Armani, chi eredita l’impero: sullo sfondo l’ipotesi Borsa

L’imprenditore aveva definito la successione del gruppo da anni, ma non si esclude l’entrata in scena di un nuovo investitore straniero.

Armani
Giorgio Armani (Foto: OLIVIER MORIN/AFP via Getty Images)

Ieri Giorgio Armani è scomparso all’età di 91 anni. Profondo cordoglio da parte delle istituzioni italiane e non solo e indetta una giornata di lutto nella città di Milano, tanto amata dal Re della moda italiana.

Come riporta l’edizione odierna de Il Sole 24 Ore, negli ultimi anni lo stesso Armani aveva lavorato con grande attenzione e meticolosità anche sul tema della successione del gruppo da lui stesso fondato. «Finché vivrò, sarò io il padrone», aveva dichiarato dopo una sfilata.

Ora si dovrà attendere l’apertura del testamento, ma a quanto filtra Armani e i suoi collaboratori hanno predisposto tutto nei dettagli. «Per la successione – aveva spiegato in passato lo stesso imprenditore – credo che la soluzione migliore sarebbe un gruppo di persone fidate, a me vicine e scelte da me». Un ruolo rilevante per la Fondazione Armani e un richiamo esplicito ai familiari: le due nipoti Silvana e Roberta (figlie del fratello Sergio, scomparso), il nipote Andrea Camerana (figlio della sorella Rosanna) e Leo Dell’Orco, spesso descritto come il suo braccio destro nella parte gestionale e creativa.

Un documento del 2016, aggiornato due anni fa, aveva delineato il piano: Giorgio Armani deteneva il 99,9% del gruppo, mentre lo 0,1% era già della Fondazione che porta il suo nome. Proprio la Fondazione, nata quasi 10 anni fa per volontà di Dell’Orco e del banchiere Irving Bellotti (amministratore delegato di Rothschild Italia e storico advisor dello stilista), sarà il perno per garantire continuità all’azienda.

Il nuovo assetto prevede sei categorie di azionisti (dalla A alla F, oltre ad alcune senza diritto di voto), tutte uguali per quanto riguarda i dividendi. Gli eredi-soci divideranno il capitale insieme alla Fondazione e designeranno il nuovo consiglio di amministrazione, nel quale già siede Andrea Camerana dal 2017. Alcune categorie di azionisti avranno però privilegi specifici: il triplo dei voti e la facoltà di nominare l’amministratore delegato. La ripartizione stabilita assegna ai soci A il 30% del capitale, ai soci F il 10% e agli altri il 15%.

Se da un lato dunque la governance appare già tracciata, dall’altro restano aperti scenari più finanziari. Tra le ipotesi figura la quotazione in Borsa della Giorgio Armani Group entro un arco di cinque anni, con una regia condivisa tra eredi, management e Fondazione.

I numeri del gruppo lo rendono appetibile per i mercati: Forbes stima un patrimonio vicino ai 12 miliardi. Oggi Armani non significa solo moda, ma anche ristorazione e hotellerie a livello internazionale. Nonostante un anno complesso per il settore del lusso, nel 2024 il gruppo ha registrato 2,3 miliardi di fatturato e quasi 400 milioni di ebitda, con una liquidità che sfiora il miliardo e utili per circa 600 milioni in quattro anni, in parte distribuiti come dividendi.

Accanto all’ipotesi della Borsa, rimane sul tavolo quella di eventuali acquirenti. Il dossier è seguito da tempo dalle grandi banche d’affari globali. Gli osservatori ritengono plausibile l’interesse di colossi internazionali della moda, in primis Lvmh, che più volte in passato ha tentato di avvicinarsi allo stilista italiano. Allo stesso modo non vanno esclusi i grandi fondi di private equity, come CVC, Blackstone e Kkr.