Cardinale: «Ibrahimovic è la mia voce a Milanello: parla lui per me»

Il patron rossonero: «Lo stadio si farà: vogliamo creare una società per costruirlo e poi aiutare gli altri club italiani a costruire il loro impianto».

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Gerry Cardinale (Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

«Finora sono stati lunghi 18 mesi. Mi sono detto che che non sarei entrato nel mondo del calcio ad armi spianate come fanno di solito gli americani, mi sono preso un anno per studiare e capire meglio il settore. Ho avuto il privilegio nella mia carriera di essere vicino alle migliori proprietà del mondo, negli sport USA ma anche al Liverpool. In questi 18 mesi abbiamo iniziato a mettere a posto i tasselli del puzzle del nostro investimento». Ha esordito così il patron del Milan Gerry Cardinale, intervenuto durante il convegno The Business of Football 2024 organizzato dal Financial Times.

«Tutti vogliono vincere. Il Milan è dove è grazie a Silvio Berlusconi, ma per come lo ha fatto è qualcosa che non si può pià ripetere. George Steinbrenner (storico patron dei New York Yankees) nel baseball è stato come Berlusconi nel calcio, ma non si può più vincere in quel modo. Il punto è vincere con costanza, soprattutto essere competitivi con costanza. Di solito tutta la razionalità nel mondo dello sport viene esclusa, perché tutti vogliono vincere, ma è fondamentale per essere sempre competitivi», ha proseguito.

«Perché abbiamo scelto Zlatan? Tra i benefit di prendere un anno per studiare la situazione c’è stato anche quello di conoscere bene Ibrahimovic. Quando ho conosciuto Zlatan ero molto incuriosito, lui è un grande giocatore di squadra e se si riesce ad inserire il fattore di essere squadre anche nel mondo del business si possono fare cose migliori. Quando vengono comprati i club, ci si affida solitamenti a tanti consulenti, ma chi conosce meglio il Milan e il calcio europeo di Zlatan? Abbiamo una comprovata esperienza di partnership con persone come lui, da Dwayne Johnson a LeBron James passando per Ben Affleck e Matt Demon e in Zlatan vedo le stesse cose».

«In Italia tutti vogliono sapere chi è e dov’è il presidente. Avere Ibrahimovic mi permette di essere a Milano anche dagli Usa, è il mio “sostituto” a Milano. Ha l’autorità di essere la mia voce parlando con staff e giocatori, ha una credibilità che nessun altro avrebbe avuto, ha un modo di parlare ai giocatori che vale come se parlasse la proprietà con loro. Io non voglio andare a parlare nello spogliatoio, va lui per me: i tifosi portano avanti la torcia a livello emozionale, ma io ho un lavoro da svolgere e non posso essere coinvolto emozionalmente allo stesso modo. Io voglio vincere più di ogni altro. C’è sempre qualcuno come Zlatan nelle squadre vincenti, qualcuno che ha l’urgenza di vincere, ma io non avrei la stessa credibilità di chi ha vinto. Ci troviamo bene, abbiamo una visione simile».

«Lo stadio sarà costruito? Sì. Abbiamo fatto più progressi noi in 18 mesi che chiunque altro in Italia, stiamo cercando di creare non solo lo stadio ma un entertainment campus in stile americano. Milano sarebbe il posto perfetto e sarebbe positivo per Milano, l’Italia e la Serie A. Il mio obiettivo è creare una società per costruire lo stadio e poi utilizzarla per aiutare gli altri a club a costruire i loro stadi. Voglio aiutare la Serie A a crescere. Io vorrei vincere ogni anno, sarebbe impossibile, ma è il livello competitivo che crea valore. Se fossero i soliti club a vincere ci sarebbe meno valore. Quando abbiamo vomprato il Milan molti mi hanno chiamato negli USA chiedendomi se ero diventato matto, non si può fare business in Italia. Ma non sono d’accordo, c’è resistenza ovunque. Io amo San Siro, è un privilegio giocare lì, la questione però non è lo stadio ma se possiamo vincere meglio con un nuovo stadio e la risposta categoricamente è sì. Possiamo aggiungere value alla Serie A facendo da esempio».

«Come competere con i fondi sovrani? La risposta è non spendere più di loro, ma competere spendendo meglio. Non bisogna lavorare facendo deficit, ma guardare a cash flow potendo reinvestire quanto si guadagna, noi reinvestiamo tutto. Il punto dello stadio è che ci garantisce più cash flow e ci permettere di competere meglio. La gente pensa che la soluzione sia spendere una marea di soldi ma non è sostenibile, bisogna spendere meglio ed è quello che vogliamo fare».

«Da un punto di vista sportivo non siamo soddisfatti di non essere al primo posto, ma ci arriveremo. Se fai un passo indietro nella valutazione della squadra, considerando che si tratta di una squadra giovane, non stiamo facendo male, c’è ancora da crescere. Siamo però delusi dagli aspetti degli infortuni, non è possibile non poter utilizzare tutti i giocatori per cui abbiamo investito, è un altro degli elementi in cui dobbiamo migliorare».

«Exit strategy? Sono appena arrivato, ma mi chiedete già di andarmene (ride, ndr). La strada migliore è trovare un modo per non uscirne. È l’occasione migliore che ho avuto finora nella mia carriera, ha un impatto che nient’altro ha mai avuto. La strada è quella di far capitalizzare l’investimento per i miei investitori e restare proprietario, ma siamo ancora lontani dall’obiettivo», ha concluso Cardinale.