Rai, i problemi di visione legati anche al cambiamento climatico

Il cambiamento climatico contribuisce anche ad “alterare” la ricezione del segnale Rai. Un problema molto sentito in alcune zone dell’Italia.

Rai nuovo centro produzione Milano
(Foto: Samantha Zucchi/Insidefoto)

Il cambiamento climatico contribuisce anche ad “alterare” la ricezione del segnale Rai. Il problema della impossibile ricezione dei canali è molto sentito in una parte del Veneto, nella provincia di Treviso e da San Donà a Jesolo fino a Portogruaro nonché nei comuni dell’entroterra.

Problema davanti al quale, in risposta al pressing della Lega alla Camera, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha risposto annunciando di aver dato «parere tecnico positivo temporaneo, nelle more del passaggio al DVB-T2, all’attivazione di un impianto operante nel Comune di Jesolo sul canale 30 in deroga al PNAF19». Il che, ha spiegato la settimana scorsa il sottosegretario Maura Bergamotto, «dovrebbe segnare il superamento delle criticità evidenziate».

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Ma la questione è arrivata anche in commissione di vigilanza Rai con due interrogazioni dove appunto è stato spiegato che il clima, anzi il cambiamento climatico, sta dando più di un grattacapo. «Gli effetti del mutamento climatico che hanno accentuato alcune criticità sulla ricezione del segnale da parte degli utenti, hanno determinato l’esigenza da parte di Rai di sottoporre al ministero delle Imprese e del Made in Italy alcune proposte di interventi finalizzati a mitigare le problematiche», è stato spiegato infatti ieri in commissione con una risposta scritta visionata dall’agenzia Dire.

Le difficoltà di ricezione segnalate in Veneto, in cui si lamentano tanto gli anziani quanto gli hotel che non riescono a vedere la Rai, «sono da attribuire a caratteristiche proprie del segnale radioelettrico che, soprattutto nel periodo estivo e durante le prime ore del mattino o al calar del sole, favoriscono fenomeni di anomala propagazione causate dalle variazioni nell’indice di rifrazione dell’atmosfera», è stato spiegato in commissione.

In Veneto succede che «i fenomeni di anomala propagazione favoriscono l’arrivo in loco, anche per sole frazioni di tempo, di segnali di alcuni trasmettitori posti a lunga distanza (Emilia-Romagna), che per deleterio effetto della riduzione delle frequenze disponibili dovuto al rilascio della banda 700 MHz devono condividere l’uso della medesima frequenza».

Rai non si vede? Problemi già con i Mondiali di calcio

Insomma, non c’è “spazio” per tutti. «La compresenza di più segnali non sincronizzabili sulla stessa frequenza, adottata in seguito alle recenti operazioni di refar-ming che hanno visto il passaggio del principale Multiplex Rai in modalità SFN (Single Frequency Network), dà luogo ad un elevato numero di contributi che portano alla distruzione del segnale utile ed è responsabile delle difficoltà di ricezione segnalate».

Rai ha quindi iniziato a discutere con organi ministeriali e Rai Way «alcune soluzioni» per «migliorare la qualità del segnale sul territorio nazionale, nel rispetto degli stringenti vincoli posti dal PNAF e dagli accordi internazionali». Al ministero, ad esempio, è stato segnalato che «laddove fosse stato possibile intervenire in modo efficiente tramite l’inserimento di ulteriori impianti, Rai ha prontamente posto in atto tutte le attività necessarie alla loro realizzazione anche qualora le problematiche non fossero state ascrivibili alla propria architettura di rete. Si pensi all’inserimento dell’impianto di Velo Veronese (Verona) per ‘inseguire’ il puntamento dei sistemi riceventi in banda V UHF degli utenti nel Veneto occidentale».

Nella zona di Treviso, i primi disagi risalgono ai Mondiali di calcio, e si era diffuso il timore che l’assenza di soluzioni fosse dovuta al non voler «interferire con il segnale di regioni vicine». Molto critici anche i gestori degli hotel con la Lega a evidenziare, in questo caso, «un grave danno di immagine» per il turismo.

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