De Siervo: «Pay-tv? Se tutti pagassero potremmo abbassare i prezzi»

L’amministratore delegato della Lega Serie A ha parlato dei diritti tv e del problema della pirateria in Italia, ma anche di stadi e della volontà di crescere all’estero.

Serie A classifica ascolti 2023 2024
I microfoni di DAZN e Sky (Foto: Andrea Staccioli / Insidefoto)

Il campionato di Serie A è «straordinario. Abbiamo una lotta al vertice entusiasmante così come non dimentichiamo la partita di Cagliari che ha vinto 4-3 nel recupero. E’ un campionato che sta crescendo, dove c’è grande competitività. Siamo reduci da 4 anni in cui vincono 4 squadre diverse, cosa che non succede in altri campionati». Così ha parlato Luigi De Siervo, amministratore delegato di Serie A, intervenendo questo pomeriggio a “La politica nel pallone”, storica trasmissione radiofonica della Rai condotta e curata da Emilio Mancuso e giunta alla sua ventunesima stagione.

Sulle polemiche di Mourinho, De Siervo ha risposto: «Lo stimo per quello che fa per la Roma e per il calcio, ma le sue dichiarazioni sono suonate come un alibi. Faccio solo un esempio, il Barcellona ha giocato in Champions il mercoledì e poi il Clasico alle 4 di pomeriggio. Il tema del recupero non poteva essere gestito meglio, una partita importante deve giocarsi nel momento di maggior picco».

L’AD respinge poi le accuse di “calcio povero”: «Non è vero, assolutamente falso. Il nostro è un calcio in grande ripresa in termini di risultati, abbiamo fatto tre finali su tre nella scorsa stagione, siamo in lizza per il quinto posto in Champions e abbiamo una o due squadre che possono disputare il nuovo Mondiale per Club. Questa è la verità».

Per quanto riguarda diritti tv e stadi, secondo De Siervo il mercato sta vivendo attualmente una fase complicata, ma «tutto il mondo sta riconoscendo la grande qualità del calcio italiano. I risultati saranno migliori. Per quanto riguarda gli stadi, è un problema che risale alla notte dei tempi, agli anni ’90 quando abbiamo ristrutturato i nostri impianti in maniera maldestra. Abbiamo l’obbligo assoluto di ricostruirli, per fortuna ci sono proprietà illuminate che hanno messo progetti correnti, c’è l’occasione dell’Europeo del 2032 che ci obbligherà a farli e sono convinto che Abodi saprà vigilare affinché tutto avvenga nei tempi. Resto moderatamente ottimista anche se per tanto tempo abbiamo chiesto l’istituzione di un commissario agli stadi».

Inevitabile un commento sui diritti tv fino al 2029 e per il futuro: «Il numero di abbonati al calcio crescerà nel corso di questi cinque anni, l’accordo di durata medio-lunga serve a stabilizzare il mercato. Il problema principale rimane la pirateria. Siamo il paese con il maggior numero di atti di pirateria, di consumo di calcio illegale, questo ha di fatto nel tempo ridotto il numero di persone che pagano un abbonamento».

«I fatturati non arrivano solo con gli sponsor, e anche gli sponsor crescono in funzione dell’audience. Se il calcio viene saccheggiato da tifosi che pagano 10 euro per vedere il calcio aiutando la malavita organizzata si fanno perdere introiti alla Serie A, non meno di 300 milioni all’anno. Su questo il nostro Paese è stato troppo silente e per fortuna ora siamo riusciti ad approvare una legge all’avanguardia. Il calcio per sopravvivere in Italia e nel mondo ha bisogno della pay-tv, se tutti pagassero in maniera regolare si potrebbero abbassare i prezzi, uno degli obiettivi per i prossimi anni. Io credo che gli abbonati cresceranno», ha aggiunto ancora.

Poi De Siervo torna sulle polemiche di De Laurentiis, sempre in relazione ai diritti tv: «Non l’ho sentito in questa settimana, credo che lui avesse in mente un nuovo modello distributivo che abbiamo valutato per mesi. Una scelta visionaria che io sarei stato ben felice di interpretare, credo che possa essere il futuro ma la maggioranza ha ritenuto più prudente fare scelte diverse. Il progetto di media company della Lega Serie A non si è arrestato, la Lega prosegue nella produzione di contenuti e continuerà a farlo».

Infine, sul ritardo rispetto all’estero: «Quando eravamo in cima al mondo le altre Leghe sono andate all’estero intercettando la voglia di calcio dei Paesi emergenti, noi non siamo stati presenti sui mercati internazionali. Rimontare oggi è molto difficile. Lo abbiamo fatto aprendo due uffici importanti a New York ed Abu Dhabi e puntiamo ad aprire almeno altri tre o quattro uffici, specie a Singapore e a uno a Tokyo perché il Giappone è un mercato maturo che merita attenzione. Per il Sudamerica, invece, pensiamo a Buenos Aires mentre per l’Africa pensiamo al Ghana. Non c’è una decisione già presa, ma questi sono gli obiettivi. Mi auguro che la crescita all’estero non sia inferiore al 20%, in un contesto in cui altri perderanno».

«Legge Melandri? Fosse per noi la aboliremmo perché è l’unica legge al mondo che disciplina il mondo del calcio e ci penalizza. Molto è stato fatto con alcuni rallentamenti, ma onestamente è una legge ormai superata dai tempi. Quella della ripartizione invece è una cosa che si può sicuramente mantenere», ha concluso.