Abodi: «Non vogliamo mettere le mani sul calcio. Ius soli sportivo? Bisogna intervenire»

Il presidente del CONI ha commentato poi le elezioni federali: «Per riflessione all’interno del sistema calcistico italiano, intendevo ben altro. Se la ripartenza è questa, non ci siamo».

Serie A commissione bilanci dei club
Andrea Abodi (Foto: Marco Rosi/Getty Images)

Mentre lo sport italiano si prepara ad affrontare i Giochi Olimpici di Parigi, il calcio italiano è alle prese con l’ennesimo tentativo di rivoluzione, dopo l’eliminazione agli ottavi di finale di EURO 2024. Ma questa volta l’intervento del governo potrebbe dare il via a un processo tanto discusso quanto mai realizzato.

Una decisione presa grazie al Dl Sport, che sta iniziando in questi giorni il suo iter legislativo, che però ha fatto alzare la tensione nei confronti della FIGC e che ha messo in allarme UEFA e FIFA che temono un’interferenza del governo nel calcio italiano, cosa vietata dal regolamento delle due federazioni che considerano un cardine indispensabile l’autonomia dello sport dal potere esecutivo.

«Si trattava di una lettera (quella inviata da EUFA e FIFA alla FIGC, ndr) superata ampiamente dagli eventi, a partire dalla riformulazione dell’emendamento, dei quali l’UEFA era stata messa al corrente – ha commentato il presidente del CONI, Andrea Abodi, all’edizione odierna del La Stampa –. A Berlino ho avuto un confronto franco e pacato con il presidente Aleksander Ceferin: mi ha espresso le sue criticità, gli ho spiegato il nostro punto di vista. Si è trattato di un incontro utile. Interferire nel calcio nazionale? Non scherziamo, vogliamo solo dare una risposta di sistema. Ho ripreso in mano i lavori fatti dai governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni: colori politici diversi, indagini approfondite e sempre volte a dare un indirizzo di insieme all’intero movimento. Noi ci inseriamo in questo contesto, ma vogliamo produrre effetti positivi e in tempi brevi. Non c’è più tempo per il “Gattopardo”».

Sul futuro del calcio italiano dopo l’eliminazione da EURO 2024: «Mi sembra che la prima mossa sia stata indire le elezioni per il 4 novembre: per riflessione intendevo ben altro. L’emendamento Mulè? È stato approvato dopo una sua significativa riformulazione che ha, di fatto, messo a tacere gli oppositori: stabilire, nell’autonomia della FIGC, che alla Lega di Serie A siano riconosciuti un peso politico e una rappresentanza superiori all’attuale 12% e ai tre membri all’interno del consiglio federale è affermare un criterio di equità e buonsenso. Se ne parla da tre lustri, discutendo, senza approdo, di un riconoscimento a chi contribuisce al benessere del resto del sistema con 130 milioni di euro all’anno di mutualità, versando allo Stato 1,2 miliardi di tasse, delle quali un terzo tornano allo sport attraverso il finanziamento pubblico».

Sulle elezioni federali: «Il presidente della Federcalcio Gravina ha detto che c’è tempo fino a 60 giorni prima per tirare le somme, ma, come dicevo, al primo Consiglio federale dopo l’eliminazione agli ottavi di finale ad EURO 2024 mi sarei aspettato al centro del campo altre questioni, altri contenuti e anche una diversa modalità di confronto. Se la ripartenza del calcio è questa, non ci siamo…».

L’Europeo in Germania ha visto salire alla ribalta Lamine Yamal della Spagna, che ha compiuto 17 anni il giorno prima della finale contro l’Inghilterra. Un caso quello dell’esterno del Barcellona che in Italia, per le norme attuale, non si potrebbe verificare. Ed ecco che rispunta lo ius soli sportivo: «È un tema che va affrontato, anche se io non ritengo prioritarie le implicazioni agonistiche. Lo sport è inclusione, coesione ed educazione, un percorso positivo alimentato da passione e impegno, che offre anche l’opportunità di scrivere belle storie come quella di Yamal. Troppi stranieri?. Il problema è culturale: per far crescere i giovani nel modo migliore e individuare i talenti sono necessarie competenza, lungimiranza e coraggio da parte di dirigenti e allenatori. Impariamo dai migliori esempi europei e riprendiamo a investire sulla scuola italiana. Noi metteremo a disposizione nuovi strumenti per incentivarla e valorizzarla».

«Quarto mandato come presidente CONI? I mandati hanno un inizio e una fine: vale per tutti. Il CONI è un ente pubblico, le federazioni no e per le federazioni la possibilità esiste, anche se con molti e opportuni vincoli», ha concluso Abodi, che per le norme attuali non potrà ricandidarsi per le elezioni del 25 maggio 2025.