Abodi: «Aiuti alla Serie A? Ci presentino un piano industriale»

Il ministro per lo Sport ha poi aggiunto: «Si tratta del motore dello sport italiano e nessuno ha l’intenzione di mortificare il massimo campionato di calcio del Paese».

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Andrea Abodi (Giovanni Pasquino / Deepbluemedia / Insidefoto)

Dopo la richiesta a gran voce di interventi del governo a tutela del sistema calcio italiano in seguito alla decisione di eliminare il Decreto Crescita, ecco che arriva la risposta istituzionale con le parole del ministro per lo Sport e per i Giovani, Andrea Abodi.

«Il governo ha una posizione chiara, ha chiesto più volte al sistema calcistico al massimo livello di presentarci un piano industriale organico per capire come poter intervenire a supporto, perché non abbiamo nessuna intenzione e nessun interesse di mortificare il calcio e la Serie A in particolare – ha sentenziato il ministro a margine degli Stati generali dei consulenti del lavoro – . Riteniamo sia anche il motore economico di un sistema su un doppio livello, quello della mutualità di sistema, visto che la Serie A dà 130 milioni all’anno al resto del sistema calcistico e per il grande contributo, più del 50%, al finanziamento pubblico allo sport in via indiretta. Saremmo autolesionisti se noi penalizzassimo il motore».

«Per aiutare il motore dobbiamo avere una rappresentazione completa di ciò che questo sistema vuole fare – ha continuato Abodi -. Non è soltanto la rappresentazione di sistema su cui si sta impegnando la Federazione insieme alle leghe ma anche il piano industriale della Serie A. Su questo piano sono a buon punto, ci sono tanti obiettivi da perseguire insieme, non vorrei entrare nel merito del singolo elemento (sponsorizzazioni da aziende di scommesse, ndr) anche se il tema, non tanto della pubblicità, ma della partecipazione alla catena del valore della raccolta delle scommesse sportive da parte degli organizzatori in senso generale è un tema all’ordine del giorno che vogliamo affrontare».

«Penso che la nostra responsabilità sia quella di analizzare gli impatti delle norme che vogliamo promuovere – conclude il ministro -. La Lega e la Federcalcio ci aiuteranno a capire come poter dare un sostegno che consenta al calcio italiano di essere competitivo, sul presupposto che il calcio sappia dove vuole andare».