Abodi: «Mancini era al centro dei programmi: l’addio così non è normale»

Le parole del ministro dello sport: «Evidentemente c’erano dei piani. Che una settimana dopo vada tutto all’aria non può essere normale».

Abodi Supercoppa in Arabia
Andrea Abodi (Foto: Marco Rosi/Getty Images)

«Come l’ho saputo? Come voi, con le notifiche sul cellulare. Del resto non è scritto da nessuna parte che il ministro dello sport debba essere informato preventivamente di un simile evento». Sono queste le parole con cui il Ministro per lo sport Andrea Abodi ha commentato, in una intervista a Il Giornale, le dimissioni di Roberto Mancini da ct della nazionale.

«Le dimissioni via pec sono un gesto importante e delicato. Le scelte vanno rispettate, ma vanno contestualizzate, perché sennò tutto è relativo. Non è il mio ruolo dire perché Mancini non è più il ct dell’Italia».

«A un mese da importanti partite per le qualificazioni europee c’è da correre ai ripari e in fretta. Non solo per la Nazionale, ma per tutto il movimento è importante qualificarsi ai prossimi Europei. Il mio rapporto con Mancini? Ottimo e da lunga data, anche per questo mi dispiace il suo abbandono. Ma ripeto, le scelte delicate come queste si rispettano e non si discutono».

«Il tempo dirà se è un bene o un male. Tutto è relativo, dipende dall’esito della storia. Erano stati appena varati dei programmi, Mancini aveva allargato la sua influenza su tutte le nazionali, evidentemente c’erano dei piani. Che una settimana dopo vada tutto all’aria non può essere normale. Ora Conte o Spalletti? Se è una battuta, io rispondo in modo serio: chi può dire adesso qual è la scelta migliore?».