Scaroni: «Diritti tv? Chiuderemo a un livello vicino a quello attuale»

«Sono invece preoccupato per i diritti nel mercato nordamericano, perché il Milan ha assolutamente bisogno di essere visto in modo importante negli USA».

Canale di Lega Serie B
I microfoni di DAZN e Sky (Foto: Andrea Staccioli / Insidefoto)

Il presidente del Milan, Paolo Scaroni, è intervenuto questo pomeriggio a “La politica nel pallone”, storica trasmissione radiofonica della Rai condotta e curata da Emilio Mancuso e giunta alla sua ventunesima stagione. Il presidente del club rossonero ha toccato diversi argomenti, dallo stato di salute della squadra ai conti della società nel 2022/23, passando inevitabilmente per il tema stadi e per i diritti tv della Serie A.

«Sul fatto che l’Italia abbia stadi obsoleti e non a livello europeo non c’è dubbio. Siamo così perché siamo un Paese in cui è difficilissimo realizzare opere, abbiamo una quantità di ostacoli incredibile. Che un Commissario risolva tutti i problemi non ne sono proprio sicuro, perché non vorrei che fosse un’azione un po’ velleitaria», ha spiegato Scaroni sul tema dei nuovi stadi e sull’idea di un Commissario ad hoc.

«Commissario sì, ma deve essere sostenuto da un set di Leggi che gli consenta di superare tutti gli ostacoli, altrimenti questo Commissario non potrà dare un reale contributo. In Italia ’90 abbiamo investito per ampliare gli stadi esistenti, ma oggi servono stadi nuovi. Solo con le ristrutturazioni i problemi non si risolvono», ha aggiunto ancora il presidente del Milan.

«La politica ha dei problemi perché non sempre manifesta volontà chiare, ma si scontra con tutta una serie di autorità che interferiscono con questa vicenda. Il nostro progetto è entrato in difficoltà perché la sovrintendenza ha dichiarato che il secondo anello è da preservare e non può essere abbattuto. In tutto questo poi viviamo in un mondo di dittatura delle minoranze: basta che 1.000 persone scendano in piazza e si blocca tutto», ha spiegato Scaroni.

«La politica dovrebbe capire qual è la cosa migliore per i cittadini nel medio-lungo termine. Poi ci sono i club, non tutti hanno i mezzi finanziari per intervenire con investimenti importanti negli stadi. Però c’è una volontà – soprattutto delle proprietà straniere – di investire nel calcio italiano e dobbiamo farlo se vogliamo mantenere una posizione di preminenza nel mondo», è la convinzione del presidente del club rossonero.

Scaroni ha spiegato che «sullo stadio siamo partiti entusiasti per un nuovo San Siro, perché non è possibile ristrutturare un impianto in cui si giocano così tante partite. Ci hanno tarpato le ali in tutti i modi e quindi siamo ricaduti nello schema per cui ogni grande club ha il suo stadio. Noi eravamo pronti a rinunciare a questo concetto di due case diverse, perché San Siro ha un fascino iconico che sarebbe stato bello preservare, ma dopo tanti anni di difficoltà abbiamo abbassato le braccia. Non abbiamo ancora chiuso la porta a San Siro però, perché sta al sindaco capire se si possa rovesciare questa situazione del vincolo. Lo stadio, del resto, non è dei club, ma del Comune di Milano».

In chiusura, una battuta sui diritti tv della Serie A e sulla gara per l’assegnazione del prossimo ciclo: «Sono moderatamente ottimista e convinto che riusciremo a chiudere a un livello non distante, anzi vicino a quello attuale. Sono invece preoccupato per i diritti nel mercato nordamericano, perché il Milan ha assolutamente bisogno di essere visto in modo importante negli USA. Mentre sugli altri diritti internazionali andiamo piuttosto bene».