Tg e programmi flop: la Rai affonda e Mediaset la supera negli ascolti

I programmi del servizio pubblico che dovrebbero fare da traino per i telegiornali non stanno riscontrando il successo sperato, cosa che funziona invece sulle reti della televisione di Cologno Monzese.

Mediaset ascolti streaming
(Foto: MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Il nuovo corso della Raiche fino al 2027 rimarrà senza calcio per club – fatica a ingranare e in questo periodo di transizione ne approfitta Mediaset che ribadisce, per un periodo mai così lungo nel passato, la sua leadership nel mercato free della televisione italiana. Come riporta l’edizione odierna de La Repubblica, il canale più visto rimane sì Rai 1, ma Canale 5 ha accorciato, e di molto, le distanze andando a insidiarne il primato, eventualità che in passato non era mai stata presa in considerazione, nonostante i grandi risultati raggiunti dalla rete ammiraglia di Mediaset.

D’altro canto, Italia 1 ha ormai surclassato Rai 2 e, in prima serata, anche Rai 3. Con i telegiornali delle due reti principali che perdono più degli sfidanti privati. A rendere più difficile la risalita, ultimamente, ci sono i programmi, di scarso successo, che anticipano i telegiornali e che dovrebbero trainare gli ascolti verso i notiziari. Funzionano bene su Mediaset, ma sulla Rai non riescono a sfondare, se non alcune eccezioni.

Secondo l’elaborazione dello Studio Frasi su dati Auditel, nelle prime sette settimane della stagione autunnale (dal 10 settembre al 28 ottobre) Mediaset fa meglio della Rai nell’arco dell’intera giornata: 38,45%  con il  35,37% di share, più di 3 punti sopra che, in prospettiva, valgono oro. Oltre 200 mila spettatori hanno abbandonato i canali pubblici, corrispondendo a due punti in meno di share e il 6,8% di audience, contro i 21 mila delle reti berlusconiane.

L’anno scorso, nello stesso periodo, il servizio pubblico guidava la classifica e tutti gli altri inseguivano. Il segnale peggiore arriva dal Prime time, la fascia più appetita dagli sponsor, in grado di influenzare gli incassi pubblicitari presenti e futuri: anche qui il Biscione ha sorpassato la Rai di oltre un punto (pari a quasi 400mila spettatori in ritirata) nonostante le fiction, che restano la salvezza del servizio pubblico.

Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi, analizza così questo trend: «L’editore Rai fa meno audience di Mediaset perché perde di più sia in prima serata che nella media dell’intera giornata. Un risultato che prescinde dalla circostanza che uno ha 13 canali e l’altro 16 (tre, kids, in comproprietà). Semmai, tale divario dimostra che Mediaset ha puntato sullo sviluppo e ha investito, attivando un nuovo canale ogni due anni, mentre il servizio pubblico è rimasto fermo, ha rinunciato a crescere: il suo più recente, Rai 5, è nato nel 2010. E in ogni caso quando si opera un confronto tra media company, per esempio tra Sky e Warner Bros Discovery o La 7, che ha solo due reti, non si sta a contare il numero di canali: c’è chi ha più seguito di pubblico e chi meno».

Prendendo in esami solamente i singoli Tg e i programmi, il trend al ribasso osservato al debutto si è drammaticamente confermato nel mese e mezzo successivo. Tra il 10 settembre al 31 ottobre, il Tg 1 delle 20 resta in testa con il 24,5% di share ma perde più di un punto e mezzo, pari a 415 mila spettatori. Il Tg 3 cala di pochi decimali (lo 0,07) attestandosi al 12,97%. Mentre il Tg2 crolla al 5,54%: colpa di un traino, il famoso “Mercante in fiera” condotto da Pino Insegno, che a dispetto dei vip invitati per invertire il pessimo esordio, non schioda dal 3% (ossia, in termini di audience, il 24,8% in meno e 158mila spettatori persi). Questo scenario ha acceso le ire dei giornalisti, e in particolare, di quelli del Tg 2, che, in un’infuocata assemblea, hanno espresso all’unanimità «severa preoccupazione per i risultati d’ascolto del programma che precede l’edizione delle 20,30, una situazione per noi molto penalizzante».

Stesso discorso per “Avanti popolo”, il talk del martedì guidato da Nunzia De Girolamo su Rai 3. Non solo è partito basso (3,6% nella prima puntata) ma è pure in discesa: l’altro ieri ha fatto il 2,7% di share, ultimo fra tutti i programmi della serata, compreso Pechino Express su Tv8. Un crollo del 40% di audience rispetto a un anno fa.

Il discorso viene replicato anche per Caterina Balivo nel pomeriggio di Rai 1 con “La volta buona” che raggiunge i tre punti di share (e 270 mila spettatori) sotto il programma condotto nella scorsa stagione da Serena Bortone. Così come “Agorà”, il talk mattutino di Rai 3 che fra prima e seconda parte, raggiunge il 5,7%, oltre un punto sotto Monica Giandotti che l’aveva preceduto.

«Il cambiamento voluto dal nuovo corso non funziona – conclude il professor Siliato -. far andar via Fabio Fazio o Bianca Berlinguer senza avere sostituti all’altezza si sta rivelando un boomerang. “Avanti popolo” come ascolti vale quasi la metà di “CartaBianca”. E a farne le spese è soprattutto Rai 3. Stanno facendo una tv più vecchia di quella che c’era prima. Hanno indebolito la presenza di bravi conduttori per premiare gli amici. E il risultato, purtroppo, si vede».