Piazza Affari da record: nel 2025 stimati 27 miliardi in dividendi

Il rendimento dei titoli azionari ad alto rendimento spingono i dividendi verso l’alto.

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Piazza Affari (Image credit: Depositphotos)

Nella sfida tra mercati e banche centrali torna d’attualità l’alto rendimento. La politica monetaria restrittiva inizia a mollare la presa e si avvicina il momento in cui i tassi inizieranno a scendere. Per la BCE e la Banca d’Inghilterra, l’appuntamento è fissato per giugno, mentre la Fed dovrebbe prendere una decisione a settembre o al più tardi dopo le elezioni di novembre.

Come riporta l’edizione odierna de Il Corriere della Sera-Economia, gli investitori si trovano quindi di fronte a un bivio: continuare a puntare sui rendimenti sicuri del debito pubblico oppure gettare il cuore oltre l’ostacolo e posizionarsi sui titoli azionari ad alto rendimento, che iniziano a battere nettamente le cedole dei titoli di Stato. «Non appena il costo del denaro inizierà a scendere, i vantaggi per le azioni saranno doppi: cedole generose e profitti in crescita con ricadute positive sui prezzi di Borsa», afferma un analista di Piazza Affari.

Un assaggio lo abbiamo avuto pochi giorni fa con un primo maxi stacco dividendi in Piazza Affari, ma il bello deve ancora venire, considerando che i bilanci dei grandi pagatori di cedole viaggiano ancora a gonfie vele. Il mercato in parte sconta già questo scenario con tutte le principali Borse mondiali sui massimi storici. Fa eccezione Piazza Affari, che però da almeno due anni spicca per performance: +13,1% da inizio anno dopo il +26% del 2023. E le previsioni indicano come possibile traguardo nel 2025, 27 miliardi di euro per i dividendi.

Nonostante il rally, continuano a essere molti i titoli quotati in Italia che prospettano rendimenti decisamente più alti rispetto alle cedole di prossima distribuzione dei titoli di Stato italiani, a breve, media e lunga scadenza. In alcuni casi, addirittura il doppio rispetto, per esempio, alla recente emissione del Btp Valore, andata letteralmente a ruba tra i piccoli risparmiatori. Questo almeno sulla base delle cedole in distribuzione il prossimo anno, in base alle stime degli analisti e le indicazioni delle società dopo l’approvazione dei risultati del primo trimestre 2024.

L’Economia del Corriere della Sera ha messo in rassegna i principali titoli dell’indice Ftse Mib e stilato una classifica per rendimento, al netto delle tasse, così da rendere più omogeneo il confronto alla luce del differente trattamento fiscale. Delle 40 società che compongono l’indice delle blue chip, quasi la metà può vantare uno yield, ovvero un rapporto tra dividendo per azione e prezzo di Borsa, superiore a quello della cedola del Btp a 10 anni, che corrisponde al 3,4%.

Ma se prendiamo come riferimento il Btp Valore, andato a ruba tra gli investitori retail con poco meno di 20 miliardi di euro di raccolta e attualmente pari al 3,2%, quasi il 50% delle blue chip è più generosa. Si tratta ovviamente di stime, che potrebbero migliorare considerando che i dati macroeconomici recenti indicano come nel secondo semestre non dovrebbe manifestarsi la tanto temuta recessione, riducendo i rischi di una revisione al ribasso dei profitti per l’anno in corso e di conseguenza della cedola.

A mostrare i maggiori livelli di rendimento è sempre la pattuglia dei titoli finanziari, con ben 12 società in classifica. Tra queste spiccano gli istituti di credito, grazie anche al momento d’oro in termini di profitti. Per Banco BPM, sull’onda di risultati di bilancio record, la cedola di prossima distribuzione potrebbe sfiorare l’8% netto. Il titolo, da inizio anno, ha inoltre accumulato un rialzo del 34%, superando anche il benchmark, a conferma che, nonostante il rally, le azioni continuano ad esprimere una grande appetibilità per gli azionisti.

Anche la gestione di Andrea Orcel di Unicredit soddisfa gli azionisti con un dividendo che torna ad essere tra i più alti del listino milanese. Valore a cui andrebbe aggiunto anche l’impatto dei buy-back. Recentemente, la BCE ha approvato un piano di acquisto di azioni proprie da 3,1 miliardi di euro, a completamento del programma avviato l’anno precedente. Tanta generosità ha spinto gli analisti di Jefferies ad alzare il prezzo obiettivo da 41,6 a 42,7 euro, confermando la raccomandazione Buy.

Stellantis, invece, è il principale titolo industriale tra quelli nella classifica dell’alto rendimento. Il vantaggio, a suo favore, rispetto al Btp a 10 anni, supera il 2%. Non abbastanza, però, da spingere verso l’alto anche la performance in Borsa: da gennaio ad oggi perde infatti oltre il 3%. Sul titolo, Bnp Paribas Exane ha da poco ridotto il target del 7%, portandolo a 26 euro, ma confermando la raccomandazione Outperform. Gli analisti hanno abbassato le previsioni di profitto per l’anno in corso e il successivo.

«Gli investitori cercano rassicurazioni in un contesto di sfide tecnologiche – spiegano gli analisti –. Il Capital Markets Day del mese prossimo cercherà di affrontare il tema. Ma Stellantis deve anche far fronte a un debole momentum in Nord America perché il titolo ritrovi spunto».