I private equity e le prospettive per il calcio: l’analisi di Atalanta, Inter, Juventus, Milan e Udinese

Gli interventi dei manager di diversi top club di Serie A durante il convegno “90º minuto: private capitale e calcio” organizzato da Aifi, Fineurop Soditic e Legance.

Spesa netta mercato
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

I fondi di private equity sono diventati ormai da anni i grandi protagonisti del calcio mondiale. La possibilità di raccogliere ingenti quantità di denaro tramite le loro relazioni con grandi investitori, permette di riuscire a soddisfare le grandi esigenze di cui i club calcistici, specialmente quelli di livello altissimo, hanno bisogno.

È questo il quadro presentato nel report “Private Capital e Calcio: mix vincente” redatto da Aifi (associazione italiana Private Equity, Venture Capitale e Private Debt), con la collaborazione di Fineurop Soditic e Legance, presentato nel corso dell’evento “90º minuto: private capitale e calcio” andato in scena nel pomeriggio nella sede di Legance a Milano e a cui hanno presenziato diversi dirigenti delle principali società italiane, dall’AD dell’Inter Alessandro Antonello al CFO del Milan Stefano Cocirio passando per Roberto Spada (presidente del Collegio Sindacale della Juventus), Stefano Campoccia (vicepresidente dell’Udinese) e Luca Bassi (partner di Bain Capital e membro del CdA dell’Atalanta).

Come emerge nel report, presentato durante l’evento introdotto tra gli altri da Filippo Troisi (senior partner di Legance), Anna Gervasoni (direttore generale di Aifi) ed Eugenio Morpurgo (CEO di Fineurop Soditic), il 27% dei club vedono come azionista di maggioranza un operatore di private capital. Il totale è dato dalle 76 società appartenenti ai cinque maggiori campionati europei (Serie A, Premier League, Liga, Bundesliga e Ligue 1). Un totale quindi di 26 club fra Private Equity (12), Club Deal (8) e Fondo Sovrano (6). Degli altri 70, solo cinque sono quotate in Borsa.

Il report evidenzia una disparità tra i club della Bundesliga e quelli della Premier League e Serie A riguardo alla proprietà. Nessun club della Bundesliga è posseduto da un fondo, mentre nella Premier League ben 12 club hanno un azionista di maggioranza riconducibile a le tre tipologie citate. Nella Serie A, 17 club hanno proprietà diverse, con due società controllate da fondi di Private Equity e una da un Club Deal. Attualmente mancano club di proprietà di un fondo sovrano.

Tra i soggetti proprietari dei 26 club, vi sono 20 entità differenti, con gli Stati Uniti in testa con nove rappresentanti, possedendo la maggioranza di 14 club. Seguono l’Arabia Saudita con cinque rappresentanti, la Gran Bretagna con quattro e la Cina con uno.

L’investimento dei fondi nel calcio è iniziato nel 2001 con il Tottenham, con una crescita significativa dal 2016 al 2023, coinvolgendo 18 club, tra cui Milan e Atalanta in Italia. In particolare, la Serie A ha visto 11 nuove proprietà e nove rimaste invariate dal 2013 al 2023, con una crescita delle proprietà estere che ora rappresentano il 35% del totale. Altre quattro società italiane hanno come azionista di maggioranza operatori di private equity, come Triestina, Cesena, Sampdoria e Palermo.

Il report identifica diverse ragioni di questa crescita esponenziale dei soggetti di private equity nel calcio europeo: margini di miglioramento nella produttività, un asset decorrelato, investimenti sia di maggioranza che di minoranza focalizzati sulle infrastrutture per rafforzare il brand e la possibilità di diversificare gli investimenti grazie alla multiproprietà.

Temi di cui hanno discusso anche i dirigenti dei top club presenti. A partire dall’ad dell’Inter Alessandro Antonello, che ha puntato in particolare l’attenzione sui temi della sostenibilità economica, sul ruolo di media company dei club moderni e sull’attenzione ai tifosi, oltre a puntare lo sguardo verso mercati esteri come gli USA in particolare e anche la minaccia, in termini sportivi, rappresentata dalla multiproprietà a livello europeo.

Il CFO del Milan Stefano Cocirio ha sottolineato invece come l’idea che per vincere sia necessario fare perdite sia un retaggio del passato: in questo senso, la direzione è l’autosufficienza dei club, con attenzione al tema della sostenibilità che deriva anche dai nuovi regolamenti in particolare della UEFA, andando sempre alla ricerca dell’equilibrio tra risultati e aspetti economici.

Secondo Roberto Spada, presidente del Collegio Sindacale della Juventus, la necessità per i club in generale è quella di dare particolare attenzione ai processi interni di vigilanza soprattutto per quanto riguarda l’area sportiva e i rapporti con calciatori e agenti, in modo che le società possano fare passi avanti rilevanti. Oltre all’importanza di avere uno stadio di proprietà, che può anche essere una seconda fonte di finanziamento per un club.

Per Luca Bassi, partner di Bain Capital e membro del CdA dell’Atalanta, l’attenzione dei private equity per il calcio è dato dall’ormai definitivo del mondo del calcio nel settore dell’intrattenimento, oltre alle possibilità di sviluppo in termini economici in particolare dei club italiani, considerando la differenza ad esempio tra i diritti tv italiani e inglesi, con un fattore anche di “legacy” di ritorno alle origini per imprenditori di origini italiane.

Infine, per il vicepresidente dell’Udinese Stefano Campoccia il tema in termini di sviluppo sarà in particolare lo scontro tra le leghe e organizzatori di tornei, piuttosto che tra i singoli club, anche alla luce della crescita del numero di partite a livello internazionale: l’obiettivo deve essere quello di proteggere il valore della Serie A e per farlo sarebbe opportuno che tutti, anche il Governo, siano dalla stessa parte.