Newcastle, causa al Milan per Tonali? Gli esperti: «Va dimostrata la cattiva fede»

I legali hanno fornito il loro parere sulla possibilità che il club inglese si rivalga sui rossoneri dopo la squalifica del centrocampista italiano.

Newcastle causa Milan Tonali
(Foto: Stu Forster/Getty Images)

Il centrocampista Sandro Tonali è stato recentemente squalificato per 10 mesi, dopo essere rimasto coinvolto in un giro di scommesse su piattaforme illegali. Il giocatore ha scommesso anche sul calcio e sulle squadre per le quali è stato tesserato, una attività vietata dal regolamento. Da qui la sanziona e la squalifica, che ha colpito il club proprietario del suo cartellino: il Newcastle.

Di recente, i media britannici hanno suggerito che il club avrebbe potuto fare causa al Milan, da cui ha acquisito Tonali pochi mesi fa. «È davvero difficile per me capire cosa fanno o non sanno gli altri club. Tutto quello che possiamo fare è guardare la nostra indagine interna e il nostro processo interno. È davvero difficile per me rispondere, semplicemente non lo so», ha commentato il direttore sportivo del Newcastle, Dan Ashworth, sulla possibilità che il Milan fosse a conoscenza della situazione.

La rivista Off The Pitch ha interpellato sul tema degli avvocati sportivi, che in generale concordano sul fatto che sembra improbabile che il Newcastle United abbia ragioni legali per portare il Milan in tribunale. Ian Laing e Paolo Lombardi di Lombardi Associates, che sono stati coinvolti come consulenti legali nei trasferimenti di calcio per oltre 20 anni, dicono che bisognerebbe guardare al contratto specifico per essere certi di quali opzioni legali abbia il Newcastle.

Ma per intentare un’azione legale contro il Milan, «…il Newcastle dovrebbe essere in grado di dimostrare che il Milan fosse a conoscenza del coinvolgimento di Tonali in scommesse illegali al momento del trasferimento, a condizione che il contratto di trasferimento obbligasse tale divulgazione». Gli accordi contengono spesso disposizioni che obbligano il club venditore e il giocatore a rivelare informazioni all’acquirente in relazione a qualsiasi circostanza che impedisca a un calciatore di giocare.

«Tali clausole includono, tra l’altro, la storia degli infortuni del giocatore, se il giocatore abbia precedentemente mancato o fallito qualsiasi test antidoping e se ci siano indagini penali o disciplinari pendenti o in corso in relazione al giocatore. Bisogna però avvertire che tali clausole sono precedute da “Per quanto a conoscenza del CLUB A e del GIOCATORE X…”», spiegano Laing e Lombardi.

Tuttavia, se ad esempio il contratto di trasferimento è disciplinato dai Regolamenti FIFA sullo status e sul trasferimento dei giocatori, non vi è alcun obbligo predefinito di divulgare informazioni. Quindi «è probabile che si applicheranno principi generali come il dovere di buona fede e il caveat emptor, presenti in quasi tutti i sistemi giuridici, ma il fattore importante sarà la conoscenza da parte del club che vende di qualsiasi circostanza che impedisca a un calciatore di giocare per il suo nuovo club», spiegano i legali.

Nonostante i club siano particolarmente attenti ai dettagli prima di un acquisto, «senza analizzare le finanze personali di una persona, la dipendenza dal gioco d’azzardo sarà particolarmente facile da nascondere sia agli attuali che ai potenziali datori di lavoro». Ian Laing afferma inoltre che, date le loro dichiarazioni pubbliche di sostegno, è improbabile che il Newcastle cerchi di intraprendere un’azione legale contro il giocatore.

Frederik Bruhn, socio e avvocato dello studio Dahl Advokatpartnerselskab di Copenhagen, si riferisce ad un altro dettaglio da considerare, prima che il Newcastle decida su una potenziale causa contro il Milan. In generale, il venditore deve “avvertire” l’acquirente delle condizioni che non corrispondono alle aspettative. La società venditrice deve quindi fornire informazioni sulla situazione del giocatore, di cui il venditore è a conoscenza e che il venditore deve presumere siano importanti per l’acquirente.

«Tuttavia, bisogna tenere in considerazione che il GDPR (regolamento generale sulla protezione dei dati, ndr) garantisce al giocatore determinati diritti sul trasferimento delle informazioni. Pertanto, prima che il club venditore divulghi le informazioni sul giocatore a un potenziale compratore, il venditore dovrebbe, secondo il GDPR, assicurarsi che esista la base legale per tale divulgazione. E questa è un’area in cui i normali principi del diritto contrattuale non necessariamente vanno d’accordo con il GDPR», afferma Frederik Bruhn.

Bruhn dice che ovviamente è difficile trarre conclusioni senza aver visto lo specifico accordo sul trasferimento tra Milan e Newcastle. Tuttavia, il punto di partenza è che il Milan, in qualità di venditore, è soggetto a un obbligo di leale informazione. Se il club rossonero al momento della cessione fosse stato a conoscenza del coinvolgimento di Tonali in scommesse illegali, si può certamente sostenere che avrebbe dovuto informarne lealmente il Newcastle.