Calendario, Mondiale per Club e campionati: perché Leghe e calciatori fanno causa alla FIFA

La Commissione Europea valuterà l’esposto presentato da Leghe e calciatori: uno scontro che vede al centro il calendario sempre più compresso.

Calendario Mondiale per Club 2025
Gianni Infantino (Foto: Francois Nel/Getty Images)

Lo scontro ora è totale. Le leghe e i calciatori da un lato, la FIFA dall’altro: in mezzo il calendario internazionale, sempre più compresso e sempre più pieno di partite e tornei. Oggi infatti FIFPRO e l’associazione delle Leghe Europee (tra le quali anche la Liga spagnola, che era uscita dall’associazione ma che la affianca in questo caso specifico) hanno annunciato ufficialmente la loro volontà di depositare un reclamo alla Commissione Europea contro la FIFA per abuso di posizione dominante.

Tutto nasce a fine dicembre 2022, quando il Consiglio FIFA approva il nuovo calendario internazionale fino al 2030, in cui viene ufficializzato in particolare il nuovo Mondiale per Club a 32 squadre del 2025, che si aggiunge al nuovo Mondiale a 48 che vedrà la luce nel 2026: una decisione che, secondo le Leghe e i calciatori, è stata presa senza tenere conto delle esigenze né delle competizioni domestiche né dei calciatori. Tutte decisioni quindi unilaterali, senza consultare leghe e calciatori ma che impattano sui campionati nazionali anche a livello economico, oltre che sulla salute dei giocatori.

L’obiettivo non è quello di rivoluzionare i calendari, ma di aprire un tavolo di confronto per cercare una soluzione che sia positiva per tutte le parti. Una soluzione che, ad esempio, non può essere quella di accorpare ulteriormente le pause per le nazionali, dopo aver già unito quelle di settembre e ottobre in una unica sosta a partire dal 2026.

Mondiale per Club ma non solo: il tema del contendere

Ma sono diversi i temi di calendario che stanno creando non pochi problemi alle leghe. A partire dalla questione del Mondiale per Club, che non è tuttavia l’unica al centro della decisione di presentare l’esposto alla Commissione Europea. Il problema, secondo leghe e calciatori, non è tanto il torneo in quanto tale, che viene considerato come una competizione che la FIFA ha totale legittimità di organizzare, quanto piuttosto la sua calendarizzazione a cavallo di due stagioni sportive, decisione che ha creato ulteriori problemi anche alla luce del fatto che al momento mancano ancora le risposte su tanti temi legati alla disputa del Mondiale per Club, dalla vicenda dei contratti al tema dei ricavi.

Al momento, infatti, non sono state fornite tutte le indicazioni necessarie alle squadre che parteciperanno al torneo, né sono stati creati tutti quegli adeguamenti normativi relativi a una competizione che si disputa a cavallo di due stagioni. Il ricorso quindi non è contro il Mondiale per Club: la posizione delle leghe è che il Mondiale per Club si disputi, ma che venga fatto per bene.

Ma non è solo il nuovo torneo per club al centro dei problemi. Il Mondiale per nazionali del 2026, allargato a 48 squadre, porterà anche all’allungamento a 39 giorni della durata del torneo, rispetto ai 32 giorni del 2018 e ai 29 giorni del torneo 2022: un impatto che sembra di poco conto per i campionati nazionali, ma che porterà invece a date ancora più compresse. Con conseguenze negative per le leghe, che dovranno trovare soluzioni: non potendo giocare ogni due giorni invece che tre, si parla ad esempio di un turno infrasettimanale in più, praticamente costringendo le squadre a scendere in campo sempre (alla luce anche della nuova Champions e dei nuovi format delle altre coppe europee). In sostanza, è la posizione delle leghe, dovranno essere trovate situazioni per trasformare la miopia della FIFA in soluzioni adatte per i campionati.

Ma c’è ad esempio anche il fatto che, nonostante il Mondiale per Club, venga ancora disputata la Coppa Intercontinentale, oltre alla questione mai risolta della Coppa d’Africa diventata biennale e durante la stagione, che continua a creare problematiche non di poco conto.

La dura replica della FIFA

Attacchi a cui la FIFA ha replicato con un duro comunicato. «Alcune leghe in Europa – esse stesse organizzatrici e regolatrici delle competizioni – agiscono con interesse commerciale, ipocrisia e senza considerazione per tutti gli altri nel mondo. A quanto pare, questi campionati preferiscono un calendario ricco di amichevoli e tournée estive, che spesso comportano lunghi viaggi in tutto il mondo», l’attacco della FIFA in una nota. «Al contrario, la FIFA deve tutelare gli interessi generali del calcio mondiale, compresa la tutela dei giocatori, ovunque e a tutti i livelli del gioco», conclude il comunicato dell’organismo presieduto da Gianni Infantino.

Intanto, però, leghe e calciatori hanno aperto nuovi fronti: i sindacati dei giocatori inglesi, francesi e italiani hanno avviato un’azione presso il tribunale commerciale di Bruxelles a giugno, ritenendo che «le decisioni della FIFA violino i diritti dei giocatori e dei loro sindacati garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e potenzialmente violino anche il diritto della concorrenza dell’UE», chiedendo per questo un intervento della Corte di Giustizia dell’Unione Europa. Sede scelta non a caso, ovviamente, visto il potenziale impatto della sentenza legata alla Superlega su tutte le situazioni legate a possibiili abusi di posizione dominante.