«Le aspettative sono molto alte, in me prevale la voglia di riportare in alto questo grande club»: sono le prime parole di Luciano Spalletti da nuovo allenatore della Juventus. «Ho rispetto del lavoro di Tudor, lo saluto calorosamente e so che è una persona vera e un professionista esemplare – ha proseguito dalla sala conferenze dell’Allianz Stadium – troverò una squadra in buone condizioni, ma dobbiamo lavorare».
Sui prossimi obiettivi, Spalletti è chiaro: «Per un club come la Juventus è necessario tornare in Champions, ma le altre corrono forte: dobbiamo lavorare». E ha aggiunto: «Se non avessi creduto nelle potenzialità di questa squadra, perché avrei dovuto accettare un contratto da otto mesi? Nessuna difficoltà ad accettare un contratto così. È una rosa che ha qualità, ci vedo la possibilità di rimettere le cose a posto. Dovremo essere squadra, un gruppo che capisca cosa deve fare in campo. È tutto molto stimolante per me in questa sfida».
Poi, uno sguardo al futuro e alle ambizioni: «Spero di rientrare nel giro scudetto, perché no? Lo commentavamo con i giocatori: le intenzioni devono essere al massimo. Il massimo è rientrare nel giro scudetto, vogliamo provarci. Mancano ancora 29 partite, sono tante. Nei miei tanti anni di carriera ne ho viste di tutti i colori: non vedo perché io mi debba accontentare».
In chiusura, una battuta sulla sua esperienza a Napoli e su alcune dichiarazioni di quel periodo: «Io ho lasciato qualcosa in tutte le città dove ho allenato. A Napoli è venuta fuori una cosa superiore per la bellezza del calcio fatto e per quello che abbiamo portato a casa, uno Scudetto bellissimo. Ho instaurato un rapporto con quel campionato e con quella gente particolare, per me rimarrà tutto intatto. Per me non cambierà niente, avrò sempre tantissimi amici a Napoli, perché poi ci tornerò ed è una città che rimarrà sempre nel cuore aldilà delle scelte professionali».
«Questo fatto di estrapolare quello che io ho detto su Napoli e della fine del rapporto di quel contratto lì, che non mi sarei messo nessuna tuta di un’altra squadra, riguardava quella stagione lì. Io dissi al presidente che se mi avesse lasciato libero sarebbe stato meglio, ma non per andare in un’altra squadra. In quella stagione non avrei messo nessuna tuta di altre squadre, come poi ho fatto. E’ chiaro che poi non devo smettere di fare l’allenatore perché sono stato un anno al Napoli. Dopo quella stagione era chiaro che sarei dovuto andare a fare altre esperienze, altre conoscenze. Questo fatto di chi va a prendere questa cosa per attaccare, che si sappia che vuol dire decontestualizzare una cosa dalla realtà», ha concluso.