Perché il Tottenham è uno dei club più affascinanti d'Inghilterra anche se non vince?

Dai contratti TV miliardari agli stadi che diventano dei veri e propri centri commerciali dello sport, il divario tra il calcio europeo e quello italiano è sempre più evidente.

Premier quante squadre in Champions
(Foto: Richard Heathcote/Getty Images)

Il divario tra il calcio europeo e quello italiano è sempre più evidente. Dai contratti TV miliardari agli stadi che diventano dei veri e propri centri commerciali dello sport.

La Serie A sta davvero facendo fatica a stare al passo e se qualcosa non cambia rischia di perdere la sua competi͏tività. Vediamo perché l’Italia ha bisogno di recuperare terreno e come può fare per ri͏sollevarsi.

I grandi team europei attirano l’attenzione di tutto il mondo, in particolare la Premier League. Se sei interessato ai match dei grandi team come il Tottenham, su hellotickets.it trovi i biglietti direttamente online e puoi programmare in anticipo il tuo viaggio all’insegna dello sport. Ma veniamo al punto, perché la Premier League guadagna così tanto rispetto alla Serie A? I ricavi al botteghino non sono paragonabili, perché i fan sono disposti a pagare di più per seguire i grandi club inglesi rispetto a quelli italiani?

La risposta è molto semplice: il calcio europeo sta ottenendo record su record, mentre la Serie A si trova in una situazione finanziaria molto delicata. Il divario c’è, è inutile negarlo, ma forse si può fare qualcosa per colmarlo. Prima di tutto, bisogna cambiare mentalità e avere il coraggio di investire.

Diritti TV: un gap che pesa miliardi

La differenza più grande la sia con i diritti TV. La Premier League ha firmato per il quadriennio 2025-29 il più grande accordo domestico mai visto: 6,7 miliardi di sterline solo per il mercato interno. Al contrario, la Serie A ha assegnato i diritti 2024-29 a DAZN e Sky per circa 4,5 miliardi di euro complessivi.

Perché tutta questa differenza?

  • Audience globale della Premier rafforzata da slot orari pensati per l’Asia e per l’America.
  • Packaging dei diritti: gare spacchettate e vendute in tanti micro-lotti che alzano l’asta.
  • Stabilità regolamentare: i club inglesi conoscono le regole di distribuzione anni prima e possono pianificare.

Senza delle riforme radicali sul fronte dei diritti esteri, dove l’Italia vale meno di un quinto dell’Inghilterra, agganciare la concorrenza resterà un’utopia.

Stadi pieni, stadi vuoti: la differenza di match-day

Il calcio vive anche, e soprattutto, del pubblico dal vivo. Nel 2024-2025 la Serie A ha toccato 30842 spettatori di media, un ottimo dato, ma lontano dai livelli di saturazione quasi totale degli impianti inglesi e tedeschi. Negli stadi della Premier l’occupazione sfiora il tutto esaurito a ogni turno: un circolo virtuoso che alza i prezzi, che spinge il merchandising e che attira gli sponsor locali.

Quali sono i principali ostacoli italiani?

  1. Età degli impianti: l’80% degli stadi di Serie A risale a prima degli anni ’90.
  2. Gestione comunale: pochi club possiedono lo stadio, senza una proprietà diretta è difficile investire nell’hospitality e nei servizi.
  3. Burocrazia urbanistica: i progetti di San Siro, Firenze o Roma testimoniano degli iter lunghissimi e molto incerti.

Modello di business e brand globali

I grandi club europei hanno imparato a sfruttare il marchio oltre il campo di calcio. Ecco un caso emblematico: il Real Madrid è diventato il primo club a superare gli 1,05 miliardi di euro di ricavi annui secondo la Football Money League 2025. L’Italia, invece, ha solo la Juventus nelle prime dieci posizioni e fa fatica a espandere il brand fuori dal Paese.

Le leve principali usate all’estero sono tre:

  • Tour estivi in USA e in Asia che moltiplicano i contratti commerciali.
  • Partnership tecnologiche (NFT, fan-token, piattaforme OTT proprietarie).
  • Stadium naming rights e district commerciali attorno all’impianto.

Senza un salto di mentalità, per esempio passare da club sportivo a media & entertainment company, la Serie A resterà dipendente dai risultati sportivi. Che, per carità, contano moltissimo, ma non sono tutto.

Le mosse per rilanciare il calcio italiano

Ecco una breve road-map realistica che la Lega, i club e le istituzioni dovrebbero seguire per risollevare il destino della Serie A:

  • Snellire le procedure per i nuovi stadi con norme alla inglese basate su dei tempi certi e sugli incentivi green.
  • Centralizzare la vendita internazionale dei diritti con una regia unica che promuova lo storytelling, gli highlights multilingua e i pacchetti per i fusi orari extra-europei.
  • Creare un salary-cap soft legato ai ricavi per evitare boom-and-bust e per rilanciare gli investimenti giovanili.
  • Spingere sul turismo sportivo collaborando con le piattaforme digitali e con dei pacchetti “match + città d’arte” ideali per il pubblico estero.

Solo se questi interventi viaggiano insieme, l’Italia potrà colmare in pochi anni quel gap che oggi vale miliardi.

Insomma, i numeri non mentono: i diritti TV più ricchi, gli stadi moderni pieni e i brand globali rendono il calcio europeo un business decisamente più redditizio di quello italiano. Ma l’Italia possiede ancora un fascino e una cultura calcistica unici. Con delle riforme mirate e una visione più internazionale, il pallone tricolore può tornare protagonista non solo sul campo, ma anche nei bilanci. La palla, adesso, passa alla Lega, ai club e alle istituzioni: il tempo dei rinvii è finito.