance.
L’introduzione è stata affidata a Paolo Sersale, Italy Managing Partner di Clifford Chance, che ha sottolineato come «il tema va ben oltre il calcio e gli Europei e riguarda anche altri sport che condividono l’urgenza di una migliore organizzazione, attrazione di investimenti e rafforzamento del fan engagement». Sersale ha spiegato che l’obiettivo dell’incontro era «favorire un dialogo concreto tra istituzioni pubbliche, club, investitori e operatori finanziari, rappresentati oggi da relatori di alto profilo».
Marcheschi: «L’attenzione del governo su sport e infrastrutture»
Ad aprire gli interventi istituzionali è stato il Senatore Paolo Marcheschi, che ha rimarcato la valenza economica e sociale dello sport: «Per questo governo e per questa legislatura l’asset del calcio è un asset importante, una leva per la crescita del Paese che tocca economia, salute e scuola». Marcheschi ha ricordato l’inserimento dello sport nella Costituzione come “punto di partenza” e ha illustrato il decreto-legge 96/2025, «che per la prima volta introduce un piano strategico per le infrastrutture sportive, con strumenti finanziari dedicati».
Il Senatore ha evidenziato come la nuova governance, con un commissario straordinario, «possa sbloccare i progetti e accelerare i cantieri», garantendo un modello applicabile non solo per EURO 2032, ma anche per grandi eventi come Milano-Cortina 2026 o i Giochi del Mediterraneo. «Abbiamo stadi vecchi di oltre 60 anni — ha aggiunto — e procedure complesse. Grazie alle nuove norme, la governance centralizzata viene affiancata da strumenti finanziari che potranno mobilitare risorse pubbliche e private, lasciando un’eredità tangibile al Paese».
Simonelli (Lega Calcio Serie A): «Passi avanti sugli impianti, ma non basta»
A seguire, Ezio Simonelli, Presidente della Lega Calcio Serie A, ha ribadito il ruolo centrale delle infrastrutture per il futuro del calcio italiano. «Negli ultimi giorni abbiamo fatto due passi avanti. Il primo con la nomina del commissario Sessa, una scelta vincente. Nei giorni scorsi ho incontrato la presidente Meloni e abbiamo condiviso che l’investimento sugli stadi è fondamentale per il Paese».
Simonelli ha ricordato come i progetti di ristrutturazione e costruzione previsti per EURO 2032 possano «generare 3,2 miliardi di investimenti e 5,6 miliardi di incremento del PIL, oltre a un flusso turistico aggiuntivo di 300 milioni l’anno». Il presidente della Lega ha poi citato il caso di Milano: «Il secondo passo avanti è stato la delibera per la vendita di San Siro, che è arrivata tardi, ma finalmente è arrivata, nonostante una gestione quasi tragicomica a livello politico. San Siro ha cento anni: servono stadi moderni, accoglienti e multifunzionali. La politica ora sta facendo la sua parte, noi anche».
Chi è Massimo Sessa, il nuovo commissario per gli stadi verso EURO 2032 e non solo
Polli (Bank of America): «Come si finanzia uno stadio»
Il primo panel, dedicato a “Impianti sportivi sostenibili: strategie di sviluppo e finanziamento nel calcio”, si è aperto con l’intervento di Marco Polli, Managing Director di Bank of America, che ha approfondito i modelli finanziari applicabili ai progetti infrastrutturali.
«Ogni stadio ha una storia diversa e quindi richiede risposte specifiche — ha spiegato. Ci sono sostanzialmente tre macro-fasi nel ciclo di vita di uno stadio, dalla “pre – construction” alla “construction” alla piena operatività, che implicano ciascuna fonti di finanziamento e soggetti investitori diversi. All’inizio, quando il profilo di rischio è maggiore, troviamo banche commerciali, fondi di private credit, ma talvolta anche USPP investors, cioè i soggetti che si muovono nel mercato (US) del private debt. È un mercato liquido, flessibile, i cui investitori però intervengono più spesso nell’ultima fase, quando il profilo di rischio è minore perché si vede il traguardo del progetto». Polli ha però sottolineato come gli USPP investor e tutti gli altri soggetti menzionati – sia pubblici che privati – possano coesistere nelle diverse fasi del progetto.
Sul piano economico, ha aggiunto: «La sostenibilità dello stadio non passa solo da ticketing o dall’hospitality, ma anche da food & beverage, merchandising, musei e naming rights. C’è molto che può portare il progetto del nuovo stadio, sebbene l’incidenza di queste voci dipenda da club a club. Lo stadio dovrebbe essere un asset da sfruttare 365 giorni l’anno, ed è da lì che discende quel valore economico che permette di supportare la sostenibilità del progetto oltre all’attrattività del piano stesso».
Sammartano (JP Morgan): «Servono progetti solidi e credibili per attrarre capitali»
Gian Piero Sammartano, Global Co-Head of Sports Investment Banking di J.P. Morgan, si è concentrato sulle condizioni che rendono finanziabile un progetto. «Prima di lavorare alla strategia di finanziamento — ha detto — bisogna costruire un progetto solido, con ipotesi commerciali credibili, un adeguato supporto degli stakeholder pubblici e una struttura contrattuale che riduca il rischio di costruzione».
Ha spiegato i tre indicatori chiave per gli investitori: «La forza del club e della fan-base, la location e la solidità della proprietà. Quest’ultimo aspetto non va sottovalutato». Non è secondario, inoltre, il tema delle agenzie di rating: «Il loro giudizio è fondamentale in operazioni di questo tipo che coinvolgano USPP investors».
Nel complesso le prospettive di finanziabilità dei progetti sono favorevoli: «Il settore sport è sicuramente attraente, soprattutto in questa fase di mercato», ha proseguito. «Ma ci sono alcuni elementi necessari: il progetto deve essere credibile nelle ipotesi relative ai costi di costruzione, alle tempistiche e ai flussi commerciali. Inoltre, è necessaria una cornice giuridico-legale ben definita, che minimizzi i rischi di ritardi e interventi che possono sviare il progetto – ha aggiunto. Quindi ben venga la presenza di un commissario che aiuti nell’iter burocratico. Il terzo tema è la necessità di ottenere un rating da un’agenzia specializzata, il che dà forza contrattuale con gli investitori USPP. Se questi elementi vengono ben indirizzati, ci si può aspettare una buona domanda da parte degli investitori istituzionali».
De Palma (Clifford Chance): «Fondamentale l’identificazione dei flussi di cassa»
Dal punto di vista legale, Giuseppe De Palma, Head of Global Finance Markets in Europe di Clifford Chance, ha evidenziato come la struttura dell’operazione sia centrale per la bancabilità: «Non si tratta tanto di isolare l’immobile, quanto piuttosto i flussi economici generati dallo stadio, che devono essere destinati al rimborso del debito. Gli investitori non guardano principalmente al valore patrimoniale, ma alla capacità dell’asset di generare cassa. Per questo, ha spiegato, è fondamentale identificare in modo preciso – sotto il profilo creditizio, contrattuale e strutturale – i flussi aggiuntivi derivanti dallo stadio che possono essere destinati al servizio del debito. Questo serve a far sì che una serie di rischi possano essere gestiti».
De Palma ha citato il caso di Milano, dove «la coesistenza di due club nello stesso impianto introduce ulteriori complessità nella gestione dei flussi e nella ripartizione delle responsabilità sul debito». Sul rapporto pubblico-privato ha osservato: «La co-gestione è articolata per definizione. È difficile che un soggetto pubblico possa sostenere un’operazione di queste dimensioni: serve un approccio chiaro e privato».
Ha infine rimarcato come la proprietà pubblica o privata dello stadio incida sulla capacità di massimizzare il potenziale commerciale dalla struttura, specie in termini di capacità di ulteriore sviluppo commerciale delle aree limitrofe e, di conseguenza, di solidità del regime di flussi a copertura del debito.
Mirri (Palermo): «Serve coraggio, basta alibi»
Il presidente del Palermo Dario Mirri ha portato la prospettiva dei club, di proprietà di un colosso come il City Football Group: «Lo stadio è un luogo di culto, parte dell’identità di una squadra e della città. E per me, visto che si chiama col nome di mio zio Renzo Barbera, è doppiamente importante. Ma serve innovazione, senza perdere il legame con il territorio». Un tema su cui il club rosanero si è quindi mosso da tempo: «Ci poniamo il tema dello stadio già da tempo e ora siamo pronti, rispondendo agli indici di cui si parlava tra fan-base, location e la solidità della proprietà – ha spiegato. L’arrivo del City Football Group è stato una buona notizia per il calcio italiano, ha grande visione e ambizione. Siamo meno preoccupati di qualche settimana fa, siamo già quasi in una fase di assegnazione del progetto».
Mirri ha tuttavia ricordato la complessità della situazione palermitana, tra vincoli urbanistici e sovrapposizione di competenze, ma si è detto ottimista: «Noi viviamo una ulteriore difficoltà, perché i terreni sono della Regione e lo stadio è del Comune, una situazione pirandelliana. Oltre ad essere inserito nel Parco della Favorita. Il commissario può essere decisivo per superare la burocrazia. Quindi basta alibi per tutti». Infine, il numero uno del club rosanero ha aggiunto anche una riflessione sul ruolo del settore pubblico: «È illogico che l’amministrazione pubblica debba investire in stadi usati da un solo soggetto, il club. Gli impianti devono essere assegnati nel lunghissimo periodo nei modi previsti dalla legge, in proprietà, in diritto di superficie o in concessione ultra pluriennale, a chi li vive e li fa funzionare ogni giorno, ed è disposto ad investire».
Casagrande (LEAP Sport Academy): «Rinnovare l’esistente è una chiave di successo»
Ha chiuso il panel Valerio Casagrande, co-founder di LEAP Sport Academy ed ex CFO del Parma Calcio 1913, indicando i tre “takeaways” di valenza generale ricavati dalla sua esperienza, legata anche al progetto del nuovo stadio di Parma: «Primo, semplificare la burocrazia: il commissario è un passo avanti. Secondo, lavorare sul rinnovamento dell’esistente: è più sostenibile e pragmatico. Terzo, serve un cambio culturale: non fare nulla è un rischio maggiore, perché gli stadi non rinnovati diventano obsoleti e improduttivi. Con i nuovi stadi, il punto massimo di rischio è la costruzione, poi il profilo di rischio diminuisce: si producono più reddito e più flussi di cassa, questo migliora la solidità della società e la rende anche più attraente», ha concluso.