«Le comunità di tifosi non possono fare uso del nome né dei simboli distintivi della loro squadra preferita per interagire e attrarre traffico online su piattaforme dedicate. Inoltre, non hanno il diritto di registrare il marchio della squadra per produrre e vendere gadget, abbigliamento e articoli con il logo della stessa». Questa è la decisione del Tribunale di Milano – Sezione impresa, che ha confermato l’esclusività dell’uso del nome e del marchio della Fiorentina, stabilendo regole importanti per i tifosi che vivono intensamente le vicende della loro squadra del cuore.
Come riporta l’edizione odierna de Il Sole 24 Ore, i giudici milanesi hanno evidenziato che i marchi delle squadre sportive, specialmente nel calcio, non possono essere considerati “deboli”, anche se spesso fanno riferimento a città o regioni geografiche. Inoltre, hanno ribadito che i nomi utilizzati nel contesto sportivo, se ben noti, possono essere registrati o usati come marchi solo dall’entità proprietaria o con il suo consenso, come specificato dal codice della proprietà industriale.
Il caso in questione, che ha visto la Fiorentina assistita dagli avvocati Roncaglia, Rossi e Zanon di Spheriens, ha avuto come contrpoarti Zaffiro srl e C&CMedia. Tale procedimento ha dovuto considerare, inoltre, la preesistenza del sito “fiorentina.it” (creato nel 1998 e registrato nel 2001) e dalla lunga collaborazione con la stessa società della Fiorentina, che comprendeva conferenze stampa e accrediti per i giornalisti alle partite.
Tuttavia, le società imputate (con C&C come fornitore di contenuti per il sito di Zaffiro) hanno cercato di difendersi sottolineando la lunga tolleranza mostrata dalla Fiorentina, anche riguardo al marchio “fiorentina.it” registrato nel 2009, visto che la causa è stata avviata solo nel 2020.
La sentenza sostiene che, considerando la notorietà dei marchi della Fiorentina ampiamente riconosciuti in Italia e all’estero grazie ai successi sportivi e al ruolo simbolico della squadra per la città di Firenze, era evidente che la società Zaffiro era a conoscenza dell’esistenza e dell’uso del marchio “Fiorentina”. Quindi, all’origine c’era una «malafede» che invalidava le loro rivendicazioni. Anche i prodotti registrati «estranei alle attività editoriali» suggerivano un intento commerciale e abusivo nel sfruttare il marchio Fiorentina. Di conseguenza, il marchio e il dominio del sito devono essere restituiti all’unico titolare legittimo, la società viola.