Il 30% di Ferrari è detenuto negli Stati Uniti. Il dato – spiega Il Sole 24 Ore – lo svela la stessa Casa di Maranello nei documenti finanziari depositati alla Sec dove si ripercorre l’evoluzione del libro soci della società, aggiornando nuovi equilibri e vecchie pattuizioni tra i soci. Un peso rilevante quello negli USA, che in termini di controvalore corrisponde a qualcosa come 23 miliardi di euro e fa da contraltare allo storico pacchetto detenuto dai due azionisti di riferimento della Casa di Maranello, Exor e Piero Ferrari.
Proprio qui, negli assetti di comando, si registra inoltre un rafforzamento: il doppio piano di buy back messo in pista da Ferrari ha portato il peso dei due azionisti in termini di voti dal 48,8% al 52%, un controllo di diritto a tutti gli effetti in grado di blindare il gigante del lusso da incursioni esterne.
Il patto parasociale che governa tutt’ora Maranello risale allo spin off del 2015 di Ferrari dalla vecchia Fca. In quella occasione Exor e Piero Ferrari blindarono il controllo del gruppo attraverso un patto di consultazione finalizzato ad avere una posizione finanziaria comune nelle assemblee, ma anche un diritto di prelazione a favore di Exor e un diritto di prima offerta di Piero Ferrari volto ad assicurare la stabilità degli assetti.
In quella occasione Exor aveva conferito all’accordo il 23,5% di Ferrari mentre il figlio del fondatore della casa di Maranello il 10%, due pacchetti a cui corrispondono rispettivamente diritti di voto per il 33,4% e il 15,5%. In tutto, dunque, fa il 48,8%. Quello stesso accordo è stato rinnovato alla fine del 2021, eppure rispetto ad allora oggi ci sono due importanti modifiche da registrare.
La prima è l’effettivo controllo dei due soci su Ferrari. Rispetto a quella quota del 23,5% storicamente detenuta nella Rossa, il pacchetto detenuto da Exor nella Casa di Maranello oggi è pari al 24,65% che corrisponde a diritti di voto per il meccanismo del voto multiplo pari al 36,48%. Il pacchetto di Piero Ferrari pesa invece per il 10,48% a fronte di diritti di voto per 15,51%. In tutto dunque, fa il 52% dei diritti di voto di Ferrari, un controllo che garantisce all’asse Exor-Ferrari di blindare il colosso del lusso.
La seconda modifica è l’estensione del patto a un terzo soggetto rappresentato da un Trust. Il figlio del fondatore ha infatti creato a fine anno un family trust, i cui beneficiari sono la figlia Antonella, e i nipoti Enzo Mattioli Ferrari e Piero Galassi Ferrari. Proprio l’ingresso del Trust nelle pattuizioni ha portato qualcuno a ipotizzare in prospettiva un possibile disimpegno della famiglia da Ferrari.
Infine, c’è il flottante di Ferrari, superiore al 50% del capitale. Di questa importante fetta di azioni, il 30% è detenuto negli Stati Uniti. Si tratta di circa 23 miliardi di euro. Un investitore di spicco è rappresentato da Blackrock con il 5,69%, seguito da T. Rowe Price Associates, Inc. con un pacchetto del 4,48%. A conti fatti, dunque, c’è una quota del 10% detenuta stabilmente da investitori americani, a cui si somma un altro 20% che ha residenza Oltreoceano.