Sky, il Tar riduce la multa dell'Antitrust per tre campagne abbonamenti ingannevoli

L’azienda televisiva era stata condannata per la mancata chiarezza sui rimborsi ai propri abbonati.

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(Foto: Sebastian Widmann/Getty Images)

Il Tar del Lazio si è espresso quest’oggi per ridurre la multa inflitta dall’Antitrust a Sky Italia. Si tratta di un accoglimento parziale. In sostanza, dell’originaria multa di 2 milioni di euro complessivi per tre distinte pratiche commerciali, restano ‘attive’ le sanzioni per due contestazioni (per un totale di 1,2 milioni), mentre è stata annullata quella da 800mila euro.

Sanzione che si rifà all’accusa da parte dell’Antitrust a Sky Italia di avere adottato tre pratiche commerciali scorrette nei confronti dei clienti titolari dei pacchetti di abbonamento ‘Sky Calcio’ e ‘Sky Sport’ che nella primavera del 2020 non hanno beneficiato della rimodulazione o del rimborso dei canoni mensili dopo la sospensione delle partite di calcio per l’emergenza da Covid-19.

Il Tar ha ritenuto «evidente l’errore in cui è incorsa l’Autorità nel reputare impossibile la prestazione cui si era obbligato il professionista», anche perché la società televisiva ha consentito ai consumatori «di recedere senza spese (ossia senza applicazione della penale di €11,53 prevista contrattualmente) ovvero di fruire del c.d. sconto coronavirus, ossia di una riduzione del prezzo… in aderenza ai doveri nascenti dalla propria posizione di forza contrattuale». Ecco perché è stata annullata la prima sanzione, in quanto «la condotta risulta in linea con la diligenza professionale esigibile da un operatore come Sky».

Cosa diversa per le altre contestazioni. Se corretto è stato ritenuto l’operato di Sky nel mettere a disposizione del consumatore diversi rimedi per la gestione dei problemi «va al contempo rilevato – scrive il Tar – come la pubblicizzazione di ciò sia avvenuta in maniera non conforme al dettato normativo»;  da ciò la qualificazione dei fatti quale pratica commerciale ingannevole. Stessa cosa per il resto. Secondo i giudici amministrativi, infatti, «oltre a non comunicare in maniera corretta le informazioni commerciali concernenti l’iniziativa, Sky frapponeva ostacoli volti a rendere difficoltoso il conseguimento dello sconto coronavirus»; e «aggressivo risulta essere stato il contegno tenuto nei confronti di quella particolare platea di consumatori che esercitavano il diritto di recesso prima dell’emergenza pandemica».

In sintesi, tirando le somme, secondo il Tar «può affermarsi come, da un lato, Sky si è dimostrata attenta a tutelare in astratto i consumatori con misure in linea con la diligenza professionale richiesta ad un’impresa che opera in un delicato settore come quello televisivo; dall’altro, va osservato come le concrete modalità attuative non hanno garantito in maniera corretta i consumatori: difatti, le modalità di diffusione degli avvisi erano lacunose e pertanto esse non raggiungevano tutti i clienti; inoltre, coloro che pure riuscivano ad avere tempestivamente le informazioni non sempre vedevano poi effettivamente riconosciuti i propri diritti».

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