Negli ultimi anni il tema delle proprietà straniere nel calcio italiano è diventato sempre più centrale. Oggi più della metà dei club di Serie A e Serie B è controllata da investitori esteri: magnati americani, fondi di private equity, famiglie industriali e gruppi finanziari che vedono nel nostro calcio un’opportunità di business.
Un fenomeno che non riguarda più soltanto i grandi club, ma che si è esteso anche alle realtà medio-piccole, come dimostra l’ultima operazione: il passaggio del Monza dalla Fininvest della famiglia Berlusconi al fondo statunitense Beckett Layne Ventures.
👉 Ne abbiamo parlato in dettaglio nel nuovo video pubblicato sul canale YouTube di Calcio e Finanza: “Proprietà straniere in Italia. I nuovi trend: dai top club alle medio-piccole”.
Serie A: 11 club su 20 in mani straniere
Attualmente in Serie A 11 società su 20 hanno una proprietà estera. Alcuni esempi:
- Atalanta: 55% a una cordata guidata da Stephen Pagliuca (Bain Capital, USA).
- Bologna: controllato quasi al 100% dal canadese Joey Saputo, leader nel settore lattiero-caseario.
- Como: nelle mani della famiglia indonesiana Hartono, patrimonio stimato 50 miliardi di dollari.
- Fiorentina: di Rocco Commisso (Mediacom, USA).
- Genoa: 77% a Dan Șucu (Mobexpert, Romania).
- Inter: proprietà al fondo americano Oaktree.
- Milan: controllato da RedBird Capital Partners (USA).
- Roma: 100% del gruppo Friedkin (Toyota USA).
- Parma: di Kyle Krause, imprenditore statunitense.
- Pisa: diviso tra Giuseppe Corrado e l’imprenditore russo-americano Alexander Knaster.
- Hellas Verona: 100% di Presidio Investors (USA).
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Serie B: sempre più club nel mirino
Non solo Serie A: anche in Serie B gli investitori internazionali sono protagonisti. Sono otto i club legati a fondi o proprietà straniere, tra cui Cesena, Monza, Palermo, Sampdoria, Spezia e Venezia.
Il motivo? I costi di acquisizione sono molto più bassi rispetto ai grandi club di Serie A. Un esempio lampante: la valutazione del Monza dopo la retrocessione, scesa a circa 45 milioni, meno della metà del fatturato 2024.
Perché i fondi guardano ai club medio-piccoli
Dietro l’aumento delle proprietà straniere nel calcio italiano ci sono motivazioni precise:
- Prezzo d’ingresso più basso rispetto ai big club.
- Possibilità di crescita e valorizzazione del club attraverso plusvalenze sui calciatori.
- Città attrattive e tifoserie solide, che rendono appetibili società storiche anche in cadetteria.
- Strategie di uscita: dopo 5-7 anni l’obiettivo è rivendere con una forte plusvalenza.
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Le sfide dei grandi club
Se per le medio-piccole l’obiettivo principale è la sostenibilità e l’aumento di valore nel medio periodo, per i grandi club la sfida è più complessa. Qui la necessità di vincere impone investimenti non sempre razionali dal punto di vista economico: trattenere campioni, sostenere ingaggi elevati e allo stesso tempo cercare di far quadrare i conti.
È il caso di Milan e Inter, controllati rispettivamente da RedBird e Oaktree, che puntano molto anche sul progetto del nuovo stadio per aumentare ricavi e valore complessivo.
Il trend è chiaro: il calcio italiano attira sempre più proprietà straniere, non solo nei top club ma anche nelle realtà medio-piccole. Un fenomeno che sta trasformando il nostro campionato da un punto di vista finanziario e sportivo, avvicinandolo sempre di più alle logiche del business internazionale.
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