Pogba positivo al doping: cosa rischia il giocatore e i prossimi passi

Le contranalisi svolte dal centrocampista della Juventus nella giornata di giovedì hanno confermato la positività al testosterone già riscontrata nel primo controllo dopo la prima giornata di campionato a Udine.

Pogba intervista Juventus
Paul Pogba (Foto: MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images)

Le controanalisi a cui si è sottoposto Paul Pogba nella giornata di oggi hanno confermato la positività del francese al testosterone, sostanza trovata in un primo controllo alla fine di Udinese-Juventus della prima giornata di Serie A. Un appuntamento a cui Pogba non ha partecipato, assistendo a tutti i 90 minuti della sfida dalla panchina.

Ora il calciatore francese, già sospeso in via cautelativa dal Tribunale Nazionale Antidoping, dovrà affrontare il procedimento davanti allo stesso tribunale con l’accusa di assunzione di sostanza proibita sostenuta dal procuratore Laviani. Il procedimento dovrebbe svolgersi in tempi abbastanza rapidi con l’inizio delle udienze fissato entro la fine dell’anno.

I legali di Pogba hanno ora una settimana di tempo per presentare delle memorie difensive, poi molto probabilmente il francese verrà interrogato: questi sono due passaggi preliminari ma già cruciali per determinare la strategia che il calciatore e i suoi avvocati porteranno avanti durante il processo. La Juventus, da questo punto di vista, si limiterà a seguire la vicenda da spettatore interessato ma esterno.

Cosa rischia Pogba doping – Cosa dice il regolamento

Guardando alle norme antidoping in vigore in Italia, Pogba rischia, in caso di condanna, fino a quattro anni di squalifica, come stabilito dall’articolo 11.2.4 del regolamento. Ma qui entra in scena la linea difensiva del francese, che punta a dimostrare come l’assunzione del prodotto farmaceutico, che sembra essere stato comprato dal giocatore stesso durante la tournée negli Stati Uniti su consiglio di un amico, sia stata del tutto priva di qualsiasi consapevolezza che quello specifico farmaco contenesse una sostanza proibita dalle norme.

Se la difesa dei legali del francese fosse efficace, e quindi dimostrasse che il calciatore ha assunto il farmaco non consapevole di infrangere le norme antidoping, ecco che la pena massima applicabile in questo caso si ridurrebbe a massimo due anni. Ma non è finita qui. Se il calciatore fosse in grado di indicare in maniera “accurata e veritiera” gli elementi alla base della violazione, ecco che la pena potrebbe anche ridursi a un solo anno. Pogba non dovrebbe limitarsi alla sola ammissione di responsabilità, ma servirebbe una collaborazione attiva e la spiegazione di come sono andati i fatti, dei motivi dell’assunzione della sostanza e portando in fase di dibattimento la cosiddetta “prova” del reato, indicandola e mettendola dunque a disposizione.

Cosa rischia Pogba doping – La pena più leggera possibile per il francese

Nel migliore dei casi Pogba potrebbe essere condannato a una squalifica di tre mesi, ma solo se l’atleta sarà in grado «di stabilire che qualsiasi assunzione o uso si sia verificato fuori competizione e non sia correlato alla prestazione sportiva», si legge nelle norme antidoping. Si tratta della pena minore, ma in questo caso Pogba dovrebbe dimostrare la non correlazione tra l’uso del testosterone e la volontà di migliorare le proprie performance. Piuttosto complesso, ma ancora possibile. In quest’ottica, però, ad aggravare sulla posizione del giocatore, paradossalmente, è la stessa richiesta delle controanalisi, poiché da parte dell’imputato c’è la messa in dubbio dell’operato del laboratorio e non certo una collaborazione propedeutica a un eventuale patteggiamento.