San Siro, il Comune: «Il vincolo limita gli interventi e crea danni economici»

Il Tar della Lombardia dovrà pronunciarsi sui pareri della Soprintendenza archeologica, Belle arti e paesaggio Commissione regionale per il patrimonio culturale della Regione.

San Siro
Stadio San Siro (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Nella giornata di ieri il Comune di Milano ha ufficializzato il ricorso al Tar della Lombardia per la decisione della Sovrintendenza di porre il vincolo sul secondo anello dello stadio Meazza a partire dal 2025. Il vincolo non permette che si svolgano lavori di ristrutturazione, o di demolizione, su quella porzione della struttura ed è di fatto la pietra tombale al progetto del nuovo stadio congiunto di Inter e Milan che prevedeva la costruzione di un impianto di fianco allo stadio attuale, che sarebbe poi stato demolito.

Come riporta l’edizione odierna de Il Corriere della Sera, il ricorso contro la decisione della Sovrintendenza era stato annunciato in Commissione dal sindaco Giuseppe Sala. Nella delibera di ieri ecco l’ufficialità per il procedimento che spera di annullare sia il parere positivo sul vincolo presa da parte della Soprintendenza archeologica, Belle arti e paesaggio, sia di quello della Commissione regionale per il patrimonio culturale della Lombardia. Entrambi i pareri sono relativi alla sussistenza dell’interesse culturale per il secondo anello dello stadio di San Siro, che compirebbe 70 anni nel 2025. In più, da Palazzo Marino spiegano che «il ricorso riguarda anche la dichiarazione della Soprintendenza archivistica e bibliografica per la Lombardia del 27 luglio, che qualifica la tribuna ovest dello stadio come archivio esposto».

L’ente aveva motivato in due punti la necessità del vincolo. Innanzitutto, «la soluzione strutturale di 132 portali costituisce l’ossatura che sostiene le gradinate, le scale, le rampe di accesso, i ripiani e le passerelle di servizio» e, in più, «con la costruzione del secondo anello finalmente, si completa l’immagine di vero e proprio stadio, che non aveva mai posseduto dalle origini».

Alla base della decisione di ricorrere al Tar ci sono anche ragioni economiche, come aveva preannunciato Sala: «È interesse del Comune impugnare i suddetti atti e pareri – si legge nella delibera – in quanto gli stessi limitano notevolmente, ancor prima della formale apposizione del vincolo, le possibilità di interventi edilizi sullo stadio, con conseguenti pesanti ricadute economiche in termini di spese di gestione e di conservazione forzata del bene». In più, gli atti «appaiono illegittimi in quanto il parere della Commissione regionale risulta del tutto privo di motivazione, mentre il parere della Soprintendenza Archeologica si risolve in una mera enunciazione di elementi architettonici, avulsa dal contesto, fortemente modificato dalla costruzione del terzo anello che interferisce con il secondo, vanificando la percezione degli elementi compositivi e ponendosi come elemento identitario dello stadio».

Infine, tutti i parei «compreso quello della Soprintendenza archivistica e bibliografica appaiono affetti da carenza di istruttoria e da eccesso di potere». Per Carlo Monguzzi, capogruppo dei Verdi a Palazzo Marino, il ricorso è «una decisione gravissima: il vincolo salverebbe San Siro dell’abbattimento che causerebbe l’emissione di 210mila tonnellate di Co2 e 150 camion al giorno per 5 anni, un disastro ecologico».