Serie A vs Premier League 30 anni dopo: dalle superpotenze italiane al dominio inglese nei conti

Nella stagione 1992/93, quando la Premier League vedeva la luce, il campionato italiano era il più bello e il più ricco al mondo: oggi i rapporti di forza si sono decisamente invertiti, a partire dai bilanci.

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ANALISI
Il trofeo della Premier League (Photo by JUSTIN TALLIS/AFP via Getty Images)

Roberto Baggio, Marco Van Basten, Gabriel Omar Batistuta, Roberto Mancini, Dejan Savicevic, Enzo Francescoli. Ma anche Paolo Maldini, Gianluca Vialli, Gianfranco Zola, Georghe Hagi, Zvonimir Boban, Brian Laudrup. Erano questi alcuni dei Campioni con la C maiuscola che ogni domenica calcavano i campi della Serie A nella stagione 1992/93. Una annata in mezzo ad un decennio di dominio italiano, come dimostrato anche in quella stessa stagione, in cui il Milan perse la finale di Champions League contro l’Olympique Marsiglia, ma la Juventus vinse la Coppa UEFA così come il Parma conquistò la Coppa delle Coppe. «Il campionato più bello del mondo»: ce lo dicevamo da soli, ce lo dicevano gli altri. Anche perché in Serie A giocavano gli ultimi tre palloni d’oro, ovvero in ordine cronologico Jean-Pierre Papin, Marco Van Basten e Roberto Baggio.

In altre latitudini, invece, il calcio inglese faticava a riemergere dopo i fasti degli anni ‘70 e ‘80, interrotti dalle grande tragedie (dall’Heysel a Hillsborough) che portarono la UEFA alla decisione di escludere i club d’oltremanica dalle competizioni continentali. Nel 1991/92, primo anno in cui le squadre vennero riammesse alle coppe, l’Arsenal si fermò agli ottavi in Coppa dei Campioni, il Liverpool venne eliminato ai quarti di Coppa UEFA dal Genoa e il Tottenham non andò oltre i quarti in Coppa delle Coppe. Una tendenza replicata anche la stagione seguente, con il Leeds fuori agli ottavi in Champions League, lo Sheffield Wednesday ko ai sedicesimi in Coppa UEFA e il Liverpool eliminato agli ottavi di Coppa delle Coppe.

La nascita della Premier League e il primo storico contratto tv

Nel 1992/93, però, il contesto era cambiato. Le squadre inglesi erano infatti entrate nel primo anno della loro rivoluzione, il primo passo verso l’attuale dominio economico: il 20 febbraio 1992 venne infatti annunciata la nascita della Premier League, abbandonando il precedente sistema e staccandosi di fatto dalla Football Association, la Federcalcio inglese. Le altre date fondamentali sono quelle del 18 maggio 1992, quando vennero messe le firme sul primo storico contratto televisivo con BSkyB (che poi sarebbe diventata Sky) di Rupert Murdoch da 304 milioni di sterline in cinque anni, e infine il 15 agosto 1992, quando il campionato vide definitivamente la luce con le prime partite. In campo c’erano giocatori come Alan Shearer, Eric Cantona, Ryan Giggs, Roy Keane e Paul Ince: sicuramente grandi giocatori, ma lontani dalla qualità espressa dall’allora Serie A.

Un divario che era anche economico. Calcio e Finanza ha infatti rielaborato (attualizzandoli in base all’inflazione) i bilanci di 18 delle 22 squadre dell’allora prima Premier League, mettendoli a confronto con i bilanci delle 18 società della Serie A 1992/93 e il quadro che ne esce è che allora il dominio, anche dal punto di vista dei conti, era dei club italiani. Complessivamente, infatti, la Serie A 1992/93 ha generato circa 1,1 miliardi di euro (attualizzati) in ricavi, rispetto ai 384 milioni della Premier League: tra i club, il Milan aveva ricavi per circa 162,4 milioni di euro di oggi, rispetto ai 94,9 milioni della Juventus e agli 85,1 milioni della Lazio, mentre in Premier League il Tottenham si fermava a quota 52,5 milioni e il Liverpool a quota 50,5 milioni.

Allo stesso modo, guardando ai costi, per gli stipendi il Milan al top in Serie A arrivava a quota 75,7 milioni, mentre tutta la Premier League non andava oltre i 174,2 milioni rispetto ai 491,9 milioni spesi dall’intero campionato italiano. E allo stesso modo, dal punta di vista dei costi per la Serie A erano già maggiori rispetto ai ricavi (1,14 miliardi di costi rispetto a 1,11 miliardi di ricavi), mentre le squadre inglesi si fermavano a 375,6 milioni complessivi. I bilanci tuttavia per entrambe le leghe erano già in rosso: -80 milioni la Serie A, -1,7 milioni la Premier.

Anche a livello patrimoniale tanto quando di indebitamento la Serie A aveva preso il largo: il patrimonio netto più solido (263,7 milioni rispetto ai 99,1 milioni della Premier League) faceva da contraltare anche a debiti lordi maggiori (695 milioni rispetto ai 302 milioni della Premier), così come in termini di posizione finanziaria netta, negativa per 77 milioni per la Serie A e per 22,7 milioni per i club inglesi.

Dal 1992/93 ad oggi: in 30 anni confronto capovolto

La situazione, però, ora si è capovolta. Trent’anni dopo, infatti, è la Premier League a dominare economicamente, mentre la Serie A è costretta inseguire. Basta guardare la crescita nei conti appunto dal 1992/93 al 2022/23: i club inglesi hanno viaggiato ad un ritmo dieci volte superiore a quello delle squadre italiane, con ricavi cresciuti del 2018% rispetto al +219% della Serie A. Ritmi comunque più veloci rispetto ai PIL di entrambi i Paesi, visto che il CAGR (il tasso di crescita annuale) sui ricavi è stato infatti pari al 4% per la Serie A e del 10% per la Premier League: nello stesso periodo il CAGR del PIL dell’Italia è stato pari all’1%, quello della Gran Bretagna pari invece all’3%.

confronto serie a premier league

Una crescita spinta per i club inglesi in particolare dall’aumento dei contratti per i diritti tv: da quel primo storico accordo da 304 milioni di sterline in cinque anni si è arrivati fino agli anni recenti con accordi che per la sola Premier League valgono circa 3,2 miliardi di euro annui, a cui nel 2022/23 si sono aggiunti circa 500 milioni dalle altre competizioni con i club inglesi che hanno incassato 3,7 miliardi dai diritti tv rispetto agli 1,48 miliardi dei club italiani.

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La curiosità, andando ad analizzare le varie voci, è che attualizzando i ricavi da stadio della stagione 1992/93 della Serie A, il valore resta pressoché identico a quelli della stagione 2022/23, anzi addirittura leggermente superiore: 409 milioni di euro nel 1992/93 contro i 401 milioni di euro del 2022/23, nonostante i due club in più visto che 30 anni fa il campionato era a 18 squadre.

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Per entrambe le leghe, però, ancora più rapidamente sono cresciuti i costi: +2609% sugli stipendi e +2227% per i costi complessivi per la Premier, +283% sugli stipendi e +235% sui costi complessivi per i club italiani.

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In compenso, però, la perdita a bilancio delle squadre di Serie A nella stagione 2022/23 è cresciuta in maniera decisamente più contenuta rispetto a quella dei club di Premier League, che nell’ultimo esercizio hanno fatto segnare un -827 milioni rispetto al -441 milioni della Serie A.

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Tra le voci patrimoniali e di indebitamento, la voce che è cresciuta meno in questi 30 anni riguarda il patrimonio netto dei club di Serie A, passato dai 263,7 milioni del 1992/93 ai 455,6 milioni del 2022/23. L’indebitamento lordo è cresciuto di circa 6 volte a 4,6 miliardi, mentre la posizione finanziaria netta è peggiorata passando da -77 a -1,0 miliardi di euro.

Crescita ancora più corposa invece per la Premier League, sotto tutti i punti di vista. Il patrimonio netto è schizzato a 3,3 miliardi di euro (dai 99 milioni del 1992/93), mentre l’indebitamento lordo è cresciuto di quasi 40 volte passando da 302 milioni a 11,7 miliardi di euro. Ma la voce che è più esplosa riguarda la posizione finanziaria netta, peggiorata di quasi 100 volte: dai -22,6 milioni del 1992/93 i club inglesi sono arrivati a -2,1 miliardi di euro nel 2022/23.