Benetton-Perez, il patto del Bernabeu: 1,3 miliardi per Abertis

La holding internazionale delle infrastrutture per la mobilità, con i suoi 5,1 miliardi di fatturato, fa capo a Mundys e all’Acs di proprietà del presidente del Real Madrid.

Florentino Perez
Florentino Perez (Foto Alterphotos / Insidefoto)

Florentino Perez, presidente del Real Madrid, è uno dei soci di maggioranza di Albertis con Alessandro Benetton. Il braccio internazionale delle infrastrutture per la mobilità, con i suoi 5,1 miliardi di fatturato, fa capo a Mundys, di cui Benetton è vicepresidente e ne controlla il 57% con Edizione, e all’Acs di Perez.

Come riporta l’edizione odierna de Il Corriere della Sera-Economia, da luglio ad oggi, Albertis ha eseguito tre acquisizioni di concessioni: quattro reti autostradali a Puerto Rico, l’autostrada che collega Houston e la città di Freeport e la Autovia del Camino in Spagna (il cui closing è avvenuto pochi giorni fa). E non ha intenzione di fermarsi, come hanno annunciato nel corso dell’assemblea dei soci che ha dato il via a una nuova fase della holding con una governance rinnovata della società, approvata dai due soci settimana scorsa a Madrid.

Ma nella capitale spagnola è andato in scena anche un tour, offerto da Perez, del nuovo Santiago Bernabeu, che sta vivendo la sua ultima fase di lavori previsti dal progetto di ristrutturazione da 1 miliardo di euro. L’impianto spagnolo è pronto quindi a diventare un polo attrattivo molto importante, non solo per il calcio, ma per tutti i grandi eventi sportivi e non solo che desiderano avere una cornice prestigiosa come lo stadio della squadra più titolata al mondo, NFL compresa.

Tornando ad Albertis, Perez e Benetton hanno messo a punto la seconda fase di sviluppo che poterebbe portare in Australia, dove è in corso di preparazione una gara per l’autostrada a pedaggio East Link a Melbourne. Senza dimenticare, poi, le opportunità negli Stati Uniti, Europa e India. Con l’obiettivo di fondo di anticipare le scadenze delle concessioni in portafoglio, alcune delle quali andranno a rinnovo dal 2030. È un’agenda densa che, grazie al nuovo quadro di governance tra soci, ora Abertis può affrontare con serenità.

A testimonianza del supporto congiunto ad Abertis, l’assemblea ha deliberato un contributo soci pari a 1,3 miliardi di euro equamente ripartito tra i due azionisti, che stanzieranno l’importo entro fine marzo, sotto forma di aumento di capitale. Risorse utili anche per finalizzare le tre acquisizione citate firmate nel 2023. «Sono state effettuate importanti acquisizioni sul mercato – hanno spiegato Benetton e Perez – che confermano la piena volontà di Abertis, del suo management e dei suoi azionisti di consolidare il primato mondiale della società sul fronte delle infrastrutture di trasporto e della mobilità sostenibile. Siamo solo all’inizio: attraverso il nuovo board, composto da autorevoli rappresentanti di Acs e Mundys, oltre che dei suoi partner Edizione e Blackstone, lavoreremo intensamente per aumentare la leadership e la creazione di valore di Abertis».

Il nuovo board del gruppo iberico è composto da 12 membri indicati in modo paritetico dai due azionisti. Sei nominati da Mundys che continuerà a indicare il Ceo, carica coperta dal confermato Francisco José Aljaro Navarro, e il segretario del board (Mario Colombo). Al suo fianco, tutti i manager e i professionisti della squadra del gruppo italiano. Giampiero Massolo e Andrea Mangoni, rispettivamente presidente e Ceo di Mundys, l’amministratore delegato di Edizione, Enrico Laghi, Jonathan Kelly e Claudio Boada Pallerés, membro del consiglio di Abertis e senior advisor di Blackstone, il fondo statunitense che ha supportato la famiglia Benetton nell’Opa e il successivo delisting, diventando socio chiave di Mundys con il 37,8%.

Ad Acs spettano altri sei consiglieri. Tra questi, il presidente di Abertis, il riconfermato Juan Santamaría Cases, e la nomina di José Luis Del Valle Pérez, Ángel García Altozano, Nuria Haltiwanger, Pedro José López Jiménez e Michel Roca Junyent. Al gruppo spagnolo spetta di indicare anche il direttore finanziario, ruolo attribuito a Martin D’Uva.

I soci, grazie al nuovo assetto, hanno provveduto a nominare anche un Casting Vote Coordinatore. È stato scelto il Ceo di Mundys, Andrea Mangoni, che avrà il compito, in caso di stallo nel Consiglio in merito a delle valutazioni di materie non riservate, di risolvere la situazione di stallo e indirizzare la decisione del Consiglio. Cosa che era avvenuta di frequente dal 2018, andando a congelare una buona parte delle operazioni possibili di Albertis con il vecchio statuto che prevedeva un diritto di veto di uno dei soci. Cosa superata grazia all’accordo sigillato nel tour offerto al Santiago Bernabeu.